Egitto, morto un attivista dopo scontri con polizia

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Almeno un manifestante è stato ucciso venerdì in Egitto dopo che migliaia di persone hanno sfidato una repressione della polizia per manifestare contro il governo di Abdel Fattah al-Sisi. Le proteste proseguono da almeno sei giorni.

Le manifestazioni si sono svolte in città, paesi e aree rurali in Egitto dopo la preghiera di mezzogiorno. Il venerdì di rabbia ha coinvolto anche la capitale, Il Cairo, e i governatorati di Giza, Damietta sul delta del Nilo e Luxor nell’Egitto meridionale.


Un videoclip che circola sui social ha mostrato i manifestanti nel quartiere di Helwan che cantavano: “Dillo ad alta voce e non aver paura, al-Sisi deve andarsene“; mentre un altro mostrava i manifestanti che bruciavano pneumatici per bloccare le strade a Giza. In una terza clip, dozzine di manifestanti si sono schierati in un quartiere della città di Damietta prima che la polizia caricasse la folla; in modo da far disperdere le persone in tutte le direzioni.

Egitto nel caos

L’ultima ondata di manifestazioni antigovernative è stata innescata dalla decisione di al-Sisi di demolire quelle che ha definito costruzioni illegali a livello nazionale. Molti dei quartieri colpiti ospitano alcune delle comunità più povere del Paese, molte delle quali hanno già sofferto a causa dell’economia in difficoltà. Le manifestazioni sono ormai frequenti da oltre un anno, accusano il governo di sprecare denaro in sontuosi progetti di costruzione.

Le proteste sono diventate molto rare in Egitto sotto al-Sisi. Il presidente ha vietato manifestazioni non autorizzate dopo aver preso il potere nel 2013, deponendo l’ex presidente Mohamed Morsi.

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