Docufilm Francesco: ritratto del Papa diventa video

Non ho cambiato lil mio destino a causa Sua, ma ho cambiato il mio approccio alla vita

0
302
docufilm francesco

L’uno è il regista del docufilm Francesco, artista russo ebreo e omosessuale. L’altro è il Capo della Chiesa cattolica. Due mondi diametralmente opposti? Eppure non sembra così. Nonostante le polemiche nei confronti dell’ultimo lavoro di Evgeny Afineevsky, il docufilm è arrivato sulle piattaforme streaming, dopo la presentazione alla Festa del Cinema di Roma. Chissà cosa ne penserà il diretto interessato?

Cosa tratta il docufilm Francesco?

Sono ebreo e gay, ma trovo comunque che il Papa sia d’ispirazione“, ha ammesso il regista del docufilm Francesco. Vi chiederete: com’è possibile che un artista russo ortodosso e omosessuale dichiarato scelga come soggetto proprio il 226esimo Capo della Chiesa cattolica romana? Per di più, il leader supremo di una confessione che negli ultimi 2.000 anni non ha mai tenuto segreta la sua opinione sull’omosessualità? E che considera un comportamento deviato? Nonostante Bergoglio abbia annunciato: “Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio“. Perché, lontano dai proclami, la Chiesa cattolica in realtà non sembra ancora pronta a riconoscere le unioni civili. Eppure, il regista Evgeny Afineevsky ha confidato a Francine Wolfisz di Jewish News di essere fiducioso. Chissà se un giorno cambieranno le cose. Magari, anche grazie al suo film.

Due mondi tanto distanti quanto vicini.

Per molto tempo il binomio Chiesa e omosessualità ha stentato a comparire nella stessa frase. Anzi, sarebbe stato un tabù. Almeno, fino al 28 luglio 2013 quando Papa Francesco rientrando a Roma dal Brasile ha scioccato i giornalisti. “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?“. Ma non fu tutto. “Non si devono emarginare queste persone per questo, devono essere integrate in società”. E ancora. “Il problema non è avere questa tendenza, no, dobbiamo essere fratelli“. Poi aveva spiegato come i problemi fossero altri, a suo avviso. Primo fra tutti la corruzione della classe politica.


Le Pen: “Il Papa si occupi di chiese e non di urne”


Il Papa nel docufilm Francesco

Nel documentario Francesco ora in streaming su Discovery +, il Santo Padre offre la sua opinione su questioni di interesse generale. Ad ogni modo, temi che stanno a cuore alla Santa Sede in generale e a Bergoglio in particolare. Dall’emancipazione femminile al cambiamento climatico. Ma anche la crisi globale dei migranti fino ad argomenti più dibattuti. Come la repressione della Chiesa cattolica al problema degli abusi sessuali. Poi, la questione più controversa di tutte: il tema delle unioni civili. Nel docufilm, Bergoglio afferma: “Nessuno dovrebbe essere buttato fuori o essere reso infelice a causa di ciò. Quello che dobbiamo creare è una legge sull’unione civile“. Alla presentazione in anteprima mondiale alla Festa del cinema di Roma il 21 ottobre scorso, il lungometraggio aveva riscosso un certo successo di critica. Inoltre, quello stesso mese aveva ottenuto il premio Kineo nei Giardini della Santa Sede.

Cosa troveremo nel docufilm Francesco

Intanto, il regista Afineevsky si è detto entusiasta del lavoro svolto ed è ansioso di conoscere l’opinione del pubblico. Inoltre, a Jewis News ha confidato di aver stretto amicizia con il Santo Padre durante i tre anni dedicati alle riprese. Nel docufilm, rientra anche la testimonianza di Juan Carlos Cruz, vittima prima e noto attivista poi, impegnato nella lotta agli abusi sessuali. “Quando ho incontrato Francesco mi ha detto quanto fosse dispiaciuto per quello che era successo“, ha raccontato Cruz. “Juan, è Dio che ti ha fatto gay e comunque ti ama. Dio ti ama e anche il Papa poi ti ama”, avrebbe detto il Santo Padre. Del resto, è possibile immaginare l’entusiasmo della comunità Lgtbq nei confronti di questa apertura. Al momento, Bergoglio pare il papa più rivoluzionario di tutti.


Due Chiese cattoliche di Papa Bergoglio il rivoluzionario


La testimonianza su Francesco

Tuttavia, non si può negare come esistano ancora delle resistenze. Non solo tra gli accoliti della Chiesa cattolica. Ma anche da parte dei laici. Soprattutto perché riconoscere le unioni civili sarà solo il primo passo verso un percorso in salita. E che costringerà, volenti o meno, a prendere una posizione su molti altri temi controversi. Al momento, però, Afineevky ha spiegato come lo spirito progressista del Papa sia stato per lui d’esempio. E in grado di accomunare due persone apparentemente così distanti. Ma riferendosi al Papa il regista ha commentato: “È una persona molto aperta“. “In televisione, sembra qualcuno che è irraggiungibile e superiore agli altri esseri umani, ma quando incontri questa persona, vedi tuo fratello, tuo padre, qualcuno che è disposto ad ascoltare, accogliere e persino scherzare con te“. “Non c’è distanza tra te e lui, il che è notevole. Puoi condividere qualsiasi cosa con lui“.


La vergogna del Papa e del suo privato inferno


Chi è Afineevky?

Il 48enne candidato all’Oscar e all’Emmy con il documentario Winter On Fire sulle proteste del 2013 in Ucraina, è nato a Kazan nella Russia occidentale. Di lì, si è prima trasferito in Israele e poi negli Stati Uniti. In tutti i suoi lavori, uno dei suoi pregi è proprio l’obiettività. A Jewis News, del suo lavoro ha raccontato: “Quando lavoro al mio film Cries From Syria, sulla guerra civile siriana, ho parlato da ex israeliano che ha prestato servizio nelle forze di difesa israeliane“. E ha aggiunto: “Ma ho raccontato questa storia agli innocenti colpiti da questo conflitto. E ancora. “Come regista, è importante essere obiettivi e portare l’attenzione su questi drammi“. “Devo anche essere fedele a me stesso, ma non ho mai avuto problemi con la mia identità“. Lo stesso dicasi per il suo ultimo soggetto cinematografico. “Ho trovato un’enorme ispirazione in Papa Francesco”, ha spiegato. “Non sto cambiando la mia fede a causa sua, ma ho cambiato il mio modo di vivere, essendo ancora ebreo e gay“.

L’opinione su Francesco

Intanto, chi lo ha visto ha raccontato di aver avvertito quel profondo senso di ispirazione e di connessione intellettuale. Del resto, dal 2013 Papa Francesco non ha mai mostrato di tirarsi indietro davanti alle difficoltà. Lo dimostra il viaggio in Israele, compiuto ad appena un anno dall’inizio del suo pontificato. Giunto al Muro del Pianto a Gerusalemme, il Santo Padre è stato immortalato mentre abbracciava il rabbino Abraham Skorka e il leader musulmano Imam Omar Abboud. Un significativo atto di unione interreligiosa. Ma va ricordato anche il viaggio apostolico in Iraq, avvenuto in tempi più recenti. Ma ciò che davvero ha colpito il regista è l’apertura mentale di Papa Francesco nel corso di tutti questi anni. Sebbene non abbia sempre appoggiato le opinioni altrui, di certo il Papa è stato disposto ad ascoltare.


Papa Francesco ammette la crisi ma non i crimini