La disinformazione su Internet è una colpa di tutti noi

"La legge non ammette ignoranza": quante volte abbiamo sentito questa frase?"

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La disinformazione digitale richiede un importante attenzione da parte di tutti in questo particolare momento

Il rischio è che la disinformazione comprometta la giusta percezione dell’emergenza creando scompensi non poco rilevanti.

Per questo motivo l’OMS ha chiesto aiuto alle grandi piattaforme social e non solo.

I libri possono aiutarci a migliorare le nostre conoscenze

Vi è la necessità sempre maggiore di provare a contenere la diffusione delle notizie infondate e di condividere la corretta informazione relativa all’emergenza sanitaria ancora in atto.


Eppure sono tempi duri anche per il diritto all’informazione, che rischia di essere messo a repentaglio dal continuo circolare delle insidiose fake-news.

Di queste ultime, se ne sente parlare sempre più spesso, le “false notizie” che circolando rapidamente rischiano di influenzare il nostro pensiero e quello degli altri.

Mai come in questo tragico momento connotato da una gravissima emergenza sanitaria e da un’imminente crisi economica la verità dovrebbe avere il privilegio di essere al centro dell’informazione.

Sì, perché le fake news, in un contesto così “liberalizzato” come è quello di internet, hanno la possibilità di circolare rapidamente imponendosi come un ostacolo al libero mercato delle idee e creando problematiche di varie entità: sociologiche-cognitive e tecniche.

Le prime possono essere riassunte in due fenomeni “social cascade”, ossia la rapida diffusione a catena di notizie senza appurarne né la fonte né la veridicità ed i c.d. “group polarization” ossia la divulgazione e il rafforzamento di convinzioni all’interno di un gruppo omogeneo.

I problemi tecnici riguardano invece la struttura dei social network. Questi riescono a raggiungere in maniera unilaterale milioni di utenti con la conseguenza di far diventare virale un numero esponenziale di notizie.

Fake-news, leggende metropoliane e allarmismo: un mix pericoloso

A quanto pare anche il COVID-19 ha un nemico; molte sono le bufale che hanno colpito il virus, per citarne alcune: “Il coronavirus è stato creato da una “congrega” di miliardari che vogliono dare vita ad un nuovo ordine mondiale”.

“Il coronavirus, nome in codice Wuhan-400, è un’arma batteriologica creata dalla Cina che realizza una “profezia” preannunciata in un libro del 1981”; “E’ un’arma sviluppata dagli Stati Uniti”; “La minestra d’aglio può farci guarire dal coronavirus”.

Ma quali sono le ragioni che permettono alle disinformazione di diffondersi così rapidamente?


Sicuramente internet appare come un sistema di informazione decentralizzato dove grazie alle condivisioni, ai like, agli hashtag è possibile far circolare sul web in pochissimo tempo migliaia di notizie.

Generando una sorta di “informazione fai da te” mediante la quale gli utenti si informano si crea una catena di “disinformazione” pressoché infinita.

Internet è un sistema gestito da pochi (Google detiene a livello mondiale il 70-80% dell’informazione); questi sono per lo più algoritmi che riescono a raggiungere milioni di persone ed acquisire una legittimazione non sempre giustificata e vera.

Internet è una grande echo chamber, dove le informazioni circolano liberamente, generando confusione e non permettendo di distinguere il vero dal falso.


Eppure, nonostante internet sia un sistema insidioso e difficile da gestire e da controllare, ci sono dei piccoli rimedi che ognuno di noi può mettere in atto per provare a contenere il fenomeno della disinformazione.

Ma il rimedio più efficace risulta essere quello meno tecnico: il buon senso.

Ognuno di noi dovrebbe essere consapevole che internet è un sistema di informazione che sfugge ad un rigido controllo; non ci sono né redattori, né controllori.

Forse il vaccino più adeguato in questo contesto, ma non solo, resta sempre la cultura accompagnata dalla giusta informazione.

Cosa potrebbe aiutarci in questo periodo?

Un’informata prudenza, niente di più.

Per l’emergenza stiamo rinunciando a ciò che sembra superfluo come le attività culturali; così facendo finiamo per colpire l’economia di un settore già in crisi e il nostro morale.

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