Ecolocalizzazione strumento di vita naturale e unico

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Ecolocalizzazione

L’ecolocalizzazione o più semplicemente Ecolocazione risulta ad oggi uno strumento di vita essenziale in natura sia animale che umana. Ma cosa significa Ecolocalizzazione?

Il significato di Ecolocalizzazione

E’ la capacità di sentire lo spazio che ci circonda usando l’eco di ritorno che si viene a creare con l’ultrasuoni. Pensiamo di essere all’interno di un fluido completamente al buio e di emettere degli ultrasuoni verso una direzione, se a un certo punto troviamo una parete, un ostacolo, l’ultrasuono rimbalza e ritorna indietro facendoci capire che ci dovremmo spostare per non sbatterci contro. Possiamo trovare in natura molte specie di animali che utilizzano questo “strumento” che usano per orientarsi, difendersi o per cacciare.


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I cetacei e i pipistrelli

Riprendendo l’esempio fatto prima, l’oceano è l’ambiente in natura dove viene costantemente utilizzato l’ecolocalizzazione dai cetacei tra cui balene, delfini, capodogli, megattera (dalla famiglia delle balenottere). Tra i cetacei quello che viene più studiato dai ricercatori è il delfino. Si può dunque descrivere come avviene l’ecolocalizzazione da parte di esso. Nella parte superiore della testa si trova un organo composto da un denso osso concavo e da una sacca aerea. In questa parte della testa è presente anche un deposito adiposo (melone).

I loro ultrasuoni

Gli ultrasuoni prodotti sono amplificati tali da arrivare al melone e inviati all’esterno, in modo che le onde sonore possano correre nell’acqua producendo una risposta diversa in base alle differenze di densità incontrate. I delfini ricevono l’onda sonora di ritorno che correndo lungo la loro tipica mandibola lunga e stretta, come se fosse un’antenna ricevitrice, raggiunge l’orecchio medio e quindi quello interno, di modo che tramite il nervo acustico il segnale giunga al cervello. In questo modo riesce a capire cosa ha di fronte, riesce a definire se si tratta di un calamaro o di un altro pesce e addirittura riesce a percepire una pallina di un diametro di 2 cm.

Una specie di radar

Per quanto riguarda i pipistrelli, anche loro utilizzano l’ecolocalizzazione principalmente per nutrirsi perché come ben sappiamo di giorno dormono e di notte cacciano. I pipistrelli producono ultrasuoni che partono dal naso o dalla bocca aperta per poi ricevere gli eco di ritorno negli ampi padiglioni auricolari. Gli ultrasuoni che emettono sono ad una frequenza tale che l’orecchio umano non riesce a sentire.

Le frequenze

Si tratta infatti di frequenze che oscillano tra i 14.000 e i 160.000 HZ mentre noi riusciamo a sentire suoni che vanno dai 20 ai 20.000 HZ. Le prede che rendono più difficile la caccia per i pipistrelli sono le falene, o almeno non tutte. Alcune di esse sono riuscite a trovare un meccanismo di difesa tale da evitare la loro cattura. I pipistrelli per nutrirsi riescono ad individuare con precisione oggetti piccoli fino a 0,17 millimetri. Gli insetti, purtroppo per loro, sono sempre in movimento e non è semplice riuscire a riempirsi lo stomaco ma alla fine mangiano la metà del loro peso in insetti, ogni notte.

L’ecolocalizzazione anche per l’uomo

E’ difficile pensare che l’uomo riesca ad emettere ultrasuoni per ricevere gli eco di ritorno, ma quando ci viene a mancare uno dei quattro sensi nel nostro cervello parte un meccanismo tale che un suono ci può far capire che ostacoli troviamo nel nostro cammino. Basta pensare ad una persona non vedente che usa il bastone per farsi strada. La parte del cervello che viene maggiormente utilizzata appunto dai non vedenti è quella che elabora le informazioni visive. Ricercatori dichiarano che pertanto in un futuro potremmo magari anche noi utilizzare l’ecolocalizzazione anche se abbiamo l’uso della vista.

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