Elezioni amministrative 2017: Intervista a Francesca Pontani, candidata Pd a Monza

Candidata al consiglio comunale di Monza per la lista del sindaco uscente Scanagatti (Pd), Francesca Pontani spiega il suo programma per la città.

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Francesca Pontani si racconta. L’amore per la sua città, Monza. La passione per la politica che nel 2013 l’ha portata a iscriversi al Partito democratico. Il tono rassicurante di un’insegnante e la risolutezza di una donna decisa e pragmatica.

Candidata alle prossime amministrative di Monza nella lista del sindaco uscente Scanagatti (Pd), Francesca Pontani è un architetto, da alcun anni insegnante, che ama molto la sua città. Romana di nascita ma brianzola di adozione, Pontani sta mettendo tutte le sue energie in questa campagna. Territorio, Educazione alla Bellezza e Cultura e Pari opportunità sono i punti nodali del suo programma.

Partiamo dal territorio. Il prolungamento della linea M5 verso nord fino a Monza e lo sviluppo sostenibile sono punti chiave del programma del sindaco Scanagatti, che Lei condivide. Cosa è stato fatto e cosa ancora c’è da fare per la riqualificazione territoriale della città?

Monza ha grandi potenzialità. Una maggiore facilità di collegamento con Milano semplificherebbe i collegamenti per i pendolari, in un contesto dove i mezzi pubblici sono carenti. Permetterebbe inoltre a Monza di trainare l’entroterra della Brianza verso una rinascita economica e culturale. Puntare sul territorio significa infatti lavorare anche con e per la cultura. Territorio, sviluppo sostenibile e culturale sono quindi strettamente interdipendenti. Grazie al lavoro di squadra possono diventare i punti nodali del nuovo quinquennio Scanagatti.

Nell’immaginario collettivo Monza ha rappresentato la capitale del benessere brianzolo. Un territorio che negli anni del boom economico ha offerto migliaia di posti di lavoro e ha rappresentato uno dei cuori pulsanti dell’economia lombarda e italiana. Considerarla luogo di attrazione culturale e turistica non è così automatico. Ci potrebbe aiutare a comprendere questa “nuova vocazione”?

Monza è una città bellissima, con un centro degno di nota che può farla diventare un polo di attrazione turistica. Non solo il Duomo e l’Arengario – antico palazzo medievale che ospita il comune – ma anche la Villa reale e il suo Parco. La giunta ha stanziato in questi anni 55 milioni di euro per il recupero e la promozione della Villa, che dal 2007 è sede della Triennale Design Museum, il primo museo del design italiano.

Lei è un architetto e ha una visione dell’urbanistica della città più precisa e articolata rispetto al politico di professione. Dopo le dismissioni delle fabbriche, le periferie cittadine presentano grandi problemi di carattere socio-economico e ambientale. Come pensa si potrebbe intervenire?

Riqualificando gli spazi urbani e implementando i servizi. Il piano regolatore (PGT) che è stato approvato dalla Giunta prevede nuove costruzioni solo nelle aree dismesse, con due precisi obiettivi: evitare una nuova cementificazione della città e riqualificare la periferia abbandonata.
L’ex Feltifricio Scotti di via Cesare Battisti, ad esempio, ospiterà un polo musicale e un Auditorium, che il comune vorrebbe utilizzare a supporto delle attività istituzionali di Villa Reale. E’ inoltre previsto un percorso ciclo pedonale che taglia l’area da via Cesare Battisti a via Scarlatti, con destinazioni commerciali – negozi e ristoranti – e residenziali.
Un altro esempio è dato dalla realizzazione di un nuovo polo scolastico che ospiterà circa 1200 studenti nell’area dismessa dell’ex Macello comunale. Un investimento complessivo di 20 milioni di euro ottenuti grazie a fondi pubblici.

Mi ha molto colpito l’espressione che ha usato per sintetizzare uno dei punti del suo programma elettorale: “Educazione alla bellezza e alla cultura”. Cosa intende esattamente?

La bellezza del mondo che ci circonda e la cultura sono valori che vanno trasmessi e insegnati, soprattutto oggi. Per farlo, è necessario partire dai giovani e fornire loro delle aree dove poter coltivare l’ arte e mettere a frutto fantasia e competenze. Le faccio un esempio: i boschetti reali, diventati purtroppo tappa anche degli spacciatori, dovrebbero essere riqualificati. Un’idea potrebbe essere quella di rilanciarli chiamando dei giovani designer, che avrebbero un’importante vetrina per farsi conoscere. Al tempo stesso, la freschezza e la originalità delle idee agirebbe da catalizzatore per i giovani monzesi.

A proposito di iniziative culturali a Monza, Lei ha citato “Libera un libro”, giunta lo scorso aprile alla sua terza edizione. In cosa consiste e a chi è rivolta?

“Libera un libro” si può definire un esempio di socialità che nasce da un’idea che Raffaella Martinetti ed io abbiamo avuto nel 2015. Consiste nell’abbandonare un libro in un punto ben visibile della città: una panchina, un bar, uno sportello bancomat. Il libro dev’essere accompagnato da un messaggio, affinché chi lo troverà sappia che quel testo non è stato dimenticato ma volontariamente abbandonato, anzi “liberato”. Una sorta di caccia al tesoro che ha portato molta curiosità e ha appassionato i partecipanti all’iniziativa.

Concludiamo con il tema delle pari opportunità, che molti considerano una sorta di “riserva naturale” dedicata alle donne. Per Lei invece rappresentano il cuore della sua partecipazione politica.

Uno dei motivi per cui ho deciso di scendere in capo con la lista Scanagatti è proprio l’attenzione riservata a noi donne. La proposta del sindaco uscente per la città è concentrata su 4 punti: “La nuova Monza”, “Le nuove professioni”, “I nuovi bisogni”, “Le nuove protagoniste”. Credo sia fondamentale affrontare il tema delle pari opportunità in modo trasversale e coinvolgendo tutti gli Assessorati. Parlo da madre e moglie lavoratrice, oltre che insegnante: è necessario lo sguardo femminile per rispondere alle esigenze delle donne che vivono la città.

Mi conceda una domanda personale. In una società che ancora fa fatica ad accettare completamente la totale emancipazione femminile, la donna impegnata e in carriera non sempre è vista positivamente. I primi ad esserne spaventati sono proprio i mariti e compagni. Cosa pensa suo marito della sua scelta politica?

La ringrazio per la domanda perché mi permette di ringraziare pubblicamente mio marito, che ha sempre sostenuto le mie scelte. Anche in questo caso, il suo appoggio non è venuto meno e per me è importantissimo sapere che sarà al mio fianco nella difficile sfida elettorale.

In tempi di pari opportunità, dietro ogni grande donna c’è un grande uomo.

 

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