Draghi, “Non faccia interferenze politiche sulla vendita di Aspi” lo chiede il Tci

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Il fondo attivista Tci, azionista di Atlantia con una quota prossima al 10%, torna alla carica sul dossier di vendita di Aspi, la controllata che gestisce la Autostrade per l’Italia e su cui il governo cerca una faticosa negoziazione dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova, il 14 agosto 2018. L’investitore britannico ha scritto al governo chiedendo che non metta “alcuna pressione su Atlantia per chiudere una trattativa”, e lasciandole “il tempo necessario” per considerare la recente offerta giunta dal gruppo spagnolo Acs, che, in caso si concretizzasse, le indiscrezioni vedono mettere sul piatto fino a 10 miliardi per l’attività. La missiva, visionata da alcune agenzie di stampa, è indirizzata al premier Mario Draghi e ai ministri dell’Economia e delle Infrastrutture, e per conoscenza alla Commissione Ue, e fa riferimento a una precedente lettera inviata dal ministero delle infrastrutture ad Atlantia, con cui secondo Tci “il governo italiano sta esercitando una interferenza politica”.

La lettera, firmata dal fondatore e ad del fondo, Christopher Hohn, fa notare che l’offerta di Acs per acquistare una quota rilevante di Aspi è “significativamente più ampia di quella fatta dal consorzio guidato dalla Cassa depositi e prestiti”. E si aggiunge: “La valutazione dell’offerta di Acs dovrebbe essere fatta dal cda di Atlantia, indipendentemente e liberamente da ogni interferenza politica. Secondo l’aggressivo gestore londinese, “il governo italiano non dovrebbe mettere alcuna pressione su Atlantia per chiudere una transazione”. Proprio il (precedente) governo italiano, come rammenta il fondatore di Tci, nel luglio 2020 chiese che la transazione “venisse condotta nel quadro di giuste condizioni di mercato”.

Il 5 aprile scorso il ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha scritto alla società controllata dalla famiglia Benetton chiedendole “di accettare prontamente di vendere l’88% in Aspi al consorzio formato da Cdp” insieme ai due fondi Blackstone e Maquarie, che hanno perfezionato un’offerta da 9,1 miliardi. Secondo Tci in quella missiva il ministero evidenzia che il “Pef”, il piano economico-finanziario che regola gli investimenti sulla rete a pedaggio in concessione, non può essere approvato senza il consenso dell’Avvocatura dello Stato, che per il ministero dipendere ampliamente dalla conclusione della transazione in fieri da qualche mese con la cordata Cdp. “La vendita di Aspi non può essere soggetta all’approvazione di questo quadro regolatorio”, accusa ora Tci, che vede in questa missiva un’interferenza. “E’ una lampante violazione del principio di libero movimento dei capitali – aggiunge Hohn -. Pensiamo che una più alta valutazione di Aspi, insieme alla possibilità per Cdp di unire le forze con Acs, potrà essere considerata positivamente dal governo, da Atlantia e dai suoi azionisti, compresi quelli di minoranza”.

In settimana il cda Atlantia per preparare l’assemblea decisiva

Pochi giorni fa il cda di Atlantia ha sottoposto al consorzio guidato dall’istituto di promozione nazionale (la Cdp) “richieste di miglioramento”: ma a oggi non ci sono evidenze che l’offerta possa cambiare. Atlantia venerdì ha comunque rinviato il dossier a un prossimo cda, da tenere entro venerdì 23 aprile, per poter mettere a punto la relazione illustrativa per l’assemblea dei suoi soci, chiamati a valutare l’offerta di Cdp nella convocazione ordinaria attesa verso la fine di maggio, per dare l’indicazione decisiva al cda e chiudere la querelle.

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