Effetto Draghi sulle borse, spread sotto i 100 punti

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Lo spread tra i rendimenti dei titoli governativi  decennali italiano e tedesco è sceso sotto i 100 punti base.  Non succedeva dal dicembre del 2015, ma ai mercati sono bastati pochi giorni di “possibile” governo Draghi per aumentare la fiducia nei confronti dell’Italia.  Al momento lo spread registra un valore di 99.4 punti e continua la scia positiva dei mercati ancora positivi all’apertura.

ULTIMA VOLTA NEL 2015

Per ritrovare un differenziale inferiore ai cento punti base bisogna risalire fino a dicembre 2015, nel periodo del governo guidato da Matteo Renzi. Lo stesso che, aprendo la crisi del secondo governo Conte, ha di fatto propiziato la chiamata di Mario Draghi da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Mentre le consultazioni con i partiti vanno avanti, i mercati sembrano aver già puntato sulla formazione di un governo Draghi: non solo lo spread è sceso, ma Piazza Affari sta continuando ad accumulare rialzi.

DEBITO MONSTRE PER L’ITALIA

Per la sostenibilità del debito monstre che pesa sul nostro Paese – 2.586 miliardi di euro a novembre 2020 secondo i dati di Bankitalia – il rendimento dei titoli governativi è fondamentale. Attualmente i Btp italiani rendono ancora una trentina di punti in più rispetto a quelli di altri Paesi “periferici” dell’Europa, come Spagna e Portogallo. A preoccupare è il rapporto debito/Pil, che nel 2021 potrebbe arrivare al 160%. Secondo alcune analisi con Draghi premier lo spread potrebbe scendere a 70 punti base, un risultato impensabile fino al 2018, quando con il governo M5S-Lega si erano toccati i 330 punti, o quando, prima dell’arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi, lo spread era arrivato a 505 punti.