Due Soldi di Carità: intervista a Pietro Femia

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due soldi di carità

L’opera dello scrittore Pietro Femia de Due Soldi di Carità nasce agli inizi del 2000, quando l’autore coglie l’idea di un libro, dalla propria terra di Calabria. Lo stile argomentativo, trasparente dell’autore riesce a far immergere il lettore nelle dinamiche di un viaggio, che lo stesso Femia intraprende durante la scrittura dell’opera. La bellezza espositiva e nitida dell’autore accompagna il lettore all’interno del genere narrativo. Il tempo diviene soggetto costante del libro, parallelo alla storia reale dei sentimenti di chi scrive. Di fatto, il personaggio del libro rappresenta un po’ ognuno di noi, attraverso la crescita, il percorso interiore, il legame alle tradizioni e l’attaccamento alle radici, alla famiglia.

Due Soldi di Carità: chi é Pietro Femia?

Pietro Femia nasce a Marina di Gioiosa Ionica (Reggio Calabria), nel febbraio del 1948. La famiglia è numerosa e Pietro risulta il terzogenito di sette figli, di cui quattro maschi e tre femmine. Gli anni del secondo conflitto mondiale portano povertà, con difficoltà di sostentamento. Pietro cresce in un’abitazione senza corrente elettrica, con il pavimento d’argilla, che durante le piogge l’acqua entra nel casolare. L’abitazione ed il terreno appartengono ad un barone, col quale la famiglia divide i ricavi della terra. L’acqua potabile dista dalla casa circa tre chilometri, con la possibilità di utilizzo per sole tre volte alla settimana.

Quando scoppia la guerra, il padre parte per il servizio militare, per la durata di sette anni. All’età di quattro anni, Pietro aiuta la famiglia nel lavoro della raccolta di olive, frutta, lumache e capperi. In seguito, Pietro svolge lavori più pesanti durante la crescita. Pietro frequenta i primi studi fino al secondo anno di liceo agrario. All’età di quindici anni, Pietro raggiunge Torino, dove svolge lavori stradali, edili, pulizie industriali alla FIAT Mirafiori e vendite di elettrodomestici.

Pietro ottiene l’assunzione dalle acciaierie FIAT, in cui rimane per diciotto anni. Nel corso degli anni, Femia svolge anche altre professioni, tra cui l’agente assicurativo e la comparsa televisiva, per la RAI. Femia partecipa alla fiction Garibaldi il generale, con Franco Nero e I promessi sposi, del trio Marchesini – Solenghi – Lopez.

Due Soldi di Carità: il pensiero artistico dello scrittore

L’autore del libro crea l’opera narrativa per diverse motivazioni, come la passione per i testi di avventure e le storie commoventi. L’ispirazione del libro giunge dal padre, che conduce l’autore attraverso i ricordi, nella realtà della terra d’origine. Il pensiero dell’artista percorre il viaggio nel tempo dell’infanzia, in cui rivive i momenti che trascorre col genitore, nella terra di Calabria.

Ecco un flashback, dove un racconto autobiografico accompagna parallelo una storia, nella proiezione del periodo passato. L’immagine del padre è un uomo anziano con la fatica, i dispiaceri e le difficoltà della vita. Il pensiero di Femia espande la visuale dei ricordi, negli insegnamenti del genitore, che rappresentano le tematiche del libro. In Due Soldi di Carità l’autore concentra l’attenzione sui sentimenti, che esprime nelle vicissitudini del tempo di guerra, nell’esortazione dei valori umani. Dalla storia d’infanzia nasce la narrazione commovente del proprio viaggio, nel personaggio di Marco.

Due Soldi di Carità: recensione del libro

L’opera narrativa racconta una storia della metà del 1800, in cui il personaggio principale è Marco, un bambino di otto anni. Il protagonista vive in un piccolo paese del Regno delle due Sicilie. Il bambino attraversa con la famiglia una situazione complicata e sembra più maturo rispetto ai coetanei. Mentre Marco è solo nella casa, scoppia un incendio nella azienda agricola ed abitazione di famiglia, che distrugge tutto. Durante il fatto, i genitori sono in viaggio verso l’ospedale per portare l’altro figlio. Intanto, Marco, dallo spavento corre lontano da casa più che può.

Il bambino sente la responsabilità dell’accaduto e piuttosto che tornare a casa, sale su un mercantile. Marco giunge a Venezia, col pensiero di ripagare i genitori del danno. A Venezia instaura nuove amicizie con diversi bambini ed incontra un uomo che gli cambia la vita. La storia prosegue con i sentimenti di Marco, che suggeriscono al bambino fiducia, nei confronti dell’uomo svizzero di orologi. Il sig. Vetta decide di aiutare Marco, al quale offre ospitalità, fino a farlo diventare un membro di famiglia. Il protagonista incontra un nuovo amico, dal quale apprende la meditazione interiore.

Marco ormai adulto ed indipendente ritorna in Calabria, ma non trova la famiglia. A questo punto del libro, l’autore scrive della storia del periodo, in cui l’Italia raggiunge l’unificazione del Paese con Garibaldi. Mentre Marco riesce per caso a ritrovare i genitori e decide di cercare anche gli amici d’infanzia. Gli eventi conducono Marco al ritrovamento anche degli amici e con loro anche la scoperta di un tesoro, che dividono. Marco riesce a ripagare la famiglia del danno dell’incendio.

Femia utilizza una scrittura semplice, chiara, con una narrativa che incuriosisce il lettore tra le vicende articolate di un bambino, di se stesso e di chiunque vuole rivedersi un po’ nei ricordi d’infanzia. Il carattere descrittivo dell’autore esorta la riflessione sui valori del tempo di ieri e di oggi, come la famiglia, l’amicizia, le tradizioni, l’altruismo e l’autostima.

Leggi il libro Due Soldi di Carità

Due Soldi di Carità: come si presenta ai lettori Pietro Femia?

Pietro Femia è una persona che ha sempre lavorato moltissimo nella vita e, soprattutto, è sempre stato molto curioso e aperto nei confronti della conoscenza. Ai lettori mi presento con semplicità e naturalezza e li ringrazio perché hanno la volontà di leggere la mia storia.

Come nasce la passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura è nata per comunicare agli altri i miei pensieri, i sentimenti, una piccola parte della mia esperienza di vita e di come è mutato il mio pensiero nel corso della vita riscoprendomi un po’ più saggio.

Che significato ha il tempo per lei?

Il tempo è tutto. Per me ha un grande significato perché le persone di buona volontà che riescono a superare tutti gli ostacoli della vita diventano forti come l’acciaio e acquistano saggezza.

Che cosa rappresenta l’Italia del 1800 per Pietro Femia?

É stato un periodo storico molto particolare e difficile per l’Italia, ma ci furono anche molti cambiamenti positivi. Sicuramente c’era più naturalezza nel modo di vivere e più rispetto, soprattutto in famiglia.

Come interpreta lei il destino?

Il destino non sono altro che gli imprevisti che si presentano nel corso della vita. Sta a noi saperne cogliere il lato positivo.

Quando arriva la decisione di diventare scrittore?

In realtà non c’è un tempo. ”Due soldi di carità” ho iniziato a scriverlo 15 anni fa ma le idee erano nella mia mente già tanti anni prima. Ad un certo punto l’ho sentito dentro l’anima e ho preso carta e penna. Io non scrivo al computer, non riesco, scrivo tutto a mano.

Perché l’idea di un libro come Due Soldi Di Carità?

A me piace l’idea di scrivere libri perché si possono tramandare le proprie idee e i sentimenti nel tempo.

La sua carriera professionale comprende anche delle esperienze televisive di recitazione. Come descrive ai lettori il mondo cinematografico?

Guardi per me sono state delle esperienze bellissime che mi hanno trasmesso molto. Sono stato una comparsa in diverse fiction tra cui “Garibaldi il generale” in cui ho conosciuto Franco Nero, un grande professionista, e “I promessi sposi” del trio Solenghi – Marchesini – Lopez, persone stupende e sempre con i piedi per terra. In ogni caso, per me, i film sono come un libro scritto troppo in fretta.

Pietro Femia si definisce più attore televisivo o scrittore?

Sicuramente più scrittore

Ci sono forse momenti in cui preferisce essere lettore e non scrittore o viceversa? Perché?

Quando ho un buon libro sotto mano lo leggo, quando sento che devo scrivere mi metto a scrivere. Mi viene spontaneo.

Qual’é il suo pensiero sulla letteratura contemporanea?

Ogni cosa è buona! L’importante è realizzarla col cuore e l’anima.

Come definisce il suo stile letterario?

Sicuramente il mio stile è un po’ retrò, mi piace scrivere bene in italiano con la cura che si aveva una volta per la nostra lingua. Infatti l’ho reso pubblico perché ho notato che questa cura inizia a mancare ed è un peccato perdere le proprie fondamenta.

Cosa significa scrivere un libro?

Non è assolutamente semplice, ci vuole tempo e costanza. Si mette a nudo la propria anima e scrivere può essere anche una guida alla vita per chi legge.

Quale messaggio vuole trasmettere attraverso il suo libro?

Messaggi di saggezza, equilibrio, libertà, rispetto, giustizia e amore incondizionato per tutte le persone, animali, cose.

Cosa consiglia ai nuovi autori che iniziano il cammino della scrittura?

Mi piacerebbe che si scrivesse sempre più dei problemi del nostro pianeta che ormai sta andando alla deriva.

Sta forse pensando ad un nuovo progetto letterario?

Tra pochi mesi, spero, dovrebbe uscire il mio secondo libro storico, ne ho poi in programma un terzo e poi chissà? C’è tanto da scrivere finché c’è vita!

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