Direzione Mantova, bella Mantova, o quasi. (Seconda parte)

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bella Mantova

Ah Mantova!
Bella Mantova!
O quasi.
Sei così lussureggiante da sembrar lussuriosa, castellana e cortigiana, duchessa e contadina di deserti.
Un caffè.
Per conoscere quanto costa la vita, per sentire l’accento della gente del posto, per chiedere del lago o del fiume (ce ne dovrebbe essere uno ed hai bisogno d’acqua), per valutare i modi dei mantovani. Rimuovi il blocco di marmo, la biglietteria buona solo per l’andata. Concediti alla trappola. Offri una seconda chance alla città. Sii chiaro, voce chiara e diretta, fissa gli occhi della barista. Sei del posto. Ne sei parte, gli appartieni. Nessuno ti può ferire, nessuno vuole farlo, nessuno ti odia, nessuno bada a te, nessuno t’ignora, nessuno ti ama. Non devi niente a nessuno.

“Buongiorno, un caffè”
“Buongiorno, subito!”
Il signore al tavolo con cui parlava un minuto fa la barista guarda quasi scioccato la “Gazzetta dello Sport”. La prima pagina da un mese non parla che della Juventus. Sbuffa un po’, è stufo. Riattacca bottone alla tipa, scherza in un dialetto tanto leggero quanto straniero. Non badare alla lingua. Non sei un forestiero. Il signore è di buon umore ora e questo è chiaro ovunque.
“Mi servirebbe un’informazione. Mi può dire quanto ci vuole da qui al lago? Tra quaranta minuti riparto e vorrei vedere ancora qualcosa. E’ distante da qui?
“E’ alle spalle del Palazzo Ducale. Ci vogliono cinque minuti.”
Ringrazi: “Gentilissima”.
Paghi. Esci.
Tutto sommato l’umanità è uno standard.

Vai verso il lago, la parte inferiore. Una nuova meraviglia, d’importazione. Gli stranieri. Pensavi fossi solo tu insieme ai toscani a non essere del posto, tu il burbero bifolco loro i nobili cortesi. Il lago non è grandissimo, neanche tanto naturale, ma è piacevole vedere i branchi misti di vecchi e bambini d’ogni razza che camminano lungo le sue sponde. Sei un turista da poco. Così facilmente impressionabile. Hai lasciato anche la tua macchina fotografica a casa e senti già che la meraviglia di questa giornata durerà quanto il tuo ricordo.
Trenta minuti al treno per Verona. Il passato mette fretta al presente.
Va così.
Ancora due o tre chiese, poi al treno.
Il Duca ed il Mantegna probabilmente non li conoscerai mai. Ma è così che deve andare. Così, dirai, decidesti che dovesse andare.
Le chiese non sono tetti spioventi o piani. Le chiese sono cupole. Brunelleschi e Michelangelo. Almeno in chiesa trovi dell’equilibrio.
Se non fosse un luogo sacro diresti frasi del tipo: “…l’equilibrio un paio di….”. Gli affreschi, al buio, sotto immensi rosoni e finestroni, sono costretti alla luce. Un dettaglio, un offesa di logica in un marasma di bellezza.
Le cupole.
Ecco dove. La sfera lanciata in alto e tanto più chiara quanto più elevata…angeli indefiniti che sfumano nell’abbacinante bagliore del divino, pietre e colori tanto chiari che il cielo fuori è inutile.

“Oooooooooohhhhh”
Cosa?
No.
Non sei uno straniero. Non sei un turista. Non sei del posto. Non è più un tranello. Non è più un gioco.
Oh, Mantova!
Bella Mantova!
O quasi.
Di fronte a te. Non sei di qui, eppure. Donne e ragazze cominciano ad essere curiose. Non è per te. Forse quest’immenso raggiro doveva portarti a questo. subire l’Estasi senza subire Vergogna. Ti sorridono. Sorridi. Hai solo dieci minuti. Hai deciso. Anche se non avessi mai deciso, devi. Non è il caso. Anche all’estasi si deve rinunciare quando non è il caso. Torna ai tuoi viaggi da cui pensare. Vai via come avessi addosso un giaccone alla Serpico in piena notte anche se sono le undici del mattino.
Cinque minuti.

Sei sul treno.
La batteria del cellulare è quasi esaurita dopo tutte le foto che hai fatto in giro e che non guarderai mai. Lo scompartimento è vuoto. Sei solo. Niente di meglio. Tornando alla stazione delle persone han chiesto dove fosse la stazione. “Seguitemi”, gli hai detto. E adesso sei solo. Niente di nuovo. Puoi ancora far delle foto. Prima che il treno parta ritrai il tuo viso nuovo. Chissà com’era ora che vedi com’è. Torna in fretta ad essere quello che eri, su! Renditi riconoscibile. Prova ad essere un po’ più professionale e serio se riesci. Ricordati l’Estasi. O quasi.
Tutto finirà in un diario non autorizzato e non apocrifo.
L’Estasi…e la sindrome di Down.
…mentre vai incontro al passato…

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Sono Vittorio Musca, ho 39, sono originario di Torchiarolo, in provincia di Brindisi e vivo a Bologna anche se negli ultimi anni per studio o lavoro ho vissuto in Norvegia, Polonia, Repubblica Ceca e Germania. Ho conseguito due lauree. La prima in Scienze Politiche e la seconda in Lettere. Parlo inglese, italiano, spagnolo, tedesco e polacco. Mi piace leggere, prevalentemente classici della letteratura e della filosofia o libri di argomento storico, suono il clarinetto e provo, da autodidatta ad imparare a suonare il piano. Mi piacciono il cinema ed il teatro (seguo due laboratori a Bologna). Ho pubblicato un libro di poesie, "La vergogna dei muscoli, il cuore" e ho nel cassetto un paio di testi teatrali e le bozze di altri progetti letterari. Amo viaggiare e dopo aver esplorato quasi tutta l'Europa vorrei presto partire per l'Africa ed il Sud Est asiatico, non appena sarà concluso l'anno scolastico, essendo al momento impegnato come insegnante. I miei interessi sono vari (dalla letteratura alla politica, dalla società al cinema, dalla scuola all'economia. e spero di riuscire a dedicarmi a ciascuno di essi durante la mia collaborazione con peridicodaily.

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