Disastro di Molare: il 13 agosto 1935 il tragico crollo della diga piemontese

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Il 13 agosto 1935 in Piemonte ci fu il disastro di Molare.

È passata alla storia come una delle tre principali tragedie che hanno colpito l’Italia, causate dal tracollo di una diga. Dopo il dramma del Gleno del 1923 e prima di quello del Vajont del 1963, il disastro di Molare del 13 agosto 1935 è stata una catastrofe idraulica che si è portata via con sé 111 persone e numerosi dispersi. L’estate di quell’anno era stata particolarmente calda e siccitosa ma, nonostante ciò, in quel martedì del ’35 improvvisamente un’ondata di maltempo scatenò dei violenti temporali che raggiunsero le valli piemontesi di Orba e Stura. Si calcola che nel giro di otto ore siano caduti più di 40 centimetri di pioggia che andarono ad ingrossare pericolosamente la portata del lago di Ortiglieto.

I responsabili della diga locale intervennero con ritardo per cercare di valutare la situazione già precaria e preoccupante. Riuscirono soltanto ad utilizzare uno dei due scaricatori disponibili, ma questo quasi subito si inceppò perché intasato da una grande quantità di acqua melmosa. Intorno alle 13:15 il bacino non riuscì più a contenere il grande flusso di pioggia che stava cadendo dal cielo e questa drammatica circostanza fu l’inizio del disastro di Molare. La diga più grande riuscì a reggere l’urto dell’esondazione, mentre la stessa cosa non accadde per l’altro sbarramento.

Il 13 agosto 1935 il crollo della diga della sella Zerbino.

La sella Zerbino infattì cedette e andò a crollare nell’alveo, andando a riversare nel fiume Orba una enorme quantità di acqua e fango che, stando alle stime dell’epoca, aveva un’ampiezza di circa due chilometri e un’altezza di 20 metri, trasportando addirittura 30 milioni di metri cubi. L’acqua ormai fuori controllo andò a colpire prima Molare (provincia di Alessandria) ma per fortuna non riuscì ad arrivare nel centro abitato. Persero la vita tre persone che alloggiavano in un piccolo edificio che si trovava nei pressi del torrente. Tuttavia la centrale elettrica andò completamente distrutta, e crollò il ponte ferroviario Asti-Genova lungo il quale da poco era passato un treno.

Il disastro di Molare: le città devastate e le vittime

Il percorso inarrestabile dell’inondazione proseguì verso le cittadine che sorgevano nelle vicinanze di Ovada, e a nord-est almeno 70 case furono spazzate via, causando la morte di circa 20 abitanti. Intorno alle ore 14, gli effetti del disastro di Molare si abbatterono anche su Ovada, la città più grande dell’area circostante che nel 1935 aveva circa diecimila residenti. Si registrarono danni ai ponti San Paolo e della Veneta, e crollò quello che collegava Piazza Castello al quartiere Borgo che fu quasi totalmente raso al suolo dall’acqua impetuosa. Furono 35 gli edifici distrutti e persero la vita circa 65 persone.

In un secondo momento, l’acqua dell’Orba andò a confluire nel fiume Stura, la cui esondazione provocò la distruzione del ponte che univa Ovada a Belforte Monferrato. La tragedia proseguì quando la terribile ondata toccò i paesini di Silvano, Predosa e Capriata, prima che il flusso idrico andasse a finire nel fiume Bormida. Allagamenti si ebbero fino ad Alessandria, anche se in quest’area la violenza dell’esondazione divenne più contenuta perché nel frattempo aveva smesso di piovere. Al termine del disastro di Molare si contarono 111 vittime, e i corpi di diverse persone vennero recuperati solo a distanza di anni dal drammatico crollo della diga.

Le inondazioni del 13 agosto 1935 provocarono 111 vittime.

In seguito alla tragedia del 13 agosto 1935 furono aperte delle indagini e degli studi per valutare le cause del tracollo della struttura piemontese. I periti e gli esperti, dopo accurate analisi, dichiararono che il terreno della sella Zerbino non era adatto ad ospitare una diga. I dirigenti delle Officine Elettriche Genovesi (OEG) immediatamente affermarono di non avere alcuna responsabilità in merito all’accaduto, rispedendo al mittente le accuse del podestà di Ovada che aveva chiesto loro un ingente risarcimento danni.

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Si aprì un processo che vide coinvolti 12 ingegneri, nonché dirigenti e direttori dell’OEG. Il 4 luglio 1938 la Corte di Appello di Torino assolse tutti gli imputati, sentenziando che la diga era stata progettata e costruita senza aggirare la legge, e sostenendo che l’eccezionale ondata di maltempo che si era verificata quel 13 agosto 1935 avrebbe messo fuori uso qualsiasi tipo di scaricatore. I parenti delle vittime del disastro di Molare vennero risarciti dallo Stato con una somma di 30.000 lire.

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