Drone con droga e telefoni nel carcere di Taranto

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A Taranto un detenuto ha tentato di usare un drone per far entrare in carcere droga e telefonini, ma una folata di vento ha fatto fallire il diabolico piano

La sostanza stupefacente e i microtelefoni erano diretti a un detenuto che si trovava in una stanza al terzo piano della casa circondariale di Taranto, nel settore di massima sicurezza.

Mentre il drone veniva guidato, una folata di vento l’ha fatto sbattere contro le inferiate di un’altra finestra.  È precipitato giù. Nel frattempo per coprire il rumore del drone e l’azione, sono stati esplosi fuochi d’artificio nella zona adiacente al carcere per distrarre gli agenti.

Il piano

Un piano organizzato nei minimi dettagli. Un drone che avrebbe dovuto portare droga e telefoni a domicilio a un detenuto del carcere del capoluogo ionico. È accaduto ieri sera verso le 22, un’agente ha visto il drone e ha dato l’allarme. L’apparecchio era appena caduto perché una folata di vento l’aveva deviato su alcuni cavi tra cui si era impigliato ed era andato successivamente a sbattere contro delle  inferiate precipitando poi al suolo. Al macchinario erano attaccati wurstel che contenevano droga e due microtelefoni con rispettivi cavi usb per ricaricarli. Il drone sarebbe arrivato nella giusta cella di destinazione tramite la fiammella di un accendino che il detenuto aveva acceso davanti alla sua finestra.

La denuncia del fatto

Il fatto è stato denunciato dai sindacati di polizia Osapp e Sappe ( Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria).

Il segretario generale dell’Osapp Leo Beneduci ha detto: “Come sempre, in fatto di tecnologia, la criminalità organizzata è al passo con i tempi a differenza dell’Amministrazione Penitenziaria, che per problemi di disorganizzazione e di disattenzione costringe la Polizia Penitenziaria a mantenere a livelli del secolo scorso sia le proprie dotazioni in ausilio del servizio sia il proprio bagaglio di aggiornamento professionale” .

Servono interventi concreti

Da tempo il Sappe chiede interventi concreti per migliorare le dotazioni e la formazione dei Poliziotti penitenziari, poiché situazioni di questo genere si ritrovano non solo al carcere di Taranto, ma anche nel carcere di Bari. Si ricorda che a Taranto il muro di cinta del carcere è quasi sguarnito di poliziotti e spesso l’unico agente che è in servizio per la ronda deve fare anche altre cose. Il Sappe ha concluso: “Si chiede cosa deve succedere ancora affinché i vertici del DAP e il Ministero della Giustizia si sveglino e prendano provvedimenti”.

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