E’ morto Luciano De Crescenzo, simbolo della cultura partenopea

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“LA VITA POTREBBE ESSERE DIVISA IN TRE FASI: RIVOLUZIONE, RIFLESSIONE E TELEVISIONE. SI COMINCIA CON IL VOLER CAMBIARE IL MONDO E SI FINICE COL CAMBIARE I CANALI”

Si è spento nella giornata di ieri poco dopo le 16:00 Luciano De Crescenzo alla veneranda età di novant’anni. Le esequie si celebreranno oggi 19 luglio a Roma, dove è stata allestita la camera ardente al Campidoglio. Proseguiranno, inoltre, domani sabato 20 luglio, alle ore 10:30 a Napoli, nel complesso monumentale di Santa Chiara, cuore pulsante del centro storico della città, luogo dove risiede la più vivida napoletanità, protagonista indiscussa della filosofia di Luciano De Crescenzo.

L’uomo produttivo, il milanese, preferisce la doccia: consuma meno acqua, meno tempo e si lava meglio. Il napoletano invece, se si decide, preferisce il bagno: s’intallea come si dice a Napoli, cioè si attarda e tiene tutto il tempo che vuole per pensare.

PENSIERO E INFLUENZE

Luciano De Crescenzo, indiscusso simbolo della cultura partenopea, si è distinto come “ingegnere filosofo”, attore, regista, conduttore televisivo e scrittore divulgativo italiano, un artista eclettico, fortemente legato al concetto di napoletanità, che traspare in ogni suo libro, intervista o film. Luciano De Crescenzo ha reso il suo campanilismo un abile strumento per arrivare al popolo e diffondere con un’immancabile ironia socratica il suo pensiero filosofico. Egli si definiva come un ateo cristiano, ma soprattutto un epicureo. L’epicureismo, infatti, ha permeato completamente la cultura partenopea sin dai tempi più antichi, basti pensare alla villa di Ercolano di Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, che racchiude innumerevoli papiri epicurei o alla scuola epicurea di Posillipo. Luciano De Crescenzo, da buon epicureo, non aveva paura della morte, in quanto essa è una condizione che non si incontra davvero, perché quando ci siamo noi, la morte non c’è e quando arriva non ci siamo più noi. L’ingegnere filosofo ha dichiarato in più interviste di aver paura di perdere i propri cari, ma soprattutto del dolore fisico, dal momento che è il dolore a far paura e la paura non fa ragionare. Luciano De Crescenzo ha presentato più volte la sua concezione edonistica della vita, sottolineando la sua propensione verso la ricerca del piacere e della felicità,ma non nel senso prosaico del termine, quanto piuttosto il raggiungimento dell’atarassia, intesa come assenza di turbamento.

“il fine della vita e’ il piacere, ma non come il piacere dei dissoluti o dei gaudenti, come credono alcuni ignoranti che non ci vogliono capire, bensì il non soffrire, per quanto riguarda il corpo, e il non turbarsi per quanto riguarda l’anima.”

Un altro leitmotiv del pensiero di Luciano De Crescenzo è il concetto di tempo. “Il tempo non esiste”, “Il tempo è un’emozione” sono piccoli spunti, che possiamo cogliere guardando un suo celebre film “32 dicembre”. Egli invitava a considerare il tempo senza badare alla quantità dei giorni, ma alla pienezza qualitativa di ogni attimo. Luciano De Crescenzo concepiva il tempo come una grandezza bidimensionale, che poteva essere vissuta il lunghezza, in modo monotono e ripetitivo, oppure il larghezza, correndo dei rischi, ma vivendo appieno. Infine aggiunge “Molti uomini studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla”

Luciano De Crescenzo è stato un grande divulgatore, più volte criticato e accusato di aver svilito il pensiero di molti grandi filosofi del passato, a causa dell’ironica leggerezza delle sue manifestazioni. Ma la leggerezza non è superficialità o ignoranza e De Crescenzo ha sfruttato il mezzo televisivo per entrare nelle case di tutti gli italiani e diffondere la filosofia, rendendo il sapere alla mercé di tutti e non solo di una piccola e ristretta elitè di persone. Il suo approccio seguiva perfettamente i dettami del pensiero socratico attraverso l’espediente del dubbio e dell’ironia. Il dubbio con il precetto “So di non sapere” e l’ironia come maieutica, l’arte di partorire idee.

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