Elena Mazzi e i paesaggi olfattivi delle piccole comunità

Un progetto collegato a attività per le scuole che mette in relazione lo sviluppo delle piccole comunità e l'ecologia

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Elena Mazzi
Installation view della mostra di Elena Mazzi. @ PAV - Parco Arte Vivente, Torino. Courtesy PAV.

Il Parco Arte Vivente di Torino presenta Di rame, cera, ferro, glicini e ghiaccio. Elena Mazzi: 10 anni di paesaggi olfattivi, laboratori e conversazioni. La personale è a cura di Marco Scotini. Con questo nuovo appuntamento PAV ribadisce l’attenzione per i giovani artisti italiani, facendo seguito alla collettiva La Natura e la Preda. Sarà visitabile fino al 23 ottobre.


Parco Arte Vivente: relazioni tra suolo e arti visive


Perché Elena Mazzi lavora ai paesaggi olfattivi?

L’artista (Reggio Emilia, 1984) abita a Torino da poco più di un anno. Nei suoi lavori le dimensioni locale e globale si sovrappongono continuamente, sottolineando il ruolo delle piccole comunità nelle grandi questioni dell’attualità, nelle sfide contemporanee. La prima tra le piccole comunità presenti nella mostra è il quartiere del PAV, protagonista di Smellscapes, un lavoro pensato specificamente l’evento torinese. Un progetto centrato sulla dimensione olfattiva e la cultura materiale, botanica e gastronomica territoriale per creare essenze che funzionino come rappresentazioni partecipative del territorio. La produzione di profumi mette a valore materiali organici e non, spesso non convenzionali. Quindi è resa possibile dalla collaborazione di alcune maestranze del territorio.

Smellscapes

Il progetto è un esempio del metodo di lavoro di Elena Mazzi che vuole costruire relazioni tra i territori a rischio e le comunità che li abitano. Le sue opere sollecitano a pensare un nuovo rapporto ecologico tra natura, cultura attraverso soluzioni poetiche e estetiche davvero eterogenee. Nella mostra convivono infatti installazioni, film, opere luminose, create con fibre tessili frutto di materiali riciclati. Sono in esposizione la cera d’api, o raffinati assemblaggi di oggetti, spesso di scarto, trovati nel tessuto cittadino. L’obiettivo è trovare sempre una risposta non convenzionale alle urgenze ecologiche, al collasso delle biodiversità, cercando nuovi immaginari di interconnessione, intersezione e mutua dipendenza. L’orizzonte del lavoro di Mazzi, nei contenuti e nelle metodologie, è sensibilizzare alla sostenibilità ambientale.

Alcune opere di Elena Mazzi

Smaschera l’apparente separazione tra scienza o geopolitica e la nostra vita quotidiana, come nell’installazione Copperialities del 2022. Il lavoro è realizzato nel 2019 nell’ambito di Scientific Visualizations: Impact on Practice alla Libera Università di Bolzano. L’artista si concentra sull’utilizzo del solfato di rame in agricoltura, il cosiddetto verderame, per avvicinarci alla complessa opera degli scienziati del suolo. Nel progetto sull’apicoltura nomade En route to the South del 2015, creato in collaborazione con Rosario Sorbello, invece, gli insetti sono messe in parallelo alle storie di migrazione umana. Nel video The Upcoming Polar Silk Road (2021), accompagnato dall’arazzo Snow Dragon (2019) tratta fenomeni di interesse globale. Come un finto video promozionale, l’opera racconta lo sviluppo della cosiddetta Nuova Via Polare della Seta, ovvero un progetto di infrastrutture e rotte commerciali nell’Artico promosse dalla Cina. Un’operazione che, letteralmente, sfrutta lo scioglimento dei ghiacciai causato dal cambiamento climatico.

Elena Mazzi

Dopo gli studi all’Università di Siena e lo IUAV di Venezia, ha trascorso un periodo di formazione al Royal Institute of Art (Konsthögskolan) di Stoccolma. Le sue opere sono esposte in mostre personali e collettive a: der TANK a Basilea, MADRE a Napoli, ar/ge kunst a Bolzano, Sodertalje Konsthall a Stoccolma, Whitechapel Gallery di Londra, BOZAR a Bruxelles. Poi a Museo del Novecento di Firenze, MAGA di Gallarate, GAMeC a Bergamo, MAMbo a Bologna, AlbumArte a Roma, Sonje Art Center a Seoul. Inoltre, è presente a:Palazzo Fortuny a Venezia, Fondazione Golinelli a Bologna, 16° Quadriennale di Roma, GAM di Torino, 14° Biennale di Istanbul, 17° BJCEM Biennale del Mediterraneo. Le sue opere erano in mostra a: COP17 a Durban, Istituto Italiano di Cultura a New York, Bruxelles, Stoccolma, Johannesburg e Cape Town, Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia.

Residenze artistiche

Ha partecipato a diversi programmi di residenza: i ZK/U a Berlino, Skaftfell Center for the Arts in Islanda, HIAP a Helsinki, Guilmi Art project in Abruzzo. Ha lavorato a Via Farini a Milano, Fundacion Botin in Spagna, Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, Future Farmers A.I.R. a San Francisco, Spinola Banna per l’arte, Botkyrka AIR a Stoccolma. È vincitrice, tra gli altri, di Cantica21 promosso dal Ministero degli Esteri e dal Ministero dei Beni Culturali, della 7° edizione dell’Italian Council promosso da MIC. Ha ricevuto anche il XVII Premio Ermanno Casoli, STEP Beyond, OnBoard, VISIO Young Talent Acquisition prize, Eneganart, borsa Illy per Unidee. Fondazione Sandretto le ha assegnato il riconoscimento Re Rebaudengo e Movin’up il Lerici Foundation.

Attività e laboratori collegati alla mostra

Nel periodo di apertura, su prenotazione, AEF di PAV propongono alle scuole e ai gruppi l’attività laboratoriale La città delle api. Si tratta di una sperimentazione naturalistica in ambito urbano dove la socialità degli insetti impollinatori è proposta come veicolo per giungere alla conoscenza dei meccanismi che regolano le popolazioni in un’ottica ecologica. Nell’ambito della rassegna di Workshop con gli artisti, Elena Mazzi conduce il workshop pubblico dal titolo Smellscapes. Quindi un percorso di esplorazione del territorio in cui è situato il Parco Arte Vivente per lavorare alla produzione di essenze di quartiere. Dopo il 31 maggio e 28 giugno, sarà proposto il 5 ottobre. Iscrizioni a: [email protected].

Immagine da cartella stampa.