Le donne impressioniste: pioniere del futuro

Scopriamo insieme alcune colonne portanti dell'Impressionismo.

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Avete mai sentito parlare delle donne impressioniste? Beh, questa è una domanda la cui risposta è tutt’altro che scontata. Di fatti, tra i banchi di scuola abbiamo la fortuna di fare conoscenza con la cultura in molte delle sue forme. Apprendiamo la storia, la letteratura, la filosofia, l’arte, la musica. Spesso però, i programmi proposti agli alunni contengono una lista di nominativi maschili, soffermandosi solo raramente sulle controparti femminili.

Non sia tratta di fare differenza tra gli uni e le altre, per quanto riguarda talento o importanza. Piuttosto, dovremmo chiederci il perché, di questo fatto.

Donne impressioniste: vere pioniere del femminismo

Nel titolo di questo paragrafo, abbiamo introdotto un termine che va in parte a rispondere al nostro quesito: femminismo. L’impressionismo si colloca nella seconda metà dell’Ottocento. Sebbene la prima vera e propria ondata femminista risalga all’inizio del Novecento, il movimento ebbe i suoi primi risvolti già nel secolo precedente.

Durante l’Ottocento, specialmente verso la sua fine, le donne cominciarono la loro lotta. Esse cominciarono a prendere coscienza del loro essere. Compresero quanto la loro figura all’interno della società fosse sminuita, rispetto a quella dell’uomo. Il movimento femminista, nacque proprio al fine di ottenere pari diritti, doveri e dignità fra i due sessi.

L’arte, non è esente dalla rivoluzione. Le donne appassionate di pittura, insistono per accaparrarsi un ruolo professionale. Esse desiderano diventare delle vere e proprie pittrici, non semplicemente esercitare la loro passione all’interno delle mura domestiche. D’altronde, e come ben sappiamo, gli uomini possedevano già da tempo questa possibilità.

quadro donne impressioniste

Come però possiamo immaginare, vi era un problema. L’immagine della donna, all’epoca, era ancora estremamente stereotipata. La società attribuiva alle femmine il ruolo naturale di mogli e madri. Già, naturale. Proprio come se esse fossero nate per quella determinata funzione.

La donna pittrice: un’utopia ottocentesca

In realtà, quello dello stereotipo di genere non era l’unico limite per le donne. A separarle dal sogno di una professione, vi era ben altro. Innanzitutto, dobbiamo riconoscere che per la mentalità dell’epoca, donne e lavoro erano due mondi separati e distinti. Non solo per il fatto che alle femmine erano destinate la maternità e la custodia della casa. Bensì, perché esse disponevano di un’indipendenza legale.

Il mondo dell’arte, non vedeva di buon occhio l’inclusione della figura femminile. Il problema, parte fin dall’istruzione. Nella Francia del diciannovesimo secolo, alle ragazze non era consentito ricevere un’educazione artistica, poiché essa implicava, tra le altre cose, lo studio della figura umana nuda. Ciò, era ritenuto scandaloso, nonché decisamente inappropriato per una signora. Perlopiù, molti grandi artisti consideravano disonorevole concedere alla donna un ruolo importante all’interno dei vari movimenti artistici.

Se la condizione di madre e moglie rappresentava un limite per la realizzazione dei propri sogni, non si può però dire il contrario dell’altra faccia della medaglia. Le donne non sposate e senza figli, non erano comunque autorizzate a condurre una vita libera e indipendente. Esse non erano autorizzate a lasciare la loro abitazione senza un accompagnatore. Erano comunque tenute a curarsi delle faccende domestiche, oltre che a trascorrere il tempo con altre donne nella stessa condizione.


Le venti donne dell’arte che hanno cambiato la storia


“Les Trois Grandes Dames”: le donne impressioniste cominciano la rivoluzione

Correva l’anno 1894, quando lo storico d’arte Henri Focillon coniò la sigla “Les Trois Grandes Dames”, ossia “Le Tre Grandi Signore”. Essa, era attribuita a tre donne. Per l’esattezza, si tratta delle prime tre pittrici della storia che unirono la forza in nome della loro passione. Si tratta di Berthe Morisot, Mary Cassatt e Marie Braquemonde. Esse, non solo sono tra le prime donne ad aver intrapreso la carriera di pittrici. Il trio, rappresenta le prime donne impressioniste.

Berthe Morisot

Berthe Morisot nasce nel 1841. Fin dalla più tenera età, mostra un grande interesse per l’arte. Le viene addirittura concesso di intraprendere gli studi di questa materia. Le condizioni agiate della sua famiglia, di certo le permettono di farsi strada nei suoi studi e nella carriera. Nel 1864 a soli venticinque anni, si esibisce al Salone di Parigi. Berthe Morisot è ricordata anche per il legame d’amicizia e professionale con Manet, che la condusse a sposarne il fratello.

Nella sua arte, la pittrice predilige le scene familiari e i paesaggi. All’epoca, un critico scrisse che “la sua arte ha tutta l’aria di essere spontanea. Fa percepire con esattezza la sincerità con la quale la donna vede il mondo”. La pittrice muore nel 1895 di polmonite. Ella lascia in vita una fetta di cultura artistica che ispirerà molte altre donne pittrici.

Mary Cassatt

Nasce nel 1844. E’ l’unica americana tra le fondatrici dell’impressionismo. Ha la fortuna di intraprendere gli studi artistici presso una delle più importanti accademie della Pennsylvania. Nel corso della sua vita, incontra importanti figure come quelle di Jean-Léon Gérôme, Velázquez e Degas. Essi saranno per lei dei mentori e influenzeranno la sua produzione artistica. Mary Cassatt si estranea completamente dal ruolo di moglie e madre, ritenendoli inadatti per la sua persona. Ciò nonostante, le sue opere raccontano spesso di scene familiari e relazioni tra genitori e figli. La pittrice muore nel 1926.

Cassatt donne impressioniste

Marie Bracquemond

Nasce nel 1840. A differenza delle prime due donna impressioniste, Marie Braquemond non dispone di una situazione finanziaria particolarmente rosea. Ragione per la quale, ella sviluppa la sua arte in parte da autodidatta. Più tardi, verrà assunta come apprendista presso lo studio di Jean-Auguste-Dominique Ingres. Sebbene si tratti di una figura particolarmente prestigiosa, la pittrice lascerà il suo studio. La ragione è da ricercare nei compiti che Igres affidava alla sua allieva. Si trattava infatti di consegne semplici e ripetitive. Marie Bracquemond lascia scritto che “il suo maestro non credeva al coraggio e alla persistenza di una donna nel campo della pittura“. L’artista riuscì a esibire i suoi dipinti solo tre volte, a Parigi. Dopodiché, il marito la costrinse ad abbandonare la carriera. Morì nel 1916.

La forza delle donne impressioniste

L’esempio di queste artiste, fu d’ispirazione a molte donne. Non solo in quell’epoca, ma anche negli anni a venire. Nel corso degli anni, le donne hanno dovuto lottare per realizzare se stesse e i propri sogni. Non dimentichiamoci che non tutte le persone di genere femminile desiderano diventare mogli e-o madri. E che, anche se lo vogliono, difficilmente si accontenteranno di quelle due uniche funzioni.

L’uomo è da sempre visto come essere umano complesso. Per la donna non possiamo dire altrettanto. Le prime a prendere consapevolezza di ciò, furono le femministe della seconda ondata. Si parla dunque del secondo dopoguerra italiano.

Non dimentichiamoci che, nel corso della storia, i diritti si sono sempre ottenuti attraverso le battaglie. Non guerre, ma battaglie. Battaglie che hanno al centro persone che si rivendicano come tali. Poiché è molto più potente una folla unita nel nome dei diritti umani, rispetto a un qualsiasi carrarmato.

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