Alan Wolf Arkin, nato a New York nel 1934, spegne oggi 85 candeline. Attore e regista di spessore assoluto, in carriera ha vinto il premio Oscar come “Miglior attore non protagonista” nel 2007 per Little Miss Sunshine (per lo stesso riconoscimento ha ottenuto altre 3 nomination: nel 1967 come “Miglior attore protagonista” per Arrivano i russi, arrivano i russi, nel 1969 come “Miglior attore protagonista” per L’urlo del silenzio e nel 2013 come “Miglior attore non protagonista” per Argo) ed il Golden Globe nel 1967 come “Miglior attore in un film commedia o musicale” per Arrivano i russi, arrivano i russi (oltre ad altre 3 candidature: nel 1969 come “Miglior attore in un film drammatico” per L’urlo del silenzio, nel 1970 come “Miglior attore in un film drammatico” per Papà… abbaia piano! e nel 2013 come “Miglior attore non protagonista” per Argo).

La carriera cinematografica di successo

Artista a tuttotondo, attore teatrale a Broadway, compositore ed esecutore di canzoni folk ed autore di racconti di fantascienza sulla rivista Galaxy, ha esordito sul grande schermo nel 1957 (seppur non venendo accreditato) recitando in Cuban Calypso (di Fred F. Sears). Nel 1966 avviene il debutto vero e proprio al cinema nel film Arrivano i russi, arrivano i russi di Norman Jewison, ed è subito successo per l’attore (per lui Golden Globe e nomination all’Oscar). In seguito prende parte a Sette volte donna di Vittorio De Sica, interpreta la parte Dell’assassino in Gli occhi della notte (1967), recita in L’infallibile Ispettore Clouseau del 1968 (in cui interpreta proprio l’Ispettore Clouseau), in L’urlo del silenzio (1968, per il quale viene candidato ad Oscar e Golden Globe), ed in Comma 22 (Mike Nichols, 1970). Per Papà… abbaia piano! (Arthur Hiller, 1969) riceve un’altra candidatura ai Golden Globes; dopodiché, dopo tanti altri ruoli, nel 1986 recita in Il grande imbroglio (di John Cassavetes), nel 1990 in Edward mani di forbice (di Tim Burton), nel 1990 in Havana (di Sydney Pollack) e nel 1991 in Le avventure di Rocketeer (di Joe Johnston). Nel nuovo millennio, passando con disinvoltura da un ruolo all’altro, lo vediamo in: I perfetti innamorati (di Joe Roth, 2001), Tredici variazioni sul tema (di Jill Sprecher, 2001), Eros (episodio Equilibrium, di Steven Soderbergh, 2004), Un amore sotto l’albero (di Chazz Palminteri, 2004), Little Miss Sunshine (di Jonathan Dayton e Valerie Faris, 2006; grazie al quale finalmente vince il meritato Premio Oscar), Firewall – Accesso negato (di Richard Loncraine, 2006), Rendition – Detenzione illegale (di Gavin Hood, 2007), Agente Smart – Casino totale (di Peter Segal, 2008), Io & Marley (di David Frankel, 2008) ed in Argo (Ben Affleck, 2012; grazie al quale riceve la sua quarta nomination al Premio Oscar). Negli ultimi anni ha lavorato in: Il grande match (di Peter Segal, 2013), Insospettabili sospetti (di Zach Braff, 2017) ed in Dumbo (di Tim Burton, pellicola che uscirà tra due giorni nelle sale italiane e tra tre in quelle statunitensi).

Arkin ha debuttato come regista nel 1971 dirigendo Piccoli omicidi, e, dopo la realizzazione di altri lungometraggi e cortometraggi, viene inserito nella cosiddetta scuola comica ebraico-americana, che conta autori-attori quali Woody Allen, Carl Reiner, Mel Brooks e Gene Wilder.

Serie tv: Il metodo Kominsky

Per il piccolo schermo Arkin all’inizio degli anni ottanta prende parte ad alcuni episodi di A cuore aperto e, soprattutto negli ultimi anni, lavora molto di frequente in televisione: nel 2001 prende parte alla serie tv 100 Centre Street e nel 2005 partecipa come guest star a Will & Grace (nel ruolo del padre di Grace Adler). Infine sul finire del 2018 è stato co-protagonista (affianco a Michal Douglas) della produzione Netflix Il metodo Kominsky, serie comica ideata da Chuck Lorre (Dharma & Greg, Due uomini e mezzo, The Big Bang Theory, Mom e Young Sheldon) decisamente acclamata da pubblico e critica. Al momento non è prevista una seconda stagione dello show, ma considerando il successo ottenuto, un ripensamento non è da escludere.

Buon compleanno Alan!

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