Dilettanti geniali, la mostra avanguardista dedicata agli anni Ottanta

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Dilettanti geniali, sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta è il titolo della inusuale mostra visitabile fino al 5 gennaio 2020 presso il Padiglione Esprit Nouveau di Bologna, esposizione che in maniera audace, divertente e seria cerca di accogliere lo spettatore all’interno delle atmosfere rinnovatrici che hanno scosso e animato gli anni Ottanta attraverso soluzioni d’avanguardia artistica, fenomeni sociali non meno rilevanti in portata e scalpore e mediante innovazioni tecniche e tecnologiche che hanno rivoluzionato il mondo della moda, del costume e degli stili di vita come un ponte che ci ha condotti fino all’epoca attuale.

Padiglione Esprit Nouveau, Bologna

Sicuramente alcune delle sperimentazioni hanno ottenuto grande successo in quanto ad importanza civile e culturale, certe altre non hanno riscosso la medesima attenzione dal pubblico e dalla società forse perché i cittadini non erano ancora preparati ai radicali cambiamenti che le accentuate e provocatorie riforme artistiche e culturali degli anni Ottanta imponevano o probabilmente poiché, alla stregua di non essere i tempi maturi per accogliere tali rivoluzioni sociali, le stesse idee riformistiche non erano ancora pronte a far spiccare il balzo decisivo all’intellettualismo e al comunitarismo. La mostra vuole esprimere e rappresentare, perciò, proprio questa spinta estremamente dinamica alle molteplici forme e spinte riformatrici o rivoluzionarie che con più o meno influenza hanno saputo esprimere lo spirito dei temi e al tempo stesso sono state in grado di rivalutare, riesporre e riproporre in chiave diversa e innovativa, nonché attraverso la parola d’ordine della modernizzazione, gli anni Ottanta per produrre nelle coscienze quel desiderio e quell’impulso ad una nuova contemporaneità da ricercare, prima di tutto, e da attuare poi, contemporaneità che però, oltre al presente quale nume tutelare, non sempre teneva conto del futuro in modo adeguato e del passato in primo luogo.

Se alcuni movimenti artistici, rivolgimenti industriali, giornalistici e politico culturali non si modellavano esattamente sull’attenzione ad altre epoche o ad altre soluzioni meno radicali di intendere e fare progresso talmente rimanevano concentrate su se stesse, molti altri, benché anch’essi estremamente spronanti verso una concezione di modernità veloce, attiva e soprattutto attivista nonché legata a un’idea propulsiva di contemporaneità, ebbero più successo forse perché sono state in grado di ascoltare e accogliere meglio le esigenze del popolo in modo oculato che tenesse conto anche della continuità della loro missione e delle effettive possibilità di attecchimento delle proprie proposte nella società.

Le Corbusier

All’evento, che proprio per esprimere ed evidenziare con chiarezza quanto gli anni Ottanta fossero legati a una concezione della storia, del tempo e della società risalente ai primi periodi del Novecento quando esplosero le prime avanguardie, una fra tutte il futurismo di matrice italiana, si è voluto ospitare al Padiglione modernista dell’Esprit Nouveau, edificio situato a pochi passi da Bologna Fiere ricalcante l’omonima struttura purista parigina ideata dall’architetto, designer ed urbanista svizzero naturalizzato francese Le Corbusier, sono presenti soprattutto i successi della volontà innovativa di quegli anni ma non mancano anche alcune proposizioni di imprese che hanno contribuito solo per una breve parentesi per poi vedersi venire denaturate. Se è pur vero che i desideri di cambiamento degli anni Ottanta portarono alla creazione di una società in continuo movimento ed imperituro fermento utile alla creazione di una nuova modernità ancora tutta da scoprire e attuare, è altrettanto importante constatare come queste avanguardie erano sì protese verso un miglioramento del futuro, sennonché l’eccessivo dinamismo rischiava di accentuava il disgregamento della cultura di massa che si faceva sempre più di gruppo impedendo a volte di concludere programmi che davvero imponessero un cambiamento efficace, radicale e duraturo.

Dipinto esempio del movimento bolidista

L’insegnamento delle mostra è dunque anche questo, cioè di rendere più partecipe e meglio consapevole lo spettatore, anche colui che quegli anni li ha vissuti in prima persona magari in gioventù, quanto quel periodo fosse fertile e al contempo ambiguo, accompagnandolo per le sale alla verifica di quanto di positivo ci fosse e di quanto di estremamente effimero venisse proposto. Sicuramente gli anni Ottanta sono stati i precursori di quel consumismo e di quella velocità sociale e industriale di massa tanto discussa e criticata al giorno d’oggi, ma non sono solo stati questo, poiché come non mai durante gli anni Ottanta si è avuta l’esplosione del significato profondo di fare comunità, dello scambio efficace di idee in qualunque campo del sapere, è nato un più maturo interscambio di soluzioni multidisciplinari come mai precedentemente era avvenuto in merito a termini, a temi, alla qualità ed alla quantità, proposte che hanno portato all’effettiva nascita della concezione odierna di società improntata sullo scambio di opinioni dalle arti, alla medicina, dall’industria, alla cultura e allo sviluppo.

Esempio di computer grafica anni ’80

Poi è sempre con gli Ottanta che si è accentuata la ricerca sulle tecnologie e sui calcolatori elettronici che hanno portato al computer così come lo conosciamo oggi, è sempre grazie alle iniziative di quei tempi che, quindi, i processi sociali e industriali, utili o dannosi che li si possa ritenere, si sono meccanizzati in modo tecnologico. Il periodo degli anni Ottanta è stato anche la fucina senza dubbio che, nonostante casi più disfunzionali, ha importato una cultura di massa che sapesse aprire alle diversità e alle passioni personali, è proprio grazie alla cultura degli anni Ottanta che si è potuta avere, sulla scia delle rivoluzioni sessantottine, l’esplosione di una soggettività che si facesse pubblica in quanto la visione comune della gente si focalizzava sull’unità sociale da perseguire mediante le libertà individuali considerate come elemento sacro ed unificatore della cultura e della società stessa.

Schiacciato da semplificazioni e luoghi comuni, descritto come il periodo dell’edonismo e del disimpegno politico, del boom economico, delle produzioni sintetiche, della New Wave, della musica techno, del pop commerciale e di numerosissimi altri generi e sottogeneri, del punk, della cybercultura, dell’underground e del mainstream così audacemente e sapientemente fusi, dei paninari e della Milano da bere, è stato invece un decennio ricco di intuizioni e mutamenti, un laboratorio di forme innovative, caratterizzate a livello visivo da pratiche seguaci del concetto del DIY (Do It Yourself) che hanno permesso il delinearsi di originali sperimentazioni grafiche, musicali e artistiche le quali a loro volta hanno influenzato intere generazioni e che ancora oggi suscitano grande interesse.

Tali sperimentazioni erano il modo di comunicare tra persone alla ricerca e all’esplorazione delle soluzioni migliori da condividere che riuscissero a rappresentare al meglio sia la soggettività dell’artista o del lavoratore che lo spirito comune del mondo sociale. L’uguaglianza, perciò, si propone di essere a tutto tondo, il classismo viene spodestato per far spazio ad un tipo di libertà che sappia comunicare tra società e soggetto e, viceversa, fra individuo e comunità in modo eccellente e puro. Se su certi filoni degli intendimenti degli anni Ottanta si può polemizzare, sicuramente sulle aperture che quel periodo ha provocato imponendosi in modo così audace e forse troppo impertinente e per alcuni versi poco razionale ma senza dubbio attento, il successo riscosso per l’uguaglianza e una visione della società più collettiva e individuale al tempo stesso è indiscusso.

In quegli anni l’utopia sembrava farsi alle porte, anzi si era già scavalcata in quanto tutti i mezzi necessari per creare una società egualitaria sembravano a disposizione, c’era dunque solo l’esigenza di trovare e cercare di accordare il modo più efficace per dare vita a un mondo nuovo e vero che dell’utopia con le sue fantasticherie facesse illusione. Probabilmente alcuni errori sono stati prodotti proprio per questo non avvenuto accertamento delle responsabilità reali delle parti sociali che si apprestavano a far divenire il sogno una realtà, problema che non sembra essere stato ancora risolto. Nonostante ciò la fiorente epoca degli anni Ottanta il cui indiscusso contributo ha cambiato le sorti del mondo, per lo meno in Europa, in America e nell’Estremo Oriente, ha permesso una seria valutazione delle problematiche che lo sviluppo ha imposto, progresso reso magistralmente irriverente in quel periodo mediante i primi utilizzi delle nuove frontiere tecnologiche a tutti i livelli in ambito artistico e sociale, un utilizzo serio e satirico da cui la contemporaneità dovrebbe andare a scuola per quanto il mondo odierno sembri talmente serioso e tutto assorto sulle finalità spesso ambivalenti ma prive di senso umoristico che possiedono le nuove tecnologie. Il gioco ed il divertimento erano valori fondamentali, senza di essi infatti le utopie rimangono utopie o si trasformano in distopie che non hanno più attinenza con la realtà, e la società rischia di crogiolarsi in un’esistenza che non sa correttamente distinguere il vero dal falso e l’idea dalla sua attuazione oltre che non accorgersi della fondamentale imperfezione il cui rischio diventa quello di trasformarsi in una perfezione in realtà solo apparente.

Alessandro “Jumbo” Manfredini

Tutto ciò vuole esprimere la mostra, curata da Lorenza Pignatti e con la direzione artistica di Alessandro “Jumbo” Manfredini, attraverso l’esposizione delle testimonianze della scena artistica, culturale, intellettuale e tecnica degli anni Ottanta quali materiali d’archivio, poster, riviste, vinili, dipinti, disegni e documenti riguardanti la musica, l’arte, il design, il fumetto e le tecnologie artistiche ed artistico industriali, raccolti con spirito definito hauntologico come fonte di interesse e indagine per giovani e meno giovani. Concentrandosi sulle avanguardie italiane, in perfetta sintonia con quello che stava verificandosi a Londra, New York, Berlino o in altre città culto della nuova concezione socio artistica che stava venendosi a formare e concretizzare, la mostra ripercorre i maggiori risultati ottenuti in quegli anni attraverso la riproposizione di avvenimenti di cronaca, degli eventi e delle idee innovative di quegli anni con l’esposizione di opere artistiche, manifesti pubblicitari e di eventi sociali, culturali o musicali, articoli giornalistici, pezzi di design per industria e molto altro ancora. Il filo conduttore della mostra non è la nostalgia bensì il desiderio di mappare e valutare le forme artistiche e sociali da cui nacquero nuove soluzioni, nuove invenzioni e professioni e nuovi stili di vita che discostandosi col passato fiondarono letteralmente la civiltà nell’era contemporanea. Come è evidente grazie alla mostra e secondo quanto afferma la curatrice Pignatti e insieme a lei il critico musicale britannico Simon Reynolds, i filosofi e saggisti Franco Berardi detto Bifo” e Mark Fisher, è da notare quanto:

“La condizione del nostro presente sia caratterizzato da un tempo compresso tra l’accelerazione imposta dallo sviluppo tecnologico e l’assenza di un futuro altro che era possibile immaginare invece nel secolo precedente”

Allo spettatore che partecipa alla mostra si impone dunque la riflessione di un futuro da ricercare, fattore essenziale per uno sviluppo multilaterale, un futuro che è necessario che esista per impedire una stagnazione sociale senza precedenti.

Museo d’Arte Moderna MAMbo

La mostra, realizzata grazie al contributo di Regione Emilia-Romagna, alla sponsorizzazione di C.P. Company, Essent’ial, Slam Jam e WP Lavori in corso e in collaborazione con Istituzione Bologna Musei MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Associazione Culturale STOFF, Radio Città Fujiko e Spazio Gerra di Reggio Emilia nonché con il felice contributo di Iosa Ghini Associati per la documentazione iconografica e il Centro di Documentazione Tondelli, si presenta quindi estremamente educativa, non soltanto perché è finalizzata a mettere in evidenza un passato magari da rimpiangere, ma poiché cerca di renderci partecipi e consapevoli, sulla scorta del cambiamento agognato e ricercato negli anni Ottanta, della necessità di un cambiamento e forse anche ad un ritorno a quegli elementi che del passato sono andati perduti ma che sarebbe utile rivalutare e ripristinare.

Francesca Alinovi

L’attenzione per l’Italia in generale e il territorio emiliano e bolognese in particolare è ciò su cui si sviluppa la mostra che, percorrendo i lavori e le personalità della critica d’arte Francesca Alinovi, del gruppo musicale elettrotechno GGM (Giovanotti Mondani Meccanici), del gruppo musicale punk rock alternativo appassionato alle sonorità della musica melodica emiliana e alle armonie russo sovietiche CCCP Fedeli alla linea, dello scrittore e giornalista Pier Vittorio Tondelli, del Movimento Bolidista seguace di uno stile futuristico modernista, del gruppo fumettistico Valvoline, dello stilista e designer industriale e di moda maschile innovatore nel campo dei tessuti Massimo Osti e della fucina creativa del gruppo artistico Alcuni Giovani Occidentali che lavorarono per l’impresa WP Lavori in corso, nata come azienda familiare ora di importanza internazionale di moda e abbigliamento fondata a Bologna da Giuseppe e Cristina Calori che negli anni Ottanta si affidano alle illustrazioni artistiche per commercializzare i marchi internazionali che si appoggiano alla loro azienda, cerca di esprimere l’importanza della multidisciplinarietà, dell’associazionismo e della commistione fra culture, arti e conoscenze a qualunque livello e con qualunque mezzo.

Il gruppo CCCP Fedeli alla linea, fotografia di Luigi Ghirri

Sono presenti in mostra le opere del fumettista Nicola Corona che viene proposto attraverso le tavole dei primi numeri di Decoder, una storia a fumetti cybernetica, riviste che trattano per la prima volta la calamità dell’AIDS in maniera critica e scientifica nonché del movimento gay bolognese, la presentazione del video sulla mostra datata 1984 Arte di frontiera. New York Graffiti voluta dalla Alinovi, le locandine del Festival Electra 1, saranno presenti anche riferimenti al gruppo di ricerca video Grabinsky formato da Emanuele Angiuli, Renato de Maria e Walter Mameli, ai Gaznevada, agli Stupid Set, ad Andrea Pazienza, Filippo Scozzari e Stefano Tamburini, non mancano gli scatti di Daniela Facchinato e di Luigi Ghirri, uno tra i più importanti fotografi italiani e uno dei più valutati artisti di quegli anni.

Massimo Osti

Accanto ai vinili e alle fanzine di Attack Punk Records, sono presenti, oltre il libro Babilonia. Nostalgia di muri di Andrea Chiesi, locandine del locale di Carpi Tuwat, che significa all’incirca fai qualcosa, dal quale il barista Danilo Fatur, in arte José Lopez Macho Frasquelo, venne arruolato in qualità di showman, musicista e artista del popolo, come lo si proclamò, nelle fila dei CCCP che proprio lì lo conobbero. Dello scrittore di Correggio Tondelli, primo giornalista ad intervistare i CCCP per L’Espresso nei cui lavori si denota la contaminazione del racconto autobiografico con la forma saggistica ed il reportage giornalistico, sono presentate le prime edizioni di Altri libertini e di Un weekend postmoderno e un testo inedito per una collaborazione con i Giovanotti Mondani Meccanici. Oltre a ciò sono esposti i manifesti del movimento bolidista, oggetti e memorabilia tra cui la sedia Born in flames di Giovanni Tommaso Garattoni, il tavolo Andalu Andalu di Maurizio Corrado e disegni di Massimo Iosa Ghini, Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri e Marcello Jori. Numerosi sono i lavori di Massimo Osti per la Rainforest Foundation, per la C. P. Company Magazine e per la performance sfilata City Sound Berlin, fra i quali si contemplano anche le tute per la Volvo e la sponsorizzazione dell’auto elettrica da corsa progettata dall’architetto Paolo Pasqualini.

Massimo Iosa Ghini

Altri lavori artistici di propaganda, oltre alle composizioni per WP Lavori in corso, sono quelli connessi all’agenzia ferrarese di moda e costume Slam Jam, in questa dimensione non mancheranno quindi cataloghi realizzati da A.G.O, i quadri di Marcello Jori e Massimo Iosa Ghini per WP, mentre un quadro di Filippo Scozzari sarà esposto nel WP Store di via Clavature 4 a Bologna. Da ciò si comprende come un po’ rifacendosi all’arte decorativa della Belle Epoque, arte e pubblicità, sia essa appartenente al mondo industriale o culturale come il cinema e il teatro, si aiutassero a vicenda e apportassero in modo consapevole la bellezza nei vari aspetti del vivere comune, modo di lavorare sincretico che ha portato ad una frontiera davvero ammirevole della visione sociale.

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