Con già 5 dischi all’attivo, usciti per Irma Records, Kiver, Record Kicks, Dischi Bervisti, Overdrive e centinaia di concerti in Italia ed Europa, i Captain Mantell presentano ora il loro sesto album per Overdrive, Dischi Bervisti, Sotterranei, Cave Canem: “Dirty White King”, il disco più scuro della band fino ad ora, dall’atmosfera avvolgente e intrigante.

“Dirty White King”, uscito il 20 marzo, è il racconto di un regicidio e di una caccia all’uomo, di cui il gruppo narra le azioni e le conseguenze. Il trio nel nuovo album racconta una storia di ribellione che conduce ad estreme conseguenze. Quella di una persona qualunque che prende una decisione, la porta a compimento e ne paga il prezzo. Una storia senza tempo e senza connotazioni geografiche, sempre valida, raccontata attraverso i pensieri e le emozioni dei suoi protagonisti nella quale un metaforico regnante viene ucciso e il regicida viene braccato fino alla morte. E il cerchio si chiude per ricominciare da capo senza che nulla sia cambiato… forse.

La musica che accompagna, o meglio sovrasta il racconto, è potente, tagliente, ossessiva e spesso tetra ma con momenti in cui sembra che l’orizzonte non sia così buio. Suoni di sassofono e chitarra registrati con tecniche estreme, ritmiche irregolari, melodie accattivanti ma mai scontate  e l’inserimento di un ricercato soundscape proiettano l’ascoltatore all’interno di un’esperienza quasi cinematografica. Il gioco dei riferimenti stilistici non riesce facile trattandosi di un innovativo mix di ispirazioni diverse tra loro (John Zorn, Faith No More, The Beatles, Soundgarden, King Crimson tra gli altri) che assume le connotazioni di una colonna sonora strettamente legata agli eventi narrati nei testi. L’oscurità che pervade il lavoro è ben rappresentata dal complesso artwork di Seals Of Blackening (Michele Carnielli). Due sono le collaborazioni che vedono Francesco Chimenti alla voce e ai violoncelli su Inner Forest e Nicola Manzan agli archi su The Invisible Wall, Livor Mortis e Let It Down. Presente un tributo a E.A. Poe su Worst Case Scenario con l’inserimento della sua poesia Alone. L’intero LP è stato registrato e prodotto dagli stessi musicisti, Tommaso Mantelli e Sergio Pomante nei propri studi di registrazione (Groove Studio, Noise Lab e Cà Rudere).

Il progetto Captain Mantell nasce nel 2006 dall’omonimia tra il cantante Tommaso Mantelli e il Capitano Thomas F. Mantell Jr, noto come il primo pilota morto durante l’inseguimento di un UFO, argomento che rappresenta il fulcro topico della corposa discografia della band, in cui ogni disco è un capitolo della storia tra il Capitano e l’UFO.

Da più di 10 anni il progetto Captain Mantell fa delle sonorità nuove e delle composizioni alternative con un piglio pop il proprio marchio di fabbrica. “Dirty White King” continua su queste coordinate proponendo un rock pesante e cupo alternato ad aperture più luminose e testi che raccontano la storia immaginaria di un simbolico regicidio attraverso le emozioni dei suoi personaggi. Batteria, chitarra e sassofono, registrati con tecniche estreme e inusuali, creano un fiume sonoro sul quale naviga agilmente una voce cantata e narrante, creando una fusione perfetta ed evocativa.

La band ha condiviso il palco con grandi artisti tra i quali Chemical Brothers, The Klaxons, Mouse On Mars, White Rose Movement, Icarus, Tito&Tarantula, Louie Austen, Bologna Violenta, Freakatronic, OJM, si è esibita nei principali festival musicali italiani (Heineken Jamming Festival, Sonisphere, Neapolis Festival) e ha girato l’Europa toccando città come Londra, Bristol, Brighton, Berlino, Essen, Amsterdam.

Il gruppo è partito con un sound che puntava soprattutto sull’elettronica, mentre negli album più recenti ha virato verso suoni più abrasivi e scuri, ben realizzati in questo ultimo lavoro che ricorda i gruppi grunge degli anni 90.

La band è composta da Tommaso Mantelli (chitarra e voce), polistrumentista, cantante e produttore trevigiano, attivo da più di 20 anni nella scena underground italiana. Tommaso non riesce a stare fermo un attimo: oltre a registrare e produrre dischi per artisti da tutta la penisola, suona in altre band sempre di stampo alternativo tra le quali Kirlian (Dio Drone, Dischi Bervisti, Toten Shwan, Trivel) alla batteria e Bleeding Eyes (Go Down Records) ai rumori. E’ inoltre titolare del progetto di elettronica estrema con strumenti autocostruiti denominato AMA (Dischi Bervisti, Grindcore Karaoke USA). Da qualche anno ha ampliato lo spettro delle sue esperienze creando la colonna sonora ed esibendosi live con strumentazione elettronica in reading e spettacoli di teatro sperimentale (Hamle-Tronic di Fabrizio Paladin, Inferno Indolore di Francesco Maino). Nel 2010 è stato bassista per il tour di A Sangue Freddo con Il Teatro Degli Orrori.

Al sassofono troviamo Sergio Pomante, titolare del progetto sperimentale String Theory, dal 2015 suona sax e batteria con Amaury Cambuzat nella nuova formazione della storica band Ulan Bator. Anche Sergio è tecnico del suono e produttore all’interno del proprio studio di registrazione, il Noiselab a Giulianova (TE).

Mauro Franceschini è invece il batterista del gruppo.

Tutti i testi sono di Tommaso Mantelli eccetto Worst Case Scenario /Alone di Edgar Allan Poe e Inner Forest di Francesco Chimenti e Tommaso Mantelli.

Tracklist:

  • Dirty White King
  • The Invisible Wall
  • Stuck in The Middle Ages
  • Worst Case Scenario/Alone
  • Blood Freezing
  • Livor Mortis
  • Let It Down
  • Inner Forest
  • Days of Doom
  • In The Dog Graveyard
  • Even Dead
  • And Nothing More To Come…Maybe.

Il disco è energico e potente, coinvolge con le dure sferzate di batteria che risultano di forte impatto.

I prossimi concerti della band avranno luogo il 25 marzo allo Scumm di Pescara, il 26 marzo all’Heartz Club di Fermo e il 31 marzo a Bologna al Freak Out Club.

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