Draghi vs Sindacati: da Premier a Primadonna?

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L’incontro tra il Governo Draghi e i sindacati è avvenuto in vista della Legge di Bilancio attesa per giovedì. L’uscita del Premier prima della fine dell’incontro sembra siglare la rottura tra Governo e sindacati. Cgil, Cisl e Uil minacciano scioperi ma lo spauracchio non è servito. Draghi pensa di aver fatto un ottimo lavoro e si sente incompreso?

Di cosa si è parlato nell’incontro tra Draghi e i sindacati?

L’incontro era atteso da tempo e ormai non era più rimandabile. Per giovedì si attende la legge di bilancio e, tra le tante cose, si scoprirà anche quali saranno i nuovi provvedimento in campo pensionistico. Infatti non è una novità che ormai la famosa Quota 100 stia per perdere validità. Troppo onerosa secondo la ,aggiorna parte del Governo. Salvini ha dichiarato battaglia da quando se ne parla ma è ancora nella maggioranza. Come dargli torto, con i risultati ottenuti alle amministrative chissà quando la rivede una maggioranza. Vita facile quella del Premier quindi, finché non si deve sedere al tavolo con i sindacati. Questi ogni tanto si accontentano ma ogni tanto anche battagliano e sembra uno di quei casi dove sono intenzionati a farlo. Quota 100 sta per decadere e quale riforma verrà attuata? Si è parlato di Quota 102, 103 e 104 (neanche fossero rifugi montani) ma alla fine Draghi rilancia sull’ipotesi di una nuova riforma: “C’è già, è la legge Fornero” E a chi non viene un brivido sulla schiena?

Le ipotesi avanzate

Sul tavolo sono arrivate varie proposte. La maggior parte dei partiti chiede di evitare lo “scalone” che si creerà con il decadimento di Quota 100. Infatti se non dovesse essere proposto un nuovo provvedimento si tornerà alla Legge Fornero così come venne scritta anni fa, così come fece piangere Fornero e lavoratori. Anche se hanno ripreso solo le lacrime della Fornero. Il rischio, in soldoni, è che si passi da un’età pensionabile di 62 anni a quella di 67. Quindi chi magari pensava oggi di avere ancora un anno di lavoro davanti a se magicamente se ne troverà altri 5. I partiti quindi chiedono di istituire Quota 102 o 103 o 104 in modo da dimezzare circa questi 5 anni aggiuntivi e eliminare il cosiddetto “scalone. Il PD chiede, insieme agli altri partiti, la proroga di Opzione Donna e incassa l’allargamento dell’Ape social ai lavori gravosi. La Lega invece chiede una mega uscita a 63 o 64 anni solo per il 2022. Sembra una mega trovata elettorale in vista delle elezioni 2023 ma magari siamo maliziosi noi. Infatti poi rilancia con Quota 41 (anni di contributi) all’età minima di 62 anni. Troppe proposte? Infatti il rischio è che il Governo decida da solo, come sta accadendo.

Perché Draghi, al tavolo con i sindacati, se n’è andato?

Bisogna fare molta attenzione alle richieste che i sindacati hanno avanzato. La Legge Fornero è una legge che non è mai decaduta. Quota 100 è stato un provvedimento con una specifica data di scadenza che ha integrato la Legge Fornero per un certo periodo. Nessuno si è mai preso l’onere di sistemare questa legge finora. Perché? Probabilmente agli occhi dell’UE sarebbe una mossa azzardata. Finché si trovano i fondi per aggirare la Legge Fornero va bene ma se dovessimo arrivare a non avere più fondi la legge torna in vigore. E per i debiti che abbiamo è la migliore che possano chiederci in caso di difficoltà con i pagamenti. Ovviamente ad oggi è una scelta del Governo indirizzare i fondi perché ci sono. La richiesta dei sindacati non è stata quella di introdurre un nuovo provvedimento ma hanno chiesto una nuova riforma pensionistica al posto della Legge Fornero. Questo sembra sia stato il motivo del nervosismo di Draghi con i sindacati. I sindacati hanno puntato in alto, molto in alto. Ed ora minacciano scioperi e manifestazioni. Giovedì scopriremo di che pensione si muore.

Draghi fa quello che vuole: tutti si lamentano ma nessuno se ne va

Arrivati a questo punto c’è da chiedersi anche questo. Stiamo assistendo ad un governo sostenuto dalle principali forze politiche del paese. Destra, sinistra e centro. Un Governo molto fragile sotto certi punti di vista. Alla fine Draghi deve riuscire a misurare il numero di biscottini da spartire e deve spartirli in modo equo. Ma negli ultimi giorni sono sempre più i partiti che si trovano a dover lottare contro il Governo. La Lega combatte per salvare Quota 100 o almeno per istituire qualcosa di nuovo e non perdere la faccia. Il M5S sta combattendo per il reddito di cittadinanza e il Cashback contro l’evasione fiscale. Ma perché se sono così discordi con il governo non abbandonano la maggioranza? Nel caso Lega forse è più facile intuirlo. Forza Italia è tra i partiti più deboli numericamente al governo e gli serve una spalla. Salvini deve sostenere chi gli ha dato sostegno anni fa. Inoltre dopo la batosta delle amministrative deve salvare il salvabile finché può. Per il M5S forse è più un discorso di rodaggio. Conte è a capo del Movimento ora e deve prendere le giuste misure. Abbiamo visto le nuove alleanze col PD, abbiamo visto una modalità di politica più pacata e stiamo assistendo a una lieve ripresa nei sondaggi politici. Meglio rimanere protagonisti che affiancarsi alle poltrone all’opposizione della Meloni? Probabile. Intanto Draghi dorme tranquillo ma nervoso.


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