Le compagnie aeree vogliono cambiare le leggi attuali, ma le associazioni dei consumatori non sono d’accordo.

Immagina che il tuo volo per le vacanze venga cancellato alle 23:00. Hai diritto al risarcimento? Alloggio? Un pasto?

L’UE ha regole fin dal 2004 che precisano quando e quali compagnie aeree devono pagare , ma c’è talmente confusione al riguardo che la Commissione è sotto pressione per riformare il regolamento già alla fine di quest’anno. Bruxelles ha proposto una revisione nel 2013, ma è stato bloccata a causa di uno scontro tra Spagna e Regno Unito sull’aeroporto di Gibilterra.

Da una parte ci sono le compagnie aeree. Sostengono che l’attuale regime dei diritti dei passeggeri è troppo rigido e troppo costoso, in quanto li obbliga a pagare un risarcimento di 250 € per i voli cancellati a corto raggio e di 600 € per i voli a lungo raggio per motivi che sostengono essere fuori dal loro controllo.

“Se vai al cinema e sei trattenuto per mezz’ora, nessuno farebbe causa al teatro. Ma la realtà nel settore dell’aviazione è che abbiamo una legislazione inadeguata “, ha affermato Pieter Elbers, CEO della compagnia aerea olandese KLM, in occasione di un evento a Bruxelles a marzo.

La Corte dei conti europea (CCE) ha pubblicato un rapporto lo scorso anno rilevando che il 50 per cento delle domande presentate presso alcune compagnie aeree sono state gestite dalle agenzie assicurative.

La proposta di riforma del 2013 – che le compagnie aeree sostengono – prevede un risarcimento dopo un ritardo di cinque ore, non di tre ore secondo le norme attuali. 

La relazione dei revisori dei conti raccomandava una terza opzione, sostenuta dai gruppi per i diritti dei consumatori, ma osteggiata dalle compagnie aeree e dalle assicurazioni. Suggerisce che la Commissione adotti una compensazione automatica, che ridurrebbe l’onere per i passeggeri di fare reclamo. La Commissione sta valutando anche questa possibilità.

Vi è un acceso dibattito soprattutto in previsione della Brexit. Con il Regno Unito fuori dall’UE, la questione di Gibilterra inabilita l’azione del Consiglio.

Questo mese, l’associazione in difesa dei diritti dei passeggeri (APRA), il gruppo di pressione delle agenzie per i sinistri, ha intensificato la sua campagna contro la proposta della Commissione del 2013. Ha accusato Bruxelles di inchinarsi alle compagnie aeree e di non applicare la legislazione esistente.

“Con l’enorme quantità di ricerche e dati a supporto dell’attuale versione di [il regolamento] … dobbiamo chiederci perché la Commissione europea voglia revisionare l’attuale regolamento – e dove è andata a finire la sua integrità”, ha detto l’APRA in una nota.

Ma non è solo la Commissione a spingere per il cambiamento. C’è una diffusa sensazione che l’industria europea dell’aviazione sia cambiata radicalmente dal 2004. L’interpretazione del regolamento è anche abbastanza confuso ed i tribunali hanno avuto difficoltà nel valutare quando i vettori avrebbero dovuto pagare.

La legge dice che le compagnie aeree non sono obbligate a risarcire i passeggeri per ritardi o cancellazioni in “circostanze straordinarie” al di fuori del controllo delle compagnie aeree.

In molti casi, tuttavia, i tribunali europei e nazionali hanno dovuto decidere cosa si intende per circostanza straordinaria e cosa no: scioperi non annunciati (no), difetti tecnici nell’aero (no) disagi causati dagli uccelli (sì).

L’attuale legge, afferma la compagnia aerea A4E , è “troppo dettagliata e prescrittiva e, allo stesso tempo, troppo vaga su punti essenziali”.

La relazione dei revisori ha rilevato che mentre le leggi sui diritti dei passeggeri sono abbastanza complete, i consumatori spesso non conoscono i loro diritti e le compagnie aeree non le dicono. Ma la richiesta di compensazione automatica viene respinta da entrambe le compagnie aeree e dalle agenzie di indennizzo. Per le compagnie aeree, significherebbe ancora più pagamenti. Per le agenzie assicurative potrebbe compromettere il loro modello di business.

“L’idea è apprezzabile, ma molto difficile da attuare nella realtà”, ha detto in un’intervista Christian Nielsen, presidente dell’APRA, citando potenziali problemi di privacy e antitrust se le agenzie di prenotazione e le compagnie aeree iniziano a condividere le informazioni sulle carte di credito per attuare questo provvedimento.

Le compagnie aeree insistono sul fatto che il sistema attuale sia obsoleto e che le associazioni dei consumatori facciano parte del problema. Ryanair definisce queste associazioni persino dannose per il consumatore perchè “trascinano deliberatamente ed inutilmente gli utenti attraverso i tribunali” e afferma che non forniscono “alcun servizio utile di sorta”.

I critici descrivono aggressive le campagne di marketing da parte delle agenzie assicurative con prezzi alti, a volte nascosti. La relazione dei revisori ha rilevato che alcune agenzie di risarcimento pretendono fino al 50% dell’ammontare di cui i passeggeri hanno diritto. 

Nel 2017, la Commissione ha pubblicato un avviso che riportava “una serie di testimonianze di pratiche e comportamenti scorretti” – tra cui una mancanza di trasparenza in materia di prezzi, aggressivo telemarketing e condivisione illegale di dati.

“Valutiamo la possibilità che ci sia da migliorare la gestione dei rimborsi, ma questo non deve mettere a repentaglio un intero settore”, ha risposto l’APRA, definendo l’avviso della Commissione “piuttosto negativo” e “ingiusto”.

Le agenzie assicurative sostengono che il loro servizio sia fondamentale per la tutela del consumatore, non solo per quanto riguarda il lato economico, ma anche perchè forniscono i dati sulle pratiche di compensazione delle compagnie aeree. Ai sensi delle leggi vigenti, le compagnie aeree non sono obbligate a fornire tali informazioni.

Il gruppo BEUC per la difesa dei diritti dei consumatori vuole una riforma,ma non ha dichiarato se appoggia o si oppone alla proposta del 2013,si è limitato ad affermare che lo status quo è inaccettabile.

“Riteniamo che se il sistema di protezione dei passeggeri funzionasse bene, non ci sarebbe alcun bisogno di agenzie assicurative”, ha affermato Patrycja Gautier, responsabile legale del BEUC.

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