Dietrofront di Trump: il G7 2020 non si terrà nel suo Golf Club

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Trump ci ripensa: nessun G7 2020 al suo Golf Club.

Tanto tuonò che piovve. Le polemiche e le pesanti critiche seguite all’annuncio dell’approdo del G7 2020 al Trump National Doral di Miami hanno spinto il presidente degli Stati Uniti a fare un passo indietro, non senza lanciare accuse ai suoi detrattori. Qualche giorno fa, durante una conferenza stampa, il principale responsabile dello staff della Casa Bianca, Mick Mulvaney, aveva comunicato che il prossimo anno il Golf Club della Florida sarebbe stato la sede del meeting tra i potenti del mondo. Prima ancora che arrivasse il dietrofront di Trump, i giornalisti avevano manifestato delle perplessità, mentre i democratici avevano subito lanciato accuse di corruzione e conflitto d’interessi.

Ennesima trovata di Trump: il G7 2020 si terrà nel suo Golf Club a Miami

Inizialmente il direttore dell’ufficio per la Gestione e il Bilancio degli Stati Uniti aveva rimarcato in più di un’occasione che ormai si trattava di una decisione presa e che anche lui, in un primo momento, quando aveva appreso delle intenzioni del leader della Casa Bianca era rimasto un po’ scettico. Qualcosa però è cambiato in queste ultime ore, quando è arrivato il dietrofront di Trump ufficiale, con quest’ultimo che ha voluto intervenire in prima persona su Twitter per fornire la sua versione dei fatti.

Il Trump National Doral di Miami non ospiterà il G7 2020.

Infatti, quando ha comunicato che il suo Golf Club non avrebbe più ospitato il G7 2020 nel mese di giugno, il presidente americano ha anche elencato i motivi che lo avevano convinto che sarebbe stata proprio quella la struttura giusta. Ha rivelato che pensava di fare «qualcosa di molto buono per il nostro Paese», puntando su un resort molto ampio che avrebbe potuto accogliere senza problemi i leader mondiali e i rispettivi collaboratori, e che sarebbe stato facilmente raggiungibile, sorgendo nei pressi dell’aeroporto.

Subito dopo, quando ha rivendicato che avrebbe fatto tutto ciò a costo zero, senza guadagnarci nulla in qualità di imprenditore, è partito all’attacco dei media e di una parte della stampa che, spalleggiata dai democratici: «Sono diventati pazzi».

G7 2020: il dietrofront di Trump e il contrattacco agli avversari politici

Donald Trump, proseguendo con le sue affermazioni relative alla rinuncia del Trump National Doral di Miami quale sede ospitante del G7 2020, ha rivolto anche delle accuse precise ai suoi principali avversari politici. Ha anticipato che da questo momento il suo staff si metterà alla ricerca di una struttura alternativa, e che verrà presa in considerazione anche Camp David, la storica residenza di campagna in cui spesso i presidenti degli Stati Uniti accolgono gli ospiti internazionali e i capi di Stato mondiali.

Pur senza fare nomi, il tycoon di New York ha menzionato i media e alcuni rappresentanti dei democratici che con i loro attacchi avrebbero influenzato il dietrofront di Trump, ringraziandoli ironicamente. Tra i maggiori oppositori alla precedente scelta del Golf Club della Florida c’erano stati anche alcuni esponenti dei repubblicani, tra i quali l’ex governatore del Massachusetts William Weld e l’ex governatore della Carolina del Sud Mark Sanford (entrambi pronti a correre per le prossime presidenziali) che avevano tacciato il presidente degli States di «corruzione».

G7 2020: Trump risponde alle critiche di repubblicani e democratici.

Invece i democratici avevano detto che, acconsentendo all’approdo del G7 2020 al resort di sua proprietà, Trump avrebbe violato la costituzione laddove vieta al presidente degli Stati Uniti di accettare il patrocinio di realtà politiche nazionali e di funzionari stranieri, e di non rispettare la clausola sugli emolumenti che non permette di incassare denaro da altri Paesi o Stati federali degli USA.

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