Diritti Lgbt: in Giappone ancora negato il matrimonio

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Non è stato approvato il progetto di legge per introdurre il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Giappone ancora molto indietro sui diritti Lgbt

In Giappone i diritti della comunità Lgbt non vengono ancora garantiti a pieno dalla legislazione, nonostante i passi avanti degli ultimi anni.

Di recente, infatti, la Dieta nazionale giapponese (ovvero il loro organo legislativo), non ha approvato un progetto di legge per legalizzare il matrimonio omosessuale.

Il partito liberaldemocratico, che ha governato quasi ininterrottamente dal 1955, ha da sempre mostrato scarso entusiasmo per i diritti Lgbt. Solo l’anno scorso un alleato del premier Shinzo Abe ha sollevato polemiche per aver definito le coppie gay “improduttive”. Il partito si era poi pubblicamente dichiarato contrario ai matrimoni gay nel 2016.

Il riconoscimento dei comuni

Una svolta, tuttavia, era grandemente attesa. Questo, innanzitutto, perché già nel 2015 il comune di Shibuya aveva cominciato a riconoscere le unioni delle “minoranze sessuali”. Questa decisione, di fatto, li equiparava ai matrimoni.

L’ordinanza, approvata a stragrande maggioranza dall’assemblea comunale di Shibuya, istituiva una sorta di registro delle unioni civili, decretandone inoltre la validità e l’efficacia giuridica. Venivano, inoltre, elencate nel dettaglio tutta una serie di situazioni in cui non sarà più possibile compiere discriminazioni.

Il sindaco di Shibuya, all’epoca, aveva dichiarato: “E’ compito dello stato adeguarsi al cambiamento della società. Siccome il nostro governo è particolarmente lento nel percepire i cambiamenti, abbiamo deciso di dare una scossa. Le minoranze sessuali sono una realtà. E’ giusto che che vengano riconosciute e tutelate senza essere più costrette a vivere di nascosto la loro realtà”.

Seguendo l’esempio del sindaco, ora decine e decine di comuni hanno cominciato a rilasciare certificati di partenariato per le minoranze sessuali.

La protesta delle coppie a San Valentino

Il giorno di San Valentino di quest’anno 13 coppie omosessuali hanno deciso di fare causa al governo. Lo hanno accusato, nello specifico, di violare i propri diritti costituzionali non permettendogli di sposarsi.

Chiedono, dunque, un risarcimento simbolico di un milione di yen a testa, che corrispondono a 8 mila euro circa.

Gli attivisti per i diritti Lgbt hanno espresso la loro volontà di portare avanti la questione fino alla Corte Suprema giapponese.

Taiwan all’avanguardia

Una svolta era attesa anche in seguito alla legalizzazione dei matrimoni gay a Taiwan, avvenuta a maggio.

La nuova legge garantisce ora alle coppie dello stesso sesso protezioni legali simili a quelle delle copie eterosessuali.

Poco prima del voto anche la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, aveva espresso il suo favore scrivendo su Twitter:

“Oggi possiamo fare la storia e mostrare al mondo che i valori progressisti possono radicarsi in una società dell’Asia orientale. Possiamo mostrare al mondo che #l’AmoreVince”.

Taiwan è stato dunque il primo paese asiatico a garantire questo diritto alla comunità Lgbt, e si pensava che il Giappone sarebbe stato il prossimo.

Taiwan: primo in Asia a legalizzare i matrimoni gay

Attualmente, dunque, il Giappone è l’unico paese del G7 a non permettere i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

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