Dimissioni Calenda. Il politico: «con M5S rinunciato a nostre idee e valori»

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Dimissioni Calenda

Dimissioni Calenda. L’europarlamentare Carlo Calenda ai microfoni di Radio Capital: «sarò coerente, dal primo giorno in cui mi sono iscritto al Pd ho detto che non sarei rimasto se ci fosse stato un accordo con i 5 stelle»

Le dimissioni di Giuseppe Conte hanno ufficialmente portato alla crisi di governo. Un clima difficile e teso. Un governo giallo-rosso, PDe M5S, sembrerebbe essere lo scenario più verosimile; dopo le consultazioni della scorsa settimana sono seguiti una serie di incontri tra i vertici DEM e i pentastellati. Giorni di lunghe discussioni, di piccole votazioni, di programmi e di punti. Il governo giallo-rosso, misurando le parole sia di Di Maio che quelle del segretario PD Zingaretti, dovrebbe nascere per dare una grossa mano all’Italia e in nome di un bene collettivo, ma l’accordo non sembra essere per niente semplice.

Sulle trattative PD-M5S arriva la voce Carlo Calenda: «il PD ha preso la sua decisione, ho ritenuto di fare chiarezza prima dell’incontro fra Zingaretti e il Presidente della Repubblica, rassegnando le mie dimissioni». L’europarlamentare, critico e contrario rispetto ad un governo di svolta con i grillini, non è disposto a nessun compromesso e deluso e amareggiato ha deciso di lasciare il suo posto nella dirigenza.

Ecco le parole di Calenda: «lascio una dirigenza di cui non mi sento più parte, non una comunità che sono orgoglioso di rappresentare. Le 280.000 persone che mi hanno accordato il loro voto di preferenza alle elezioni europee sapevano perfettamente come mi sarei comportato in caso di accordo con i 5S. A loro devo innanzitutto coerenza. Lavorerò in Europa nel gruppo SeD mentre in Italia rafforzerò SiamoEuropei per dare una casa a chi vuole produrre idee concrete per una democrazia liberal-progressista adatta a tempi più duri e non ha paura del confronto con i sovranisti. Cercherò di mobilitare forze nuove. La mancanza di questo decoro generalizzata degli attori di questa crisi dimostra chiaramente che c’è l’urgenza di chiamare all’impegno una nuova classe dirigente».