Digito ergo sum: verso il diritto di accesso alla rete

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Diritto di accesso alla rete
Diritto di accesso alla rete

C’è voluta una pandemia globale per un degno elogio alla rete. Innegabile, infatti, come internet ci stia salvando in questi giorni di reclusione, lontani dalla vita che ci cullava prima.

Perché è necessario il diritto di accesso alla rete

Non è concepibile una società che vive solo in remoto, ma l’isolamento forzato ha dimostrato che la rete non è più solo un accessorio, bensì parte integrante della vita di tutti noi. Che ci piaccia o no, non c’è più un confine tra la realtà che viviamo e quella virtuale in cui ci tuffiamo o ci hanno spinto.

Questa condizione di confinamento forzato sarebbe stata più difficile da sostenere, infatti, se non ci fosse stato internet a rappresentare un’importante componente della nostra vita. Uno strumento che ci ha reso vicini, nonostante le distanze che ci sono state giustamente imposte. In questo periodo complesso, in cui la vita è stata messa tra parentesi, la vita online ci ha permesso di ripartire, seppur virtualmente. Tutto ciò che è esperienza di quotidianità, come lavorare, studiare, leggere, intrattenersi, incontrarsi, esiste oggi, solo grazie alle possibilità che internet ci mette a disposizione.

La situazione del diritto di accesso alla rete in Italia e in Europa

Allora, non è forse arrivato il momento di pensare che l’accesso alla rete debba essere un diritto? “Fosse per me inserirei una modifica alla Costituzione con il diritto all’accesso alle reti info telematiche. Il concetto della libertà espresso dall’articolo 3 della Costituzione prevede che la Repubblica rimuova gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Oggi lo strumento di partecipazione più concreto ed efficace è l’accesso a internet.”: si è espresso così il Presidente del Consiglio Conte poco tempo fa.

Parole che arrivano dopo anni di dibattito, aperto per la prima volta nel 2010 dal giurista Stefano Rodotà in occasione del primo Internet Governance Forum. Nel 2012, invece, l’ONU ha approvato una risoluzione che riconosce l’accesso a Internet e la libertà di espressione online come diritti umani fondamentali.

Dopo questi giorni che ci hanno permesso di rivalutare il valore della realtà virtuale, non sarebbe il caso di riprendere tra le mani la questione del diritto ad Internet anche in Italia? Il Presidente Conte sembra parlare nella giusta ottica, quella che vede il diritto alla rete necessario. Esso è primario nell’ottica di garantire la possibilità di ogni persona di accedere all’online al fine di esercitare nella realtà virtuale i propri diritti.

Il compito delle istituzioni

L’accesso al web deve essere un servizio che le istituzioni nazionali devono garantire ai propri cittadini, gratuitamente o a costi sostenibili, attraverso politiche sociali ed educative. Ad oggi, la World Web Foundation indica che l’ostacolo più grande per l’accesso universale alla rete, è proprio il costo della connessione. 2,3 miliardi di persone non hanno accesso a internet a prezzi abbordabili. Occorre, allora, cambiare questi dati, trasformando la rete in una realtà concreta il quale accesso sia disponibile a tutti, il quale spazio, privo di ostacoli temporali e spaziali, sia usufruibile da ognuno di noi.

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