Dopo la Cina Trump colpisce L’Europa con i Dazi, ma L’Europa non è la Cina

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Dopo la Cina anche l’Europa, è finita nel mirino di Trump, tirata nel vortice dei Dazi. L’auspicio è che fino al 18 Ottobre si possa arrivare ad un accordo come la stessa Cina  può insegnare che tra minacce, twitter e via discorrendo ha tenuto testa al presidente della casa Bianca senza mollare  un secondo.

Altra storia però, per L’Europa, che si presenterà al cospetto di Trump già sfilacciata, con tante crepe, ogni nazione proverà a tirare acqua al proprio mulino.

La preoccupazione più grande è proprio per l’Italia, sappiamo che è un paese che esporta più di quanto importa e se fino ad oggi è rimasta in piedi nonostante i problemi interni lo deve alle eccellenze dei prodotti made in Italy.

 Le migliori destinazioni di esportazione Italiana sono, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna, ma questi dazi vanno a colpire il cuore del paese, in quanto gli Stati Uniti sono i migliori importatori di Parmigiano Reggiano.

I maggiori prodotti colpiti dai Dazi

Sono colpiti da dazi Usa del 25% le esportazioni agroalimentari Made in Italy per un valore di circa mezzo miliardo di euro con la presenza nella black list prodotti come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Pecorino, e altri prodotti lattiero caseari, prosciutti di suini non domestici, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori mentre sono salvi gli elementi base della dieta mediterranea come olio extravergine di oliva, conserve di pomodoro, pasta e vino.

E’ quanto stima la Coldiretti sulla base della nuova black list del Dipartimento del Commercio statunitense (USTR) in pubblicazione sul Registro Federale che entrerà in vigore il 18 Ottobre.

I prodotti più colpiti per l’Italia, sottolinea la Coldiretti, sono il Parmigiano Reggiano ed il Grana Padano con un valore delle esportazioni di 150 milioni di euro nel 2018 in aumento del 26% nel primo semestre di quest’anno ma anche il pecorino con un valore di 65 milioni di euro in crescita del 29%, il provolone.

In pericolo ,continua la Coldiretti ,sono soprattutto i formaggi per le pressioni della lobby dell’industria casearia Usa (CCFN) che ha addirittura scritto al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per chiedere di imporre dazi alle importazioni di formaggi europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni dal Wisconsin alla California fino allo Stato di New York.

Quello americano è, dopo la Germania, il secondo mercato estero per Parmigiano Reggiano e Grana Padano per i quali, rileva Coldiretti, la tassa passerebbe da 2,15 dollari a 15 dollari al kg, facendo alzare il prezzo al consumo fino a 60 dollari al kg. Ad un simile aumento corrisponderà inevitabilmente un crollo dei consumi stimato nell’80-90% del totale, secondo il Consorzio del Parmigiano Reggiano.

Ma il re dei formaggi non è il solo simbolo del Made in Italy a tavola vittima della manovra di Trump. Un altro esempio è rappresentato, spiega Coldiretti , dalla Mozzarella di Bufala Campana Dop che negli Usa costa 41,3 euro al chilo, che salirebbe a 82,6 euro al chilo nel caso fossero applicati dazi pari al 100% del prodotto. Attualmente il dazio sulla mozzarella è di 2 euro al chilo. Per l’olio extravergine d’oliva venduto negli States il prezzo salirebbe da 12,38 euro al litro a 24,77 euro al chilo (attualmente non c’è dazio sull’olio). E pure la pasta – continua la Coldiretti – aumenterebbe sulle tavole americane a 3,75 euro al kg rispetto agli attuali 2,75 euro al kg. Per penne e spaghetti il dazio è in media di 6 centesimi al kg.

Come potrebbe rispondere l’Europa

Finora, l’Europa ha minacciato misure di ritorsione che potrebbero colpire prodotti Usa iconici come i jeans, le bevande gassate (come Coca-Cola), i chewing-gum e il ketchup per un controvalore di 20 miliardi, e si è limitata ad ammonire che la nuova ondata di protezionismo «nuocerà alle imprese americane e complicherà i negoziati». Difficile che Trump si lasci spaventare, ma combattere su due fronti commerciali può rivelarsi complicato per la Casa Bianca, già in campagna elettorale, e costretta a marcare stretta la Fed sui tassi. Continuare con il pugno di ferro potrebbe poi non essere una buona idea stante le difficoltà del manifatturiero Usa che potrebbero ripercuotersi su occupazione e consumi.

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