Una situazione assurda, quella che si è verificata nel Salento, ma che putroppo trova sempre più luogo in Italia e nel mondo.

Una famiglia, da quanto emerge dalle prime segnalazioni, si è volontariamente segregata in casa per due anni e mezzo, perennemente collegata ad internet. La madre, di 43 anni, il padre, di 40 anni, ed i figli, di 15 e 9 anni, sembra si nutrissero prevalentemente di biscotti e caramelle; spesa fatta dalla bambina mentre andava a scuola, l’unica ad uscire di casa.

A dare l’allarme sono stati proprio gli insegnati della bambina, i quali hanno avvisato gli assistenti sociali.

Gli psicologi si sono trovati davanti ad una situazione di dipendenza da internet: tutti i membri della famiglia vivevano costantemente davanti a tablet e pc, abbandonando completamente la cura di loro stessi. Il ragazzo di quindici anni, che avrebbe anche rischiato di cadere nella trappola del Blue Whale, il “gioco” che spinge gli adolescenti al suicidio, era in stato di denutrizione. Inoltre, esso, non si lavava da mesi ed i suoi piedi, cresciuti di due numeri nei due anni di reclusione, calzavano sempre le stesse scarpe sebbene troppo piccole.

I genitori sono, ora, in terapia seguiti da psicologi e psicoterapeuti al fine di curare quella che è una vera e propria dipendenza patologica.

Lo diciamo da anni. Il web ha migliorato le nostre vite ma nasconde anche rischi altissimi. e la drammatica storia che arriva dal Salento rende attuali i nostri avvertimenti. Ne abbiamo parlato in relazione al fenomeno delle scommesse online, ma anche ad esempio della diffusione di filmati hard in retetutti abbiamo sottovalutato i pericoli della rete e della sovraesposizione dei più giovani, specie dei ragazzi più fragili, facili bersagli in un contesto slegato da riferimenti reali e concreti.

Antonio Di Gioia, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Puglia.

Dipendenza da internet, cos’è.

La dipendenza da internet (in inglese Internet Addiction Disorder, IAD) è un disturbo legato all’utilizzo compulsivo del web in quasiasi sua forma: giochi d’azzardo, social network, visualizzazioni di video.

Il primo ad aver innescato l’idea della dipendenza patologica da internet è stato un medico: Ivan Goldberg, nel 1995. Esso creò e diffuse in rete un primo questionario diagnostico da prendere con leggerezza. La questione legata a tale esperimento, però, sollevò numerosi scontri e scambi di opinione tra i primi internauti. Interessati alla causa, numerosi clinici iniziarono a studiare l’effetto chiedendosi se questo non fosse l’inizio di una nuova psicopatologia.

Normalmente, i soggetti colpiti dalla dipendenza, subiscono importanti disagi nella vita interpersonale e lavorativa dovuta all’utilizzo eccessivo di internet: se durante la prima fase della patologia, essi, trascorrono in rete 5-6 ore al giorno, nella fase più avanzata possono arrivare ad impegnarne quasi 20. Essi possono vivere una vera e propria vita virtuale che prosegue parallelamente a quella reale. I casi più gravi vedono come sintomi della malattia anche dispercezione della realtà, allucinazioni e alterazione degli stati di coscienza.

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