Dino Buzzati, uno scrittore “surreale”

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Dino Buzzati

Oggi ricorre l’anniversario della nascita di Dino Buzzati, personaggio eclettico versato in numerose discipline, dal giornalismo alle arti figurative.

Le origini e la formazione

Dino Buzzati Traverso viene alla luce il 16 ottobre 1906 nella villa di famiglia a San Pellegrino, località nei pressi di Belluno. Il padre è uno stimato giurista che proviene da una prestigiosa famiglia bellunese di lontane origini ungheresi; la madre è veneziana, figlia di un medico e di un’aristocratica. Dino è il penultimo di quattro fratelli. I Buzzati si dividono tra la villa di San Pellegrino, dove trascorrono il periodo estivo, e Milano, dove il padre insegna diritto internazionale presso la giovane Università commerciale Luigi Bocconi. In tenera età Dino rivela interesse e talento per le arti figurative e per la musica. La biblioteca della villa avita ricopre un ruolo nodale nella sua formazione. A quattordici anni Buzzati perde il padre, stroncato da un tumore al pancreas; in seguito al tragico evento il giovane si iscrive al liceo Parini di Milano, quindi alla facoltà di Giurisprudenza, dove il 10 ottobre 1928 consegue la laurea. Già alla fine del ciclo di studi superiori è maturata in lui l’idea di scrivere un romanzo.

L’attività giornalistica e letteraria

Nel luglio del 1928 Dino viene ingaggiato come praticante presso il «Corriere della Sera», di cui in seguito diventa redattore e poi inviato. Nel marzo del 1933 vi pubblica il suo primo elzeviro che attira gli strali di alcune delle penne più autorevoli del giornale. In ogni caso Buzzati scriverà per tutta la vita elzeviri di pregio. Sempre nel 1933 dà alle stampe il suo primo romanzo, Bàrnabo delle montagne, cui due anni dopo fa seguito Il segreto del Bosco Vecchio.

Nel biennio 1935-36 cura il supplemento mensile del «Corriere» dal titolo La lettura. Alla fine degli anni ’30 Buzzati inizia a redigere e pubblicare sulle pagine del giornale racconti fantastici e surreali. Nel 1940 esce il suo capolavoro, Il deserto dei Tartari, composto l’anno precedente. Nello stesso periodo egli è inviato di guerra ad Addis Abeba per conto del «Corriere» e scrive corrispondenze che sono state raccolte postume nel volume Il buttafuoco: cronache di guerra sul mare.

La prima metà del 1942 vede Buzzati soggiornare in incognito a Messina ancora come inviato di guerra e operatore militare nella base della Marina di Marisicilia; il suo compito è quello di redigere un manuale tecnico sullo stato attuale della guerra navale ma l’opera resterà incompiuta.

Nello stesso anno dà alle stampe I sette messaggeri, silloge dei suoi racconti più riusciti pubblicati su riviste e giornali negli anni precedenti. In seguito Buzzati si dedicherà soprattutto a raccolte di racconti fantastici poi raccolti nel volume Sessanta racconti che gli varrà il Premio Strega.

Dopo aver aderito alla Repubblica sociale italiana, il 26 aprile 1945, giorno successivo all’inizio della Liberazione, firma l’editoriale di commento a questo evento epocale. Dal 1945 fino alla fine della sua vita, Buzzati scriverà articoli di cronaca nera, il ramo giornalistico che più ama, affiancati ad altri di cronaca bianca e sportiva. Nel 1949 è infatti inviato al seguito del Giro d’Italia. Per tutto il decennio ’50 fino al 1963 ricopre il ruolo di vicedirettore della «Domenica del Corriere». Grazie a lui le vendite del giornale crescono in modo esponenziale.

Tra gli anni ’40 e ’50 inizia a scrivere per il teatro; al 1953 risale l’unico successo in questo settore, la pièce Un caso clinico.

All’inizio del decennio ’60 è inviato del «Corriere» in varie parti del mondo, dal Giappone a Praga. È in questo periodo che comincia a occuparsi di arte, tanto che nel 1967 ne diventa critico per il giornale. Frattanto prosegue il suo interesse per il mistero; nel 1965 scrive infatti una serie di articoli dal titolo In cerca dell’Italia misteriosa in cui si occupa di fatti apparentemente soprannaturali, visioni e apparizioni nell’Italia postbellica.

Frattanto, nel 1960, Buzzati è tornato al genere del romanzo pubblicando Il grande ritratto che affronta il tema della femminilità anticipando il più noto Un amore in cui la turbolenta vicenda sentimentale del protagonista adombra aspetti autobiografici.

Nel 1966 sposa Almerina Antoniazzi; nello stesso anno esce una nuova raccolta di racconti seguita, nel 1968, da un’antologia che racchiude il meglio della sua produzione novellistica. Una delle sue ultime opere, Poema a fumetti del 1969 vince il premio Amelia nel 1970. Altri scritti dello scorcio finale della sua vita sono Le notti difficili e I miracoli di Val Morel.

Dino Buzzati muore il 28 gennaio 1972, vittima di un tumore al pancreas proprio come il padre.

Le arti figurative e la musica

Buzzati ha sempre considerato la pittura come un secondo lavoro che si fa febbrile dal 1957. I temi dei primi dipinti sono quelli dei racconti, cui si aggiungono, negli anni ’60, quelli della sessualità, del delitto e della morte.

L’altra passione, quella per la musica, si esplica nella collaborazione con il compositore e direttore d’orchestra Luciano Chailly per il quale scrive quattro libretti. Dino Buzzati è stato anche un grande appassionato di alpinismo e si è cimentato nelle scalate su roccia.

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