EDMUND HUSSERL, IL PADRE DELLA FENOMENOLOGIA

Edmund Husserl nacque l’8 aprile 1859 a Prossnitz; oggi ricordiamo uno tra i filosofi più importanti del pensiero contemporaneo

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Edmund Husserl

EDMUND HUSSERL, UN PO’ DI BIOGRAFIA

Edmund Husserl nacque l’8 aprile 1859 a Prossnitz, in Moravia. Conseguì la maturità nel 1876 ad Olomouc e iniziò gli studi in matematica, in fisica e in filosofia presso l’Università di Lipsia; qualche anno più tardi ottenne il Dottorato in Matematica. Dopo il Dottorato, Husserl, nel corso del 1884, seguì le lezioni di psicologia e filosofia di Brentano. Questi influenzò positivamente il giovane pensatore che decise, da quel 1884, di dedicare la sua vita interamente alla filosofia. Husserl fu professore di filosofia prima all’Università di Gottinga e poi in quella di Friburgo. Il filosofo morì nel 1938 e fino all’ultimo respiro fu un estensore instancabile di progetti, note, abbozzi e commenti: queste pagine, che sono migliaia e migliaia, sono ancora oggi il patrimonio degli Archivi Husserl presso l’Università di Lovanio.

LE “RICERCHE LOGICHE”, L’INIZIO DELLA CRITICA ALLO PSICOLOGISMO

Edmund Husserl ha segnato il proprio itinerario filosofico con la necessità di prendere posizione rispetto allo “psicologismo”: una tendenza che riconduceva ogni prodotto della ragione e ogni pretesa di validità alla struttura del cervello umano. Husserl mosse i primi passi in questo percorso filosofico con il volume primo delle Ricerche Logiche, Ricerche Logiche I, prolegomeni alla logica pura, pubblicato nel 1900. In quest’opera il filosofo ha contrapposto una logica pura al tentativo di ricondurre le nozioni della logica a operazioni psichiche effettuate su contenuti empiricamente dati. Il filosofo non si accontentava, al pari degli empiristi, dei dati, delle opinioni date e non chiarite, ma voleva sempre indagare ciò che stava prima di ogni punto di vista. Attraverso la “logica pura” dunque Husserl ha cercato di restituire una visione evidente dell’essenza dei modi di conoscenza che entrano in gioco in tutte le operazioni conoscitive.

DALLE RICERCHE LOGICHE ALLA FENOMENOLOGIA

Nelle Ricerche Logiche, Husserl però si rese presto conto che un ruolo fondamentale nel conoscere l’essenza dei modi di conoscenza spettava alla coscienza, oggetto principe della psicologia. Dunque il filosofo, a tal proposito, ha contrapposto la psicologia descrittiva ad una scarna psicologia empirica. La psicologia descrittiva veniva chiamata da Husserl anche “fenomenologia pura”, unica in grado di occuparsi doverosamente della coscienza. Se nelle Ricerche Logiche Husserl ha presentato l’indagine sull’essenza dei modi di conoscenza, solo nelle opere L’idea della fenomenologia e La filosofia come scienza rigorosa ha raggiunto una caratterizzazione precisa sulla conoscenza. Se nell’opera del 1891 la differenza è tra una psicologia empirica e psicologia descrittiva, in queste due ultime opere si palesa una distinzione tra psicologia e fenomenologia. La psicologia ha una pecca: non riesce a cogliere l’essenza della coscienza e non focalizza il comportamento della coscienza nella conoscenza.

DALLA PSICOLOGIA DESCRITTIVA AL METODO FENOMENOLOGICO

Per Husserl la fenomenologia è il metodo della filosofia; solo attraverso il metodo fenomenologico è possibile abbracciare la totalità e complessità di tutti i problemi filosofici. Husserl dunque abbandona la psicologia descrittiva per dedicarsi esclusivamente alla fenomenologia. Questa non è scienza dei fatti ma scienza di essenze; il metodo fenomenologico è l’unico in grado di affrontare la totalità e la complessità dei problemi filosofici. Per Husserl è indispensabile che chiunque voglia imbattersi nel mare tempestoso della conoscenza debba imparare a divenire fenomenologo. Ma come si diventa fenomenologi? Lo si diventa attraverso un radicale mutamento di atteggiamento conoscitivo. Per raggiungere il piano della conoscenza è necessario abbandonare l’atteggiamento naturale. Fondamentale dunque è abbandonare l’attenzione sul reale esistente già dato; dobbiamo lasciare la conoscenza naturale/spontanea che resta ancorata all’esperienza.

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COME DI DIVENTA FENOMENOLOGI? CE LO SPIEGA EDMUND HUSSERL  

Come si diventa fenomenologi? Come si abbandona l’atteggiamento naturale? La “trasformazione fenomenologica” posta in essere da Husserl avviene attraverso la “riduzione eidetica” e l’ ”epoché fenomenologica”. La riduzione eidetica che significa intuizione d’essenza ci permette di abbandonare l’attenzione sul reale esistente e di concentrarci solo sull’essenza, quindi su ciò che è essere proprio di una cosa o di un individuo, il suo quid. Questa riduzione inoltre ci permette di passare dal fenomeno psicologico empirico all’essenza pura e di escludere tutto ciò che in un essere è accidentale. Con l’ ”eidos” cogliamo le cose nella sua essenza, nella sua purezza; ecco perché la fenomenologia è pura ed è una scienza delle essenze perché intuisce la cosa pura, ne intuisce l’essenza. La fenomenologia dunque sostituisce alla considerazione dei fatti o delle cose naturali l’intuizione delle essenze.

EPOCHÈ FENOMENOLOGICA

Altro elemento cardine del metodo fenomenologico è l’epoché. Se l’epoché degli antichi scettici era la sospensione del giudizio, per Husserl l’epoché fenomenologica è la sospensione dell’affermazione di realtà implicita in tutti gli atteggiamenti e le scienze naturali. Con l’epoché si sospende il giudizio di esistenza del mondo per mettere il mondo fuori circuito e per evidenziare il modo in cui le cose appaiono al soggetto. Il filosofo spiega l’epochè così: «noi mettiamo fuori azione la tesi generale che appartiene all’essenza dell’atteggiamento naturale, mettiamo in parentesi tutto quanto essa abbraccia sotto l’aspetto ontico: dunque l’intero mondo naturale che è costantemente qui per noi, alla mano e che continuerà a permanere come realtà per la coscienza anche se noi lo mettiamo tra parentesi. Facendo questo, io non nego questo mondo, come fossi un sofista, non metto in dubbio la sua esistenza come fossi uno scettico, ma esercito l’epoché fenomenologica che mi vieta di considerare come esistente il mondo che mi sta dinanzi».

L’INTENZIONALITÁ, LA LEGGE FONDAMENTALE DELLA COSCIENZA

Le parti del metodo presentate da Husserl permettono dunque alla fenomenologia di accedere alla vita di coscienza; la fenomenologia esercita la filosofia come analisi della coscienza nella sua intenzionalità. Giungiamo ad un altro elemento cruciale della filosofia husserliana: l’intenzionalità della coscienza. La coscienza non è un’assimilazione di cose, non è una scatola in cui si inseriscono cose. La coscienza trascende se stessa e si mette in relazione con l’oggetto. Husserl è chiarissimo: la coscienza è sempre coscienza di qualche cosa e l’analisi della coscienza è studio dei modi in cui qualcosa viene dato alla coscienza (come percepito, ricordato, simboleggiato, amato, voluto).

L’IMPORTANZA DI HUSSERL NELLA FILOSOFIA

Husserl è tra i più grandi filosofi della contemporaneità, la sua filosofia ha avuto una risonanza straordinaria. Anche Sartre nella prima parte della sua vita filosofica ha mosso i passi nella direzione fenomenologica e ha concordato con Husserl soprattutto sulla concezione di coscienza. Ecco cosa ha detto Sartre in un articolo del 1939: «ma per Husserl e gli altri fenomenologi, la coscienza che noi prendiamo delle cose non si limita alla conoscenza di esse. La conoscenza pura non è che una delle possibili forme della mia coscienza di questo albero; io posso inoltre amarlo, temerlo, odiarlo…così, a un tratto, le famose reazioni soggettive, odio, amore, timore, simpatia che galleggiavano nella maleodorante salamoia dello spirito, se ne distaccano: esse non sono che modi di scoprire il mondo».

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