Draghi e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

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Draghi e il Piano Nazionale

Tutti i Presidenti di Consiglio italiani promettono che cambieranno l’Italia. Mario Draghi non fa eccezione alla regola. Ma a differenza dei suoi predecessori, non ha solo a disposizione parole, ma 221,5 miliardi di euro: 191,5 miliardi tra sussidi e prestiti concessi da Bruxelles a cui si aggiunge un fondo nazionale di 30 miliardi.

Le sei missioni di Super Mario

La prima missione è sicuramente la digitalizzazione del Paese, guidata dal ministro dell’Innovazione tecnologica e della transizione digitale, Vittorio Colao (ex amministratore delegato di Vodafone), e richiederà 49,2 miliardi di euro; la transizione ecologica dell’intero sistema produttivo riceverà 68,6 miliardi di euro e sarà presente in tutti i progetti. 31.400 milioni di euro saranno destinati alle vecchie infrastrutture del Paese, di cui beneficeranno le linee dell’Alta Velocità, soprattutto nel sud: “Se cresce il sud, cresce l’Italia”, ha ricordato Draghi.


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L’istruzione

L’istruzione riceverà 31.900 milioni di euro, con i quali si vogliono creare 152.000 posti per asili nido pubblici e 76.000 posti in più per le scuole primarie. 26.000 milioni saranno inoltre stanziati per migliorare i collegamenti di trasporto tra il nord e il sud del Paese. Un po’ meno per le politiche di inclusione, per le quali è stata riservata una voce di 22.400 milioni di euro. O per la salute, circa 18.500 milioni, con cui si rafforzerà la medicina del territorio e di prossimità. Il problema endemico della corruzione e dell’inefficienza del Paese colora tutto di un certo sospetto. Anche per questo motivo, la distribuzione e l’esecuzione di questi fondi può essere controllata solo attraverso una piattaforma digitale dove avranno accesso tutti i cittadini.

Il PIL

L’Italia, se raggiungerà gli obiettivi prestabiliti, crescerà di 3,6 punti sopra il PIL previsto per il 2026 e creerà posti di lavoro per alleviare la crisi da pandemia. Un progetto che rimanda al boom economico e culturale degli anni ’60, ma con un accento meno americano e più europeo. Un periodo in cui il Paese ebbe una stabilità politica che durò fino agli anni ’70, quando iniziò il terrorismo. Una fase di ottimismo, street, luce e splendore industriale con aziende come la Fiat, con il varo della mitica 500 e uno stabilimento a Torino con un milione di lavoratori. Proprio dove è iniziato il primo processo di unificazione europea, che ha portato al piano di ripresa. Ma da allora i progressi sono rimasti limitati.

Ristrutturazione di almeno quattro aree

L’Italia rinvia da due decenni le grandi riforme che l’Europa chiede: ma questa volta, la condizione fondamentale per ricevere i fondi è progettare una ristrutturazione di almeno quattro grandi aree. A cominciare dalla giustizia civile, che deve essere razionalizzata per garantire il diritto di reclamo agli investitori stranieri. Draghi si è impegnato lunedì a ridurre i tempi per i procedimenti civili del 40% e del 20% per quelli penali. “Vogliamo tutti un sistema giudiziario più efficiente”, ha detto.

Riforma fiscale

Il primo ministro ha ribadito il suo impegno a sviluppare una riforma fiscale, che dovrebbe semplificare il processo di pagamento delle tasse e abbassare un po’ il carico fiscale. Il cambiamento radicale della Pubblica Amministrazione, tante volte infruttuoso e ormai in fase di totale digitalizzazione. Oltre a questo, si punta in una totale introduzione della libera concorrenza in alcuni settori, dove ancora operano monopoli pubblici che hanno portato al declino e al deficit dei servizi. Una sfida titanica che, prima dell’arrivo di Draghi, forse pochi fuori dall’Italia avrebbero preso sul serio.

Mario Draghi promosso?

Mario Draghi è diventato lentamente e silenziosamente il leader forte che l’Italia cerca da anni. Il suo rapporto con le parti è stato equidistante e ha saputo resistere alle pressioni, ma ha anche ceduto quando ha giocato (con la riapertura del Paese). Dopo il suo attacco frontale al presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, definendolo un dittatore e rifiutandosi di tornare indietro di un millimetro, questo fine settimana è riuscito a dare un impulso alla Commissione europea.


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