Draghi e il Recovery Plan: a che punto siamo?

A che punto siamo con il Recovery Plan?

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Draghi e il Recovery Plan

Mario Draghi e il Recovery Plan sono ormai al Rush finale. Il PNRR, cioè il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che dovrà essere presentato dal governo Draghi, alla Commissione europea entro il 30 aprile, è in dirittura di arrivo. Almeno lo si spera! Ed è proprio in vista della consegna del documento a Bruxelles che il premier ha avviato una serie di incontri, con le principali forze politiche del Paese. Per definire una serie di dettagli. Ma a che punto siamo sulla tabella di marcia?

Draghi e il Recovery Plan: a che punto siamo sulla tabella di marcia?

A poche ore dal via libera del Consiglio dei Ministri al Def, che prevede uno nuovo scostamento di bilancio di 40 miliardi, il governo si prepara a una fitta tabella di consultazioni. Con gli esponenti delle varie forze politiche. Per poter definire gli obiettivi, le riforme e gli investimenti che l’Italia vuole realizzare con i fondi europei di Next Generation EU. Così da poter presentare alla Commissione europea la versione definitiva del PNRR. Una dote di circa 222 miliardi. Condizionata all’attuazione di determinate riforme. Che però dovranno andare di pari passo con le raccomandazioni formulate dall’Unione europea. Indubbiamente siamo in ritardo sulla tabella di marcia con la stesura di questo documento. Perchè diversi Paesi membri, come la Grecia, Spagna e Portogallo hanno già consegnato il loro piano. E quello di Atene tra l’altro, è descritto come il più brillante.


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I tempi di realizzazione dei progetti

Oltre all’Italia, anche l’Olanda, che è ancora alle prese con la formazione del nuovo governo dopo le elezioni di marzo, si è ridotta all’ultimo nella stesura del piano. Pertanto è improbabile che l’Unione decida di tagliarli fuori se faranno ritardo. Anche se si paventa l’ipotesi di una proroga alla cosegna, da parte della Commissione Europea. Bisogna considerare però che un ritardo potrebbe causare un problema di tipo “tecnico”. Cioè se tutti i Recovery Plan venissero approvati entro la scadenza di luglio, l’Unione europea potrebbe avere difficoltà a trasferire la prima tranche di fondi. Quella più consistente. Che ammonta a circa il 13% del totale.

Draghi e il Recovery Plan: come avviene l’assegnazione dei fondi?

Dunque sia l’Italia che la Spagna sono tra i principali beneficiari del Recovery Fund. E da sole assorbirebbero quasi tutti i primi 20 miliardi di grants stanziati per quella data. Quindi se anche gli altri governi ricevessero l’approvazione del Recovery Plan negli stessi giorni, ciò comporterebbe l’assegnazione del denaro in base al merito. Ovvero sul punteggio ottenuto nella valutazione della Commissione sul piano di rilancio. Mentre gli altri Paesi dovranno mettersi in fila. E l’Italia purtroppo non può permetterselo.

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