È morto Alberto Sed, sopravvissuto all’orrore di Auschwitz

La notizia della morte di Alberto Sed lascia un vuoto nella comunità ebraica di Roma. Ci ha lasciato un uomo che dopo tanto silenzio sull'orrore vissuto, è riuscito a trasformare il suo racconto ai giovani in una rivincita sul male vissuto.

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È scomparso ieri all’età di 91 anni Alberto Sed, sopravvissuto al campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau. Reduce dell’olocausto italiano e attivo testimone della Shoah italiana, quando aveva solo 14 anni ha iniziato a vivere la sua orribile esperienza. Per 50 anni della sua vita non è riuscito a parlare di quanto accaduto a lui e alla sua famiglia. Si trattava di ricordi indelebili nella sua memoria e troppo crudi e difficili da condividere anche con chi gli era più vicino.

Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma di cui Alberto Sed era membro, definisce la sua scomparsa un immenso dolore per la Comunità, soprattutto oggi quando ancora si riaffaccia l’odio antisemita. E dice “Con il sorriso ha saputo raccontare l’inferno e renderci persone migliori. Dio ne benedica la memoria”.

Alberto Sed, quando aveva 15 anni, fu catturato a Roma con sua madre e le sue sorelle. Da lì venne portato per un breve periodo a Fossoli, poi fu condotto a Birkenau, dove gli venne tatuato il numero A-5491. All’arrivo a Birkenau, il 23 maggio 1944, la madre e la sorella minore morirono, uccise nelle camere a gas.

In un’intervista rilasciata un po’ di tempo fa a Vatican News dice di non aver capito subito cosa stesse accadendo e cosa lo aspettasse. Poi dei francesi gli spiegarono che avrebbe dovuto fare quello che dicevano i capi senza mai opporsi. Mai avrebbe dovuto guardarli negli occhi altrimenti l’avrebbero presa come una sfida. Mai avrebbe dovuto mettersi in condizioni di farsi picchiare altrimenti lo avrebbero ridotto in condizioni tali da non poter più lavorare. La conseguenza sarebbe stata quella di finire in un forno crematorio, dove avevano già perso la vita sua madre e sua sorella.

Quando era nel campo venne a sapere anche di un’altra sorella sbranata dai cani sotto gli occhi dei nazisti, mentre un’altra ancora, nonostante fosse stata vittima dei loro crudeli esperimenti era, come lui, riuscita a sopravvivere.

Ma il suo racconto ha assunto tratti ancor più disumani quando ha parlato del lavoro che gli avevano assegnato.

Nel lager sopportò tanto dolore per le mansioni terribili cui era addetto, come alloggiare i bambini che arrivavano al campo sui carretti che li avrebbero condotti nei forni crematori.

Il suo compito consisteva nel togliere i bambini, che non sapevano camminare, alle madri per portarli nel carrettino. E i nazisti si divertivano a ucciderli, colpendoli come bersagli del tiro a piattello. Chiedevano a loro trasportatori di lanciare bambini di pochi mesi in aria mentre da carnefici sferravano il colpo di pistola.

Ricordi indelebili, atroci, radicati nella sua mente e nel suo cuore, tanto da indurlo a non riuscire a prendere sua figlia in braccio quando è nata.

Per anni non è riuscito ad entrare in una piscina per il ricordo di un prete soffocato in una sorta di piscina (una vasca) di un campo di concentramento solo perché aveva indossato il suo abito nel vano tentativo di celebrare una messa.

Per tanti anni ha conservato il terribile ricordo di quegli anni senza mai riuscire a raccontare a nessuno quanta crudeltà avesse vissuto, neanche a sua moglie e ai suoi figli.

Dopo anni si è finalmente lasciato convincere a raccontare la sua storia per metterla a disposizione del mondo intero. È così che è nato il libro “Sono stato un numero. Alberto Sed racconta” edito nel 2009 dalla casa editrice La Giuntina. Alberto Sed per la prima volta è riuscito a condividere la sua esperienza, affidando i suoi ricordi al giornalista Roberto Riccardi, autore del libro.

Ha raccontato di sé anche nei tanti incontri con studenti, detenuti, giovani e gente comune, affermando che proprio la possibilità di parlare agli altri del suo male è stata una rivincita su Auschwitz.

Il suo è un racconto che non lascia indifferenti e serve da monito per tutti i lettori nonché spettatori di queste storie così penetranti che hanno l’unico scopo di lasciare emergere il vero senso della vita.

infine, non può farsi a meno di notare come la notizia della scomparsa di Alberto Sed, che inevitabilmente riporta alla mente l’atrocità del periodo nazista, arrivi poche ore dopo la proclamazione dello stato di emergenza nazismo a Dresda.

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