Disparità di genere: la pandemia aumenta le disuguaglianze sul lavoro

Lo smart working rischia di acuire le disparità di genere sul lavoro, ai danni delle madri lavoratrici.

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Disparità di genere sul lavoro

Fin dai primi mesi della pandemia di Covid-19, è stato evidente che le politiche delle restrizioni non stessero tenendo in considerazione il problema delle donne lavoratrici. Chiuse le scuole, molte madri si sono viste costrette a tralasciare, se non addirittura abbandonare, il lavoro per occuparsi dei figli e seguirli nella DAD. Una situazione che ha messo in difficoltà molte famiglie, incapaci di tirare avanti con un solo stipendio. Ma non solo: l’assenza dal posto di lavoro e lo smart working hanno acuito le disparità di genere sul lavoro. E le cose potrebbero non migliorare, anche dopo la fine dell’emergenza.

Perché la pandemia ha aumentato la disparità di genere sul lavoro?

Ammettiamolo: all’inizio, il lavoro di casa non sembrava poi così male. Più tempo per la famiglia, orari più flessibili, niente ore trascorse imbottigliati nel traffico o sui soffocanti mezzi pubblici. Tanto che alcuni governi europei stanno valutando l’idea di mantenere un sistema di lavoro “misto” anche a emergenza conclusa. Alternare, cioè, la presenza in ufficio allo smart working.

Inizialmente, si pensava anche che il lavoro da casa potesse aiutare a ridurre la disparità di genere sul lavoro. Poter lavorare da casa, infatti, avrebbe permesso alle donne di occuparsi dei figli senza togliere tempo al lavoro. Anche quelle con bambini molto piccoli, insomma, non sarebbero state costrette ad assentarsi dal lavoro.

L’idea, che sta prendendo piede in Europa, di uno stile di lavoro “ibrido”, che alterni cioè presenza in ufficio a smart working, rischia al contrario di rivelarsi estremamente penalizzante per le donne. L’idea, infatti, è quella di lasciare che i dipendenti decidano liberamente quando recarsi in ufficio e quando, invece, lavorare da casa. È improbabile che i datori di lavoro non finiscano per preferire, quando sarà il momento di assegnare aumenti o promozioni, coloro più fisicamente presenti sul posto di lavoro. Che difficilmente sarebbero le madri lavoratrici.

Secondo Joely Brearley, fondatrice dell’ente benefico Pregnant Then Screwed a sostegno delle donne che subiscono discriminazioni in materia di maternità o gravidanza, far scegliere ai dipendenti se recarsi o meno in un ufficio potrebbe rivelarsi problematico per le disparità di genere. “Le donne con figli, i caregiver e le persone con disabilità tenderanno a rimanere a casa più spesso. Gli altri, invece, preferiranno andare in ufficio” ha osservato. “Quelli a casa sembreranno meno impegnati nel proprio lavoro e non stringeranno un buon rapporto con il proprio manager. Vale a dire, la persona che potrebbe promuoverli o dar loro un aumento di stipendio.”

Il ruolo degli uomini

Secondo il professor Cary Cooper, psicologo della Alliance Manchester Business School, quanto questo nuovo approccio al lavoro influirà sulla disparità di genere dipende in parte dagli uomini. “La grande domanda a cui non abbiamo ancora risposta è quanto, in questo periodo di pandemia, gli uomini si siano resi conto che la vita non è solo lavoro. Hanno iniziato a ridefinire le priorità e a capire quanto sia importante la famiglia?” Ha dichiarato. “Se anche i papà approfitteranno del lavoro flessibile per passare più tempo in casa con i figli, diminuirà di molto la disuguaglianza di genere sul posto di lavoro. Se non lo faranno, allora avremo un problema. Le donne lavoreranno per lo più da casa e gli uomini andranno in ufficio più volte a settimana, il che influirà negativamente sulla carriera delle prime.”

Qualora il lavoro “switch” prendesse piede, insomma, bisognerebbe monitorare con attenzione le dinamiche e i cambiamenti apportati da un approccio completamente nuovo alla vita lavorativa e alla carriera. Con uno sguardo attento ai datori di lavoro, che andrebbero di volta in volta incoraggiati a valutare l’impatto delle loro scelte e, se necessario, a modificarle, per non lasciare indietro nessuno.