E’ morta la filosofa ungherese Agnes Heller

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Gli intellettuali di tutta Europa piangono Agnes Heller, anno 1929, filosofa ed intellettuale di notevole levatura e fama internazionale, tra le voci più critiche ed influenti del secolo scorso e anche di questo, in attività fino a ieri, quando si è spenta all’età di 90 anni dopo una nuotata nel lago Balaton nel paese di Balatonalmadi, bacino idrico dell’Ungheria occidentale, da cui non ha fatto più ritorno. Probabilmente deceduta per un arresto cardiaco è stata rinvenuta dalla polizia contattata dagli amici che attendevano preoccupati la donna in riva al lago. Una disgrazia assolutamente non annunciata perché la Heller versava in ottime condizioni di salute, la mente sveglia e brillante della donna ha continuato a speculare ed essere attiva in ambito accademico e civile fino al terribile evento.

Agnes Heller

Biografia

Massimo esponente della Scuola di Budapest e seguace della corrente filosofica marxista facente parte del cosiddetto dissenso dei paesi dell’est europeo, la Heller è stata un’accanita studiosa politica impegnata nella denuncia alle vessazioni ed alle malversazioni antiumanitarie e nell’affermazione etico filosofica dei diritti civili universali, in particolar modo ha militato personalmente ed intellettualmente con i difensori civili del proprio Paese e di tutte quelle genti ed etnie perseguitate dalla politica comunista e sovietica di matrice fanatica. Figlia della colta borghesia ebraica nasce a Budapest il 12 maggio 1929.

Gyorgy Lukacs

Il suo pensiero è stato a lungo visionato e molto criticato e discusso soprattutto nell’Occidente degli anni Settanta e Ottanta specificatamente in riferimento ai movimenti sociopolitici di quegli anni in Europa ed in Italia in particolare e in quanto esponente di quella concezione del mondo e dell’esistenza che si sviluppa sulle teorie dei bisogni radicali intesi come terreno di scontro tra soggettività e potere nonché della rivoluzione della vita quotidiana. La Heller, come altri esponenti della Scuola di Budapest, raggiungono nel pensiero del connazionale Gyorgy Lukacs la propria espressione filosofica considerata quale critica del sapere feticistico fondato sull’idolatria dei fatti e dei dati riconoscendo nelle opere del tedesco Karl Korsch un’importante rivoluzione teoretico pratica della concezione spirituale del mondo. Le imprese filosofiche della Heller trovano terreno fertile nel sincretismo tra le teorie pratiche, economiche e politiche del marxismo meno ortodosso con quelle spirituali e sintetiche dell’Hegel maturo con attenzione a un’applicazioni di queste filosofie nella realtà sociale su tematiche delicate quali la famiglia, l’etica e la sessualità. In questo senso si può affermare come lo scopo filosofico e di ricerca della Heller sia estremamente dinamico e variegato, in grado di scartare i rischi di trovarsi stretto nella morsa della scelta tra la realtà aulica e spesso cementata in se stessa della speculazione pura e di un pensiero tipicamente sociale che non considera gli elementi filosofici che possono elevarlo e rinnovarlo.

Karl Korsch

Questa versatilità capace di unificare branche umanistiche diverse in modo così equilibrato ed omogeneo è sinonimo di una grande apertura mentale e di un intelletto estremamente elastico e indipendente, non viziato da ogni sorta di vizi o preconcetti. Mettendo in relazione filosofia e temi femminili l’assunzione della filosofa a una delle prime paladine del femminismo non si lascia attendere. Perseguitata dal regime di Horthy, sopravvissuta all’Olocausto e alla detenzione ad Auschwitz Birkenau da cui di tutti i componenti della famiglia si salvarono solo lei e la madre, poi perseguitata sotto il comunismo ed estromessa dall’università e diffamata dal regime sovranista di Victor Orban e dai regimi comunisti filosovietici precedenti che si sono macchiati di aberrazioni civili, politiche ed ideologiche, da sempre persegue la lotta contro ogni sorta di tirannia e totalitarismo sia esso di stampo fascista o comunista.

“Io ormai non ho piú paura per me, se non sono riusciti a eliminarmi nella fabbrica della morte nazista né a farmi tacere sotto l’impero sovietico, non ci riusciranno neanche i sovranisti. Ma ho paura per il mondo, per adulti e giovani di oggi e di domani. Ho paura per le nuove generazioni, perché i sovranisti, come Orbán da noi, Kaczynski in Polonia, o i loro alleati in Italia e Francia, sono adesso alleati insieme per conquistare l’Europa ed estirparne i valori democratici e l’abitudine a decenni di pace. Ma il loro successo si basa su nazionalismi feroci e aggressivi, che domani potrebbero facilmente divenire contrapposti. E allora un rischio di guerre in Europa, per la prima volta dalla fine delle guerre balcaniche iniziate da Milosevic, potrebbe divenire concreto, reale, minaccioso”

Così si esprime la Heller, preoccupata, in un’intervista con Andrea Tarquini de La Repubblica, sui nazionalismi che stanno animando e minacciando i cuori e le coscienze dell’Europa in questi anni. La sua è un’accusa al potere oltre che a una messa in guardia ai popoli i quali non si devono lasciare influenzare dai desideri sovranisti di alcuni politici o partiti che infiammano il mondo.

Victor Orban

Per non lasciarsi trasportare dalle parole attrattive degli imperialisti è necessario che le coscienze non rimangano nella minorità e si uniscano intellettualmente e umanamente affinché tribolazioni, deportazioni, ingiustizie e massacri non insanguinino di violenza, cinismo e contraddizioni Paesi e popoli come successe col nazismo, il fascismo o come accadde con la Primavera di Praga, l’intervento sovietico in Cecoslovacchia del gennaio del 1968 in seguito al quale la Heller venne minacciata e licenziata dall’Accademia delle Scienze in quanto negazionista della realtà socialista in contrasto alla supremazia sovietica. Proprio affermando la forza dello spirito, della diversità e dell’accoglienza, siano questi termini immersi nel pragmatismo o siano calati nel campo della filosofia e del pensiero, la Heller cerca di risolvere le difficoltà politiche e di potere attraverso la filosofia del colloquio tra realtà ed esigenze non solo sociali ma anche personali e intime dove il dialogo tra la soggettività umana e quella pubblica e oggettiva non è mai assente ma anzi diviene più efficacie sia per l’un aspetto che per la sua controparte. La cultura, l’arte e la religione sono le vie da seguire per la libertà e la liberazione. Come spiega, con un accenno di speranza, la filosofa in una conferenza fatta in Italia e riportata su Morale e Rivoluzione:

“Mi ha sempre colpito l’enfasi di Engels sul Cristianesimo e il Rinascimento come le più grandi rivoluzioni dell’umanità […] Le tre città stato: Gerusalemme, Atene, Firenze simboleggiano per me le fonti della nostra cultura e al tempo stesso l’unione di creatività e ricettività. Questo in Italia fu il mio primo viaggio in occidente […] Nelle vie, nelle chiese, nelle case, nei palazzi di Firenze ho incontrato un sogno, o meglio, ho incontrato il mio sogno di un mondo adeguato all’uomo. Una volta che i confini dell’occidente si erano di nuovo richiusi per me, volevo semplicemente tornare in questo mondo, anche se solo con la fantasia, col pensiero”

Nel 1977 lascia l’Ungheria con il marito e con il filosofo Ferenc Fehér e gli amici Gyorgy e Maria Marcus per approdare in Australia dove insegnerà sociologia presso La Trobe University di Melbourne. In quegli stessi anni lavora e insegna in Canada ed in Nord America per rientrare nel suo Paese natale solo anni dopo, periodo che la vede virare dalla corrente marxista a idee più di stampo liberale pur continuando a rimanere saldamente ancorata alle teorie sui bisogni radicali.