Economia globale nel 21° secolo: dove si sta dirigendo?

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Economia globale

La guerra Russia-Ucraina solleva diversi interrogativi su dove si sta dirigendo l’economia globale nel 21° secolo. Dobbiamo ora considerare le conseguenze economiche e finanziarie di questo sviluppo storico. Innanzitutto con un’osservazione geopolitica chiave. Questa è una grande escalation della ‘seconda guerra fredda’. In cui quattro potenze revisioniste – Cina, Russia, Iran e Corea del Nord – stanno sfidando il lungo dominio globale degli Stati Uniti. Nonchè l’ordine internazionale guidato dall’Occidente. Che si è creato dopo la seconda guerra mondiale. In tale contesto, siamo entrati in una depressione geopolitica. Che avrà enormi conseguenze economiche e finanziarie ben oltre l’Ucraina.

Economia globale nel 21° secolo: dove si sta dirigendo?

Mentre la nuova rivalità della guerra fredda tra gli Stati Uniti e la Cina continua a intensificarsi, anche Taiwan diventerà sempre più un potenziale punto critico. Mettendo l’Occidente contro l’emergente alleanza delle potenze revisioniste. In termini economici, invece, stiamo assistendo a una recessione stagflazionistica globale. Un profondo shock stagflazionistico è uno scenario da incubo anche per le banche centrali. Ma la fine della globalizzazione secondo Lagarde, non è un quadro preoccupante. La quale ha evidenziato tre passaggi fondamentali per un nuovo processo che riflette l’importanza di una autonomia strategica. L’efficienza alla sicurezza, la dipendenza alla diversificazione, la globalizzazione alla regionalizzazione. Lagarde sostiene che la regionalizzazione crea un’opportunità per una più profonda condivisione del rischio regionale, sia attraverso il commercio che l’integrazione finanziaria. Ciò può in una certa misura sostituire una minore condivisione del rischio a livello globale. Facilita il finanziamento comune delle priorità strategiche e gli investimenti nelle transizioni. Contribuendo a generare economie di scala”.

Il report sulla regionalizzazione

Un recente report della società Oxford Economics, che riguarda proprio la regionalizzazione, la identificata come una priorità per la maggior parte delle aziende. Infatti, quasi il 90% degli intervistati afferma di voler intraprendere strategie di regionalizzazione nei prossimi tre anni. Mentre il 100% degli operatori health-care e di ingegneria, costruzioni e infrastrutture definisce tale approccio come rilevante per il proprio settore.

Il reshoring

De-globalizzazione, decoupling, reshoring. Termini che tentano di delineare l’evoluzione dello scenario economico mondiale alla luce delle ultime crisi. Da quella pandemica a quella in Ucraina. E dove gli equilibri sono destinati a cambiare. Il reshoring è l’opposto dell’offshoring. Ed è un fenomeno economico che consiste nel rientro a casa delle aziende che in precedenza avevano delocalizzato in Paesi asiatici come Cina o Vietnam. O in Paesi dell’Est Europa come Romania o Serbia. La realtà difatti, si sta delineando con chiarezza. La produzione diventa meno importante per l’economia mondiale. L’automazione consente di ridurre la necessità di manodopera negli stabilimenti. Tra l’altro le oscillazioni del costo del petrolio, la lentezza dei trasporti via nave incompatibile con la velocità del mercato, il continuo bisogno di ricambio e, il fatto che anche in Asia e in Europa dell’Est, i salari hanno preso a salire e con essi il costo della manodopera, a fronte di una scarsa competenza, ha fatto emergere, l’esigenza di un ripensamento delle strategie di reshoring. E anziché produrre tutto in giganteschi stabilimenti dispersi in Estremo Oriente molte aziende che in precedenza avevano delocalizzato, tornano a produrre a ‘casa propria’. E per molti analisti, questa è la risposta alle crisi attuali.


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