Eleanor Roosevelt: il 7 novembre 1962 moriva la «first lady di tutto il mondo»

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Eleanor Roosevelt è deceduta il 7 novembre 1962.

Harry Truman, 33° Presidente degli Stati Uniti, la definì la «first lady di tutto il mondo». Una descrizione perfetta di Eleanor Roosevelt, che in tutta la sua vita si impegnò attivamente per il riconoscimento dei diritti civili, sociali e politici delle donne, e che fu tra le principali collaboratrici alla stesura della Dichiarazione universale dei diritti umani. L’attivista statunitense si spense il 7 novembre 1962 a 78 anni, lasciando una preziosa eredità, quella dell’impegno costante affinché le minoranze e il mondo femminile potessero ottenere una volta per tutte il pieno riconoscimento delle loro prerogative, abbattendo qualsiasi forma di discriminazione.

Nata a New York l’11 ottobre 1884 da Anna Eleanor Hall ed Elliott Roosevelt (fratello di Theodore Roosevelt, 26° Presidente Usa), Anna Eleanor Roosevelt (questo era il suo nome completo) a soli 10 anni perse entrambi i genitori, un tragico evento che l’avrebbe segnata per tutta la vita. Cresciuta dalla nonna materna, dal 1889 al 1902 si trasferì a Londra per proseguire i suoi studi, e qui ebbe come insegnante Marie Souvestre, che ben presto divenne il suo punto di riferimento. La docente francese, infatti, svolgeva il proprio ruolo di educatrice soprattutto per le giovani donne ed era profondamente impegnata nelle battaglie dei movimenti femministi.

Eleanor Roosevelt si è sempre battuta per i diritti delle donne.

Quando rientrò negli Stati Uniti si fidanzò con Franklin Delano Roosevelt, con il quale si unì in matrimonio nel 1905, nonostante la contrarietà della madre del marito. I primi tempi furono difficili per la coppia che dovette fare i conti con le ingerenze della suocera, la quale riteneva che Eleanor non fosse la donna giusta per il figlio. La futura first lady però riuscì con i fatti a dimostrarle che si stava sbagliando: nei primi Anni ’20, quando Roosevelt fu colpito dalla poliomelite, fu proprio la moglie a diventare il suo faro, supportandolo sia fisicamente che moralmente.

Il ruolo decisivo di Eleanor Roosevelt durante la campagna presidenziale

La madre di Franklin Delano Roosevelt più volte provò a convincere il figlio che ormai non era più nelle condizioni di poter portare avanti il suo impegno politico. Eleanor invece si batté affinché il marito continuasse nella sua attività, e fu fondamentale per spingere FDR a non gettare la spugna. Nel frattempo, intorno alla fine degli Anni ’20, l’attivista cominciò a collaborare con la Women’s Trade Union League, un’associazione che si prefiggeva di aiutare le donne ad unirsi in sindacati per dare maggiore vigore alla lotta per il miglioramento delle condizioni di lavoro. Inoltre la Roosevelt fece parte anche della League of Women Voters, un’organizzazione che chiedeva che il mondo femminile avesse maggiore rilevanza all’interno delle istituzioni.

Eleanor Roosevelt fu tra le principali protagoniste della vittoriosa campagna elettorale presidenziale del marito. Infatti fu proprio grazie al suo impegno che riuscì ad ottenere i voti degli afroamericani presenti negli Stati meridionali Usa. Quando nel 1933 Franklin Delano Roosevelt divenne a tutti gli effetti il 32° Presidente americano, la moglie in qualità di first lady appoggiò caldamente il programma del New Deal volto a rilanciare l’economia statunitense causata dalla Grande Depressione del 1929.

Franklin Delano Roosevelt è diventato presidente Usa nel marzo del 1933.

La moglie del nuovo inquilino della Casa Bianca non dimenticò affatto la sua missione per il riconoscimento dei diritti umani e di quelli dei cittadini afroamericani, e non a caso si adoperò affinché nel 1939 si tenesse al Lincoln Memorial il concerto di Marian Anderson, artista di colore alla quale era stata negata l’esibizione alla Constitution Hall. Durante la Seconda guerra mondiale, quando gli Stati Uniti entrarono nel conflitto, la first lady si recò spesso al fronte per fornire il suo appoggio e per stare accanto ai militari americani.

L’impegno della first lady dopo la morte del marito

Il 12 aprile 1945, quando morì l’amato marito, Eleanor Roosevelt decise di lasciare la carriera politica. In realtà fu subito contattata dal nuovo presidente statunitense, Harry Truman, che le disse che l’avrebbe nominata delegata dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Dal 1945 al 1953, l’ex first lady ricoprì la carica di presidente della Commissione per i diritti umani dell’ONU, e soprattutto lavorò attivamente alla stesura della Dichiarazione universale dei diritti umani. Quando presentò l’importante documento, disse: «Questa dichiarazione potrebbe diventare la Magna Carta internazionale per ogni uomo e in ogni luogo».

Eleanor Roosevelt è stata presidente della Commissione per i diritti umani ONU.

Diventata la paladina per eccellenza delle minoranze e del riconoscimento dei diritti delle donne, Eleanor Roosevelt fu definita da Truman «la first lady di tutto il mondo». Un altro Presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, si adoperò affinché l’attivista continuasse a dare il suo prezioso contributo nella Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite, e allo stesso tempo le affidò l’incarico di presidente di una commissione che avrebbe dovuto valutare la condizione del mondo femminile in Usa.

Eleanor Roosevelt: la forza delle donne

Tra le sue ultime battaglie, si ricordano quella del 1950 quando, insieme ad altre grandi personalità internazionali, provò invano a salvare Milada Horáková, condannata alla pena capitale dal regime comunista cecoslovacco. Inoltre si oppose con fermezza al maccartismo, la strategia politica anti-comunista statunitense che Eleanor Roosevelt attaccò affermando che era una pericolosa «ondata di fascismo».

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