Diploma in 4 anni: ecco come funziona e dove iscriversi

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Diploma in quattro anni. A partire dall’anno scolastico 2018/2019 in 100 istituti italiani si potrà conseguire il titolo di maturità un anno prima.

Grande novità in arrivo per gli studenti d’Italia. A partire dall’anno scolastico 2018/2019 sarà possibile prendere il diploma in quattro anni. Il MIUR ha pubblicato qui (Allegato A) l’elenco dei 100 istituti autorizzati alla sperimentazione del percorso quadriennale. Tra essi licei ma anche istituti tecnici, scuole statali e paritarie. Le scuole ammesse sono distribuite quasi omogeneamente su tutto il territorio italiano: 44 al Nord, 23 al Centro, 33 al Sud. La sperimentazione prevede che si attivi una sola sezione sperimentale (a partire dalla classe prima) con un numero massimo di 25 alunni e le iscrizioni sono previste a partire dal prossimo 16 gennaio. Il monte ore sarà lo stesso del percorso ordinario di cinque anni, ma concentrate in un quadriennio. Gli obiettivi didattici saranno gli stessi così come le modalità di accesso e di svolgimento dell’esame di Stato. Insomma, nessuno sconto per gli studenti che vogliono diplomarsi prima. La strada breve verso il diploma non è certo facilitata, ma solo concentrata in un periodo temporale inferiore di un anno.

Gli istituti – selezionati da una commissione tecnica predisposta dal Miur – dovranno ampliare l’offerta formativa con nuove discipline e l’alternanza scuola – lavoro dovrà svolgersi durante le festività estive, natalizie e pasquali.

Le scuole che hanno voluto candidarsi per questa sperimentazione, hanno potuto proporre la classe quadriennale in nome dell’autonomia scolastica sancita dall’art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59 e in particolare dell’art.11 che riguarda iniziative finalizzate all’innovazione.

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Gli obiettivi didattici saranno gli stessi previsti nel normale corso di cinque anni

L’ok del Ministro Valeria Fedeli riguardo al diploma quadriennale è l’esito finale di un percorso di abbreviazione della carriera scolastica che era partito già qualche anno fa. Infatti nel 2013, l’allora Ministro Maria Chiara Carrozza diede il via al liceo breve in 11 istituti di cui cinque paritari. Per l’anno 2017/2018 fu la precedessora della Fedeli – Stefania Giannini – a proporre la sperimentazione in sessanta istituti che è diventato poi realtà per cento scuole con l’ultima novità del 28 dicembre. In realtà, ancor prima dei già citati ministri, Luigi Berlinguer, a capo dell’Istruzione sotto i governi di Prodi e D’Alema, rimodulò i cicli scolastici con la legge n.30 del 2000 proponendo un ciclo di sette anni e un secondo ciclo articolato in un biennio comune e un triennio specialistico. E in tutto sarebbero stati 12 anni di scuola e non 13 come gli attuali.

Una decisione per omogeneizzarsi agli altri stati membri dell’Unione Europea? Non è proprio così perchè l’ultimo rapporto Eurydice della Commissione Europea ci mostra ancora una situazione variegata e per nulla omogenea. Mentre i ragazzi di Francia e Spagna si diplomano a 18 anni, in Germania conseguono il titolo a 19 anni se frequentano il liceo, un anno prima se frequentano scuole professionali. In Scandinavia si termina con il diploma a 19 anni.

I vantaggi del curriculum scolastico breve?  Trattandosi di una sperimentazione è ancora presto per dire se avrà successo o se si tratterà di un flop. In via del tutto ipotetica, si può intravedere nella riforma quadriennale un vantaggio per le casse dello Stato, una ventata di innovazione nelle scuole e la possibilità per i giovani di confrontarsi prima con il mondo del lavoro e dell’Università.  Inoltre agli studenti che raccolgono la sfida del quadriennio verrà garantito l’insegnamento con metodologia CLIL (una disciplina non linguistica che viene insegnata in lingua straniera), maggiore attenzione alla didattica laboratoriale e alle tecnologie.

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Più attività laboratoriali nelle secondarie con diploma quadriennale.

Scettici i sindacati degli insegnanti, in particolare l’Anief. L’Associazione  Nazionale Insegnanti e Formatori esprime perplessità riguardo un’operazione che potrebbe costare circa 30.000 cattedre e molte unità di personale ATA. In un comunicato stampa del 29 dicembre, Marcello Pacifico -presidente nazionale Anief – si chiede a cosa serva diplomarsi prima se poi si registra un netto calo nelle iscrizioni universitarie e un tasso di dispersione scolastica abbastanza critico se confrontato con il dato europeo.