Don Pino Puglisi: l’uomo che, con il sorriso, combatté la mafia

26 anni fa don Pino Puglisi veniva ucciso da Cosa Nostra

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Oggi veniva assassinato da Cosa Nostra, nello stesso giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, don Pino Puglisi – presbitero, educatore e attivista italiano – il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia, proclamato beato il 25 maggio del 2013 a Palermo.

Nato a Brancaccio – un quartiere di Palermo – in una famiglia umile, don Pino entrò in seminario a soli sedici anni, diventando sacerdote nel ’60. Oltre ad essere stato nominato rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi e, successivamente, cappellano presso l’orfanotrofio Roosevelt, il primo ottobre del ’70 diventò parroco a Godrano, in provincia di Palermo, un paese in cui in quegli stessi anni vi era una lotta tra due famiglie mafiose che egli stesso riuscì, con il tempo, a far riconciliare. Particolarmente interessato ai giovani, don Pino iniziò a maturare la sua attività educativa: negli anni ’90 ricoprì il ruolo di docente di matematica e religione presso diverse scuole e divenne anche animatore di diversi movimenti, come ad esempio l’Azione Cattolica. Negli stessi anni divenne parroco di San Gaetano – un paesino nel quartiere Brancaccio – dominato dalla criminalità organizzata dei fratelli Graviano e del boss Leoluca Bagarella.

Don Pino Puglisi non si tirò mai indietro e non ebbe paura alcuna, neanche davanti le continue minacce. Il suo obbiettivo era quello di tenere lontani i bambini, che vivevano nelle strade, dalla mafia. Le sue omelie erano spesso rivolte ai mafiosi e, per farsi ascoltare anche da loro, spesso predicava davanti il sagrato della chiesa. Furono tanti i bambini e i ragazzi che riuscì a togliere dalla strada e questo fu la causa dell’ostilità dei boss mafiosi che iniziarono a considerarlo come un ostacolo e, proprio per questo motivo, decisero di ucciderlo. Erano le 22:45 del 15 settembre del ’93 – giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno – quando venne ucciso davanti la sua casa nel Piazzale Anita Garibaldi. Ad ucciderlo fu Salvatore Grigoli, arrestato nel ’97. Dopo il suo arresto dichiarò che don Pino, poco prima di essere ucciso, gli sorrise dicendo “me lo aspettavo”. Anche i capimafia Giuseppe e Filippo Graviano furono arrestati ed entrambi condannati all’ergastolo.

Un pretese sorridente, anche davanti a chi lo uccise, sempre pronto a donarsi agli altri, mettendo i bambini e i giovani al primo posto: <<Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il Vangelo vissuto li sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà però è lui che ha vinto con Cristo risorto>>. Insegnò a tantissimi ragazzi il valore della vita, incoraggiandoli a non cedere, a non lasciarsi imbrogliare dai potenti, a non avere paura senza mai abbassare la testa. La mafia non lo uccise veramente: don Pino Puglisi, quel giorno di ventisei anni fa, rimase impresso nella storia e, ancora oggi, il suo coraggio e le sue idee corrono.  

<<È importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi. Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste.Tutte queste iniziative hanno valore ma, se ci si ferma a questo livello,sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti>>.

Don Pino Puglisi
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