Edoardo Di Mauro: l’arte con funzione etica e didattica

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Edoardo Di Mauro, Presidente del MAU e Direttore dell'Accademia Albertina di Torino - articolo di Loredana Carena

Il Direttore dell’Accademia Albertina di Torino spiega l’organizzazione dell’Accademia nel segno della “continuità nella differenza”

Edoardo Di Mauro, critico d’arte con uno sguardo attento in particolare al linguaggio contemporaneo, docente, curatore di numerose mostre nazionali ed internazionali, Presidente del MAU di Torino, Museo d’Arte Urbana, è da poco meno di un anno il nuovo Direttore dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.

Da quasi un anno sei Direttore dell’Accademia Albertina di Torino, un luogo fondamentale per la formazione dei futuri operatori nel campo artistico – culturale. Hai scelto di seguire una linea organizzativa e progettuale di continuità con la direzione precedente o una strada diversa?

Sono stato nominato Direttore dell’Accademia Albertina dal Ministro dell’Università e della Ricerca il 21 febbraio 2020, dopo essere stato eletto il 30 ottobre 2019.

Io e Laura Valle, la vicedirettrice, abbiamo adottato lo slogan “continuità nella differenza”.

Questo perchè abbiamo lavorato in grande sintonia con il direttore precedente, Salvo Bitonti, uomo di teatro e di cinema, discipline che ha sempre declinato in un’ottica di avanguardia e di sperimentazione. Bitonti è stato, prima docente in Accademia, e poi dal 2013 al 2019 Direttore.

Noi ci siamo posti in sintonia con la sua direzione.

Si è infatti occupato di molti aspetti come il potenziamento dell’offerta didattica e formativa e anche della creazione di una fitta rete di relazioni internazionali attraverso il progetto Erasmus.

Tutto ciò ha portato a un’amplificazione delle possibilità di scambio dell’Accademia con il mondo intero.

Un apporto importante, nel periodo della direzione di Salvo Bitonti, è stato dato dall’operato del compianto Fiorenzo Alfieri, recentemente scomparso (ndr 13 dicembre 2020) improvvisamente.

Alfieri, in qualità di Assessore alla cultura di Torino, ha fatto molto per Torino e per l’Accademia, contribuendo ad importanti lavori di ristrutturazione.

Tra questi, in particolare, quello della Rotonda del Talucchi, spazio splendido per la didattica e come luogo espositivo. E’ stato creato un ipogeo nella parte sotterranea, ricavando così uno spazio di esposizione di grande fascino e suggestione.

Fiorenzo Alfieri, inoltre, appoggiò l’idea di Salvo Bitonti di realizzare il FISAD, il Festival Internazionale delle Scuole d’Arte di Design, di cui ci sono state fatte due edizioni. Una nel 2015 e l’altra nell’autunno del 2019.

Nel 2019 si è aggiunto il Premio Nazionale delle Arti, organizzato dal Ministero, che vede positivamente l’attività dell’Albertina di questi ultimi anni.

Il lavoro di apertura verso l’esterno era già iniziato nel 1992 con la direzione di Carlo Giuliano, che aveva portato all’inaugurazione della Pinacoteca Albertina.

Successivamente con la direzione di Guido Curto, dal 2005 al 2011, l’Accademia si è ulteriormente aperta, soprattutto a livello cittadino.

Molte cose sono state fatte, ma io e Laura Valle stiamo lavorando su settori da riorganizzare. Tra questi il completamento dei lavori di ristrutturazione dell’Accademia, perché alcuni laboratori necessitano ancora di importanti interventi di ristrutturazione.

Inoltre bisogna potenziare l’offerta tecnologica e telematica, settore in cui stiamo lavorando attivamente.

Stiamo quindi ponendo mano su questioni ancora da potenziare, fermo restando che, negli anni precedenti, sono stati fatti già ottimi lavori.

Da poco eletto Direttore dell’Accademia hai dovuto affrontare il problema della riorganizzazione della didattica per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Quali provvedimenti sono stati presi?

Di concerto con la Presidente dell’Accademia, Paola Gribaudo, persona di grande equilibrio e principale editrice di libri d’arte a livello internazionale, abbiamo subito reagito a questa nuova situazione.

Abbiamo infatti organizzato rapidamente una dignitosa didattica a distanza, che stiamo perfezionando progressivamente. Abbiamo riaperto i laboratori, in presenza contingentata, non appena è stato possibile, ovvero da settembre.

I laboratori continuano ad essere aperti e noi siamo l’unica accademia di Belle Arti che ha seguito questa strada.

Abbiamo cercato di non arrenderci al virus, ma di usare tutti gli spazi possibili per dare segnali di vita e di presenza. I laboratori sono stati chiusi solo nel periodo in cui il Piemonte era in zona rossa.

La nostra attività non è solo didattica. Stiamo, infatti, lavorando molto bene con la Pinacoteca Albertina.

La Pinacoteca Albertina è un museo in cui sono conservate opere importanti della storia dell’arte piemontese e non solo.

La Pinacoteca è un museo piccolo, ma ricco di opere importanti come i cartoni di Gaudenzio Ferrari, di cui è stato da poco stampato un libro edito da Skirà.

Nel periodo in cui è stato possibile aprire, abbiamo triplicato gli ingressi.

Negli scorsi anni l’Accademia ha lavorato molto bene con la Pinacoteca, creando una giusta commistione tra storia e presente.

Speriamo ardentemente di riaprire la Pinacoteca al più presto, dove, adesso, è allestita la mostra di Carlo Giuliano. Inoltre abbiamo già in programma altre importanti esposizioni.

Nell’estate 2020 abbiamo organizzato molti momenti di dibattito e di presentazione, usando il cortile all’interno dell’Accademia, dove numerose persone hanno potuto partecipare agli incontri in assoluta sicurezza.

Il MAU, Museo d’Arte Urbana di cui sei Presidente, è un altro tuo importante progetto in fieri. Si tratta di un esempio concreto dove l’arte contemporanea, diventa arte pubblica, incontrandosi con la quotidianità dei residenti nel Borgo Vecchio del quartiere Campidoglio, quartiere storico della Torino operaia di metà Ottocento. Come è nato questo progetto di “museo a cielo aperto”?

Io ho iniziato la mia attività di critico d’arte negli Anni Ottanta. Sono stato promotore di diverse iniziative culturali e ho contribuito alla ripresa di una certa vita notturna a Torino.

Ho curato molte mostre sia a livello nazionale che internazionale sempre in direzione dell’analisi della contemporaneità.

Dal 1994 al 1997 sono stato Condirettore artistico della Galleria d’Arte Moderna di Torino con Rossana Bossaglia e Angelo Bucarelli. Questo è stato un periodo importante per la ripresa della vita culturale e artistica della città.

L’arte pubblica è un ambito diventato importante nella mia attività di critico a partire dagli Anni Novanta.

Poi dal 1995 mi sono gettato sempre più a capofitto nel progetto del MAU, che si è sviluppato nel Borgo Vecchio del quartiere Campidoglio di Torino.

Ho pubblicato da poco, insieme alla giovane diplomata all’Accademia, Paola Russo, il libro “Una dimensione etica. Storia e presente dell’arte pubblica”, edito da Prinp Editoria d’Arte.

In una fase storica di globalizzazione anche culturale, la dimensione pubblica dell’arte fa riscoprire alla stessa la sua vocazione didattica e la sua dimensione etica.
Naturalmente per arte pubblica si intende quella che ha iniziato a diffondersi dalla fine dell’Ottocento in una nuova stagione della storia dell’umanità.

In epoche precedenti alla Rivoluzione Francese l’arte è sempre stata pubblica, ma espressione del ceto dominante, non era un’arte partecipata. Tra fine Otto e inizio Novecento gli artisti stessi hanno voluto entrare nella dimensione sociale e politica, quindi l’arte pubblica ha assunto un rilievo diverso rispetto al passato.

L’intento dell’arte pubblica è quello di portare il linguaggio del contemporaneo in spazi che non sono quelli delle gallerie e dei musei.

Però, affinché un progetto di arte pubblica abbia successo, è importante che il progetto sia condiviso e partecipato con i cittadini, i residenti e le associazioni commerciali.

L’arte deve essere calata dolcemente nelle realtà urbane, altrimenti viene vissuta come qualcosa di imposto. Se è calata dolcemente il cittadino si appassiona all’arte stessa.

L’intervento pubblico negli spazi urbani rende le città più gradevoli. In particolare quando gli interventi sono concentrati in una determinata area urbana, come nel caso del Borgo Vecchio del quartiere Campidoglio. Si determina anche un fenomeno di attenzione di territori un tempo trascurati.

Il MAU ha un afflusso internazionale e si scopre anche che quella zona ha attività commerciali caratteristiche.

L’arte pubblica è quindi una scommessa importante.

In quale periodo è nata l’idea del MAU?

Io conoscevo già discretamente il Borgo Campidoglio, perché, abitando a Madonna di Campagna, frequentavo il Quinto Liceo Scientifico.

Nel 1995, quando ero Condirettore della GAM, fui invitato con altri operatori, tra cui la Facoltà di Architettura, l’Accademia Albertina e alcuni artisti, come Giacomo Soffiantino e, successivamente, Antonio Carena, dal comitato di riqualificazione urbana di inserire anche l’arte contemporanea nei percorsi di riqualificazione.

Il quartiere Campidoglio è un quartiere storico della Torino operaia di metà Ottocento. Contrariamente ad altre aree di Torino, non è stato rimaneggiato radicalmente dal piano regolatore del 1959 e dai suoi effetti successivi.

Il quartiere iniziava un po’ a degradarsi e nel 1991 sorse un comitato di quartiere per la riqualificazione urbana, formato da diversi professionisti.

L’obiettivo era quello di operare un’attenta riqualificazione sia nel recupero sia nel restauro degli immobili abitativi. A ciò si aggiungeva la necessità di rinsaldare il senso di coesione tra gli abitanti, difendendo le tradizionali attività artigianali di quartiere.

Negli Anni Novanta viene detto che, in seguito ad un sondaggio, alcuni proprietari di immobili sarebbero stati disponibili ad ospitare opere sui muri delle loro abitazioni. Questo a patto che il soggetto fosse condiviso e le spese fossero a carico di chi realizzava l’opera.

Un dato che rende il MAU, un progetto unico di didattica sull’arte contemporanea, è che ci sia un’alta concentrazione di opere in una precisa porzione di spazio urbano e che queste siano state realizzate al 90% su pareti di edifici privati e non pubblici.

Nei primi 5 anni di fase sperimentale sono state eseguite 28 opere. Dal 2000 inizia una nuova fase del MAU, diventando una libera associazione e distaccando la sua attività da quella del comitato di quartiere.

Inizia così l’implementazione del progetto con fondi piuttosto scarsi, circa 30 mila euro annui, che siamo però riusciti ad ottimizzare.

Dal 2001 in avanti c’è stata un allargamento della notorietà del museo e della sua vocazione ad essere un museo aperto a 360 gradi. Infatti abbiamo attivato una serie di collaborazioni con le attività di commercio e dell’artigianato di quartiere.

É nata anche la Galleria Campidoglio in via Nicola Fabrizi, che ospita 35 opere sotto teca.
Si è implementato il lavoro didattico con le scuole, con le istituzioni come il Polo del Novecento, il Museo Diffuso della Resistenza, l’Accademia Albertina, ecc…

Si è portato avanti anche un lavoro importante sui diritti civili. Infatti, dal 2012, ogni anno organizziamo in Borgo Campidoglio un percorso adatto ai portatori di diverse disabilità. Negli ultimi anni la nostra attenzione si è concentrata sugli ipovedenti.

Nel 2014 siamo riusciti ad aprire in via Rocciamelone la Galleria d’Arte Urbana, al coperto, che gestiamo con Daniele d’Antonio, che è il direttore artistico della galleria ed è colui che ha progettato l’intervento di arte urbana “La cabina dell’Arte Diffusa” di piazza Peyron.

L’attività del MAU è quindi molto intensa.

A che punto è la trattativa tra il MAU e il Comune di Torino?

Fra 2011 e 2016 la trattativa MAU – Comune si è quasi arenata e ci è stato azzerato il contributo comunale, che si aggirava intorno ai 20 mila euro annui. Nonostante ciò ci siamo ripresi grazie al sostegno della Regione Piemonte, delle Fondazioni Bancarie, ad una raccolta fondi e a sponsor privati.

Con l’attuale amministrazione arriveremo finalmente all’accordo con il Comune di Torino, che attendiamo dal 2005.

Promuoveremo anche il comitato “Amici del Museo d’Arte Urbana”, formato dai proprietari degli immobili, che ospitano le opere e che desiderano che vengano tutelate.

Speriamo che ciò avvenga nei prossimi mesi.

Abbiamo avuto sempre un rapporto molto intenso con la realtà del territorio e questo è stato sancito all’inizio del 2020 con il progetto “Fucina Campidoglio” che raccoglie molte delle attività commerciali, culturali e artistiche del quartiere. Una sorta di pacchetto di mischia per contare di più a livello cittadino e pubblico.

Edoardo Di Mauro, critico d’arte, e Rivoli, la città del Castello, Museo d’Arte Contemporanea. Come è nato questo rapporto artistico?

Abitando nella zona nord di Torino, Rivoli è sempre stato un luogo dove mi sono trovato a passare spesso. Inoltre andavo molto sovente alle inaugurazioni delle mostre organizzate al Castello.

Ho sempre lavorato molto fuori Torino, soprattutto nel nord Italia. A Rivoli, però, non riuscivo mai a fare qualcosa di importante. Poi , improvvisamente, dal 2017 sono iniziate una serie di attività e di presentazioni alla Casa del Conte Verde (ndr in via Fratelli Piol, 8) tra cui le personali di Gianni Gianasso e di Luigi Pau.

Successivamente abbiamo allestito due importanti edizioni delle Biennali d’Arte del Piemonte, una manifestazione nata su idea di Riccardo Ghirardini nel 2002 con la prima edizione sperimentale.
La Biennale d’Arte del Piemonte (BAM), partita ufficialmente nel 2004, è nata per analizzare aspetti della creatività contemporanea torinese e piemontese in una logica di promozione internazionale della qualità della medesima.

Gli eventi, patrocinati dalla Regione Piemonte, hanno sempre presentato una forma di pluralismo di analisi.

Inoltre sono state organizzate sette edizioni della BAM on tour, che hanno riscosso un grande successo.

A Rivoli abbiamo trovato una buona accoglienza e la Casa del Conte Verde è un contenitore significativo.

Qui abbiamo presentato due edizioni della BAM: una nel 2018, “Anni ‘90: il decennio delle illusioni”, e l’altra nel 2020, “Anni zero. Il decennio liquido”.

Un rapporto, quindi, con la città di Rivoli che proseguirà sotto il segno dell’arte.

E per concludere … un tuo sogno nel cassetto.

Un’aspirazione che avevo e a cui, finalmente, si è dato corpo è la parificazione delle Accademie italiane alle Università.

Un discorso di portata nazionale molto importante, che si sta realizzando grazie al Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi.

MAU, Torino, opera di Mr Fijodor
MAU, Torino, opera di Mr Fijodor
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