Dirty Martini: come prepararne uno a regola d’arte

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È un cocktail classico, e non sembra difficile da preparare. In realtà il Dirty Martini ha una sua complessità, e non è così semplice assemblarlo. Vediamo perché e come farlo al meglio.

Come fare il perfetto Dirty Martini?

Sicuramente questo cocktail sarà familiare agli appassionati di James Bond, dove la celebre spia ordina un Martini “agitato, non mescolato”. Sembra però che la maggior parte dei baristi sconsigli questa versione, come spiegato dal capo barman di Death & Co. a New York, Javelle Taft. “Agitare i tuoi Martini darà loro una consistenza piacevole e setosa. Scuoterli diluisce eccessivamente il cocktail, lasciando troppa acqua” afferma. Tolta questa piccola curiosità, veniamo all’argomento principale: come preparare il perfetto Dirty Martini.


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La scelta del liquore

Gin o vodka? Tutto dipende dalle nostre preferenze. Naturalmente, a seconda della scelta il nostro Dirty Martini avrà un sapore del tutto differente. Con la vodka, che è uno spirito neutro, la salamoia e la salinità delle olive saranno predominanti, come spiega Jose Pereiro, Direttore delle Bevande di Storico Vino ad Atlanta. Con il gin invece, il gusto sarà più complesso, con note dolci che ben si abbineranno alle olive.

Gin o vodka: quali scegliere?

Possiamo scegliere anche fra diversi tipi di gin e di vodka. Will Patton, Direttore delle Bevande di Bresca, afferma che potrebbe essere un’idea aggiungere una vodka di patate, come ad esempio Chopin. Il sapore terroso e corposo sarebbe l’ideale per sposare il gusto delle olive. Quanto al gin, Darron Foy (Bar Manager presso The Flatiron Room a New York) consiglia Hendrick’s Gin, con note di cetriolo; oppure The Botanist, dalle note erbacee e floreali.

I miscelatori per cocktail

Un’altra componente importante sono i miscelatori per cocktail. Molti di questi sono realizzati da baristi, come il Dirty Sue Premium Olive Juice, creato da Eric Tecosky. Quest’ultimo possiede vent’anni di esperienza dietro il bancone, e il suo Dirty Sue è diventata la prima salamoia di olive pensata esclusivamente per i cocktail: quindi anche per il Dirty Martini.

L’oliva giusta

Sempre secondo Jose Pereiro è preferibile utilizzare le olive con il nocciolo, poiché rimangono fresche più a lungo. Invece Weston Holm, co-fondatore della Blue Cover Distillery di Scottsdale, Arizona, suggerisce le grandi olive verdi di Pimento, poiché hanno un succo non troppo salato. Ma secondo Javelle Taft, la salamoia non deve necessariamente limitarsi alle olive. “La definizione di Dirty Martini significa ‘salato’. I sapori possono provenire da tutti i tipi di verdure sottaceto” spiega. Il suo consiglio quindi è di iniziare con una buona base di parti uguali di aceto di mele e salamoia di olive. Aggiungere quindi olive, cipolle, carote, pepe in grani, fagiolini; lasciare riposare a temperatura ambiente per 24 ore. Filtrare il succo, e lasciarlo raffreddare in frigorifero per una notte.

A proposito del vermouth

Anche la quantità di vermouth dipende dalle preferenze di ognuno, a patto che sia secco. Non è però neppure detto che sia necessario aggiungerne nel nostro Dirty Martini: potrebbe essere sufficiente far “suonare” il bicchiere, come spiega Weston Holm. Non sempre infatti i baristi lo utilizzano, ma Will Patton abbina ad un gin Tanqueray un vermouth Mancino Secco, dalle tonalità erbacee.

Dirty Martini: la ricetta di Pereiro

Premesso tutto questo, Jose Pereiro fornisce la sua ricetta per il classico Dirty Martini. Abbiamo bisogno di 2,5 once di gin o vodka, di 0,5 once di vermouth secco e di 0,5 once di salamoia di olive. Prendiamo quindi un mixing glass ben freddo, e riempiamo con gli ingredienti e il ghiaccio. Mescoliamo per 20 secondi. Versiamo in una coupé, o in un bicchiere da Martini ghiacciato; terminiamo guarnendo con tre olive.