Egitto, muore ragazzina di 12 anni per intervento di mutilazione dei genitali

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Cartellone per la campagna nazionale contro la mutilazione genitale femminile in Egitto (2007)

In Egitto, nella provincia di Assiut, è morta una ragazzina di soli dodici anni, a seguito di un intervento di mutilazione genitale . Il pubblico ministero ha ordinato l’arresto immediato del medico che ha eseguito l’intervento e dei genitori della minore che lo hanno permesso.

La mutilazione genitale femminile è una pratica secolare in Egitto, che, pur avendo combattuto contro questa fin dagli anni ’90, l’ha dichiarata illegale solo nel 2008 con una legge approvata dal Parlamento. 

Tuttavia, nonostante la sua illegalità, si tratta di un intervento purtroppo ancora praticato: un sondaggio del governo egiziano attuato nel 2015 ha rivelato che l’87% delle donne egiziane di età compresa tra i 15 e i 49 ha subito questa “circoncisione femminile”.

Il fine ultimo della mutilazione genitale, praticata anche in altri paesi, è il controllo sessuale delle donne: con l’intervento, infatti, vengono rimossi parzialmente gli organi genitali esterni, in modo da eliminare l’”appetito sessuale” femminile, considerato promiscuo e sconveniente.

Questa pratica barbara viene combattuta da anni, ma sono ancora moltissimi i paesi in cui viene considerata culturalmente accettata. Molte donne che subiscono questo intervento rischiano la vita, come la ragazzina egiziana, morta per dissanguamento.

Anche se in Egitto la mutilazione femminile viene considerata illegale, molti giudici, come afferma Reda El-Danbouki, avvocato per i diritti umani, non attribuiscono pene adeguate alla pratica poiché non la ritengono così abominevole; al contrario, sostiene, la maggioranza dei tribunali è indulgente nei confronti dei casi di violenza di genere contro le donne.

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