A distanza di 4 mesi, per la precisione dal luglio scorso, dall’ultimo attentato durante il quale anche 23 soldati persero la vita, un nuovo colpo terroristico ha coinvolto l’Egitto. Il paese è soggetto spesso ad episodi tanto atroci. Basti pensare che lo scorso 9 aprile sono stati compiuti attacchi nelle chiese copte ossia cristiane miafisite, nelle città di Tanta e Alessandria d’Egitto, causando la morte di 47 persone.

Stavolta l’attentato in Egitto è stato nella moschea al-Rawda di Bir al-Abed,  nella zona settentrionale del Sinai. Nel corso delle ore il bilancio è salito a più di  235 vittime e di125 feriti.

Stando alle info dell’agenzia di stampa ufficiale egiziana Middle east news agency (Mena), l’esercito intervenuto tempestivamente è riuscito ad uccidere due attentatori e ha persino intercettato diversi rifugi di terroristi nella zona.

Le esplosioni nella moschea sono cominciate nella mattinata del 24 novembre, durante il venerdì di preghiera.

Dopo l’esplosione di bombe artigianali in Egitto gli attentatori hanno cominciato a sparare all’impazzata sui fedeli che cercavano invano di fuggire.

Sulla base delle prime informazioni trapelate, gli ordigni artigianali erano stati posizionati sia all’interno sia all’esterno della casa di culto e gli attentatori dopo aver dato il via allo scoppio Delle bombe non si sono limitati ma hanno infierito sui fedeli con colpi di arma da fuoco ripetuti.

Il presidente egiziano Abd al-Fattāḥ al-Sīsī si è visto costretto a convocare immediatamente una riunione d’urgenza del governo per fare il punto della situazione, dal momento che ormai in Egitto questi atroci episodi stanno diventando il pane quotidiano.

Comunque sia fino a questo momento l’attentato non è stato rivendicato fa nessun gruppo estremista, ma è cosa risaputa che la zona orientale del Sinai è base di un gruppo jihadista direttamente collegato allo Stato islamico.

Direttamente dallo Stato Vaticano, arriva  un telegramma del Papa che si unisce al dolore per le persone morte in seguito agli attacchi terroristici nella moschea di Rawda, nel Nord Sinai. Non potendo fare altro, il Pontefice raccomanda le vittime alla misericordia di Dio e invita alla preghiera per una vita di pace.

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