Luigi Pirandello da Girgenti ( ridente cittadina sicula di Agrigento) ci ha dato tutto: la tragedia, la comicità, il disagio, la purezza, l’ambiguità. ”Pirandelliana” è la nostra epoca come la nostra vita, ”pirandelliano” è il termine usato (ed abusato) fin dagli ultimi sogni del 1800, che denota il tormento primo dell’essere umano : la visione relativistica e angosciante di una realtà ambigua e confusa, ove non è possibile distinguere il vero dal falso.

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Luigi Pirandello
(Girgenti, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936)

Diana e la Tuda

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L’opera teatrale ebbe una prima edizione nel 1927, e portava un sottotitolo più che idoneo al suo contenuto, poi eliminato nella seconda edizione del 1934: ” Tragedia in tre atti”.

La tragedia, ambientata a Roma, racconta la storia angosciante dell’ambizioso scultore Sirio che trova immensa ispirazione per la sua Diana nella modella Tuda. Tuda, che sembra innamorata dell’artista, è una modella ambita da altri uomini d’arte. Così Sirio, che è innamorato della sua forma , ma non della sua persona, propone di sposarla solo per possederla come modella e nient’altro.

Il tragico, reso concretamente dal finale , è distribuito elegantemente in ogni singolo atto della tragedia. Le parole del personaggio di Giuncano, vecchio scultore, riescono ad esprimere l’angoscia dell’azione teatrale. Inorridisce, ormai, davanti alle sculture: a lui sembrano morte, perché immobili e definite; ciò gli rammenta la sua vecchia età, e la sua vicinanza alla morte. Il suo sgomento rappresenta il tema principale dell’opera : il binomio perfetto fra la mobilità della vita e la fissità della forma, che conducono inevitabilmente al binomio vita-morte. Tuda si consuma, per dar vita ad una scultura che viva non è : dà a Sirio tutta la sua essenza, e perde la palpitante vitalità che viene racchiusa , per sempre, nella pietra. La vita diventa immortale , ma muore nell’immobilità dell’arte. Succede l’opposto nel mito di Pigmalione : re cretese che , innamorato di una statua, riesce a conferirgli soffio vitale con l’aiuto di Afrodite. La Tuda, invece, perde la sua vita per conferirla alla statua eterna.

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La Venere nuda

Pirandello supera l’arte e l’amore : la prima, scoprendo la sua parte infinita e il suo effetto di impeto e sgomento nei confronti della stabile eternità; il secondo, mostrandone l’aspetto materiale, carnale, inaffettivo e inespressivo : amore ambizioso e carnale non per la vita, ma per la forma e quindi, con sgomento, per la morte.

A Marta Abba, la Tuda

” E’ giovanissima e di meravigliosa bellezza. Capelli fulvi, ricciuti, pettinati alla greca.La bocca ha spesso un atteggiamento doloroso, come se la vita di solito le desse una sdegnosa amarezza; ma se ride , ha subito una grazia luminosa,che sembra rischiari e avvivi ogni cosa”

La descrizione di Tuda si ispira all’attrice italiana Marta Abba (Milano, 1900 – Milano, 1988) , che fu la principale musa ispiratrice di Pirandello, nonché prima interprete della Tuda. A lei , Pirandello dedicò il famoso epistolario ”Lettere a Marta Abba”. E le furono dedicate anche le opere teatrali L’amica delle mogli, Trovarsi e Come tu mi vuoi. Marta era una bellezza d’altri tempi: racchiudeva non solo la potenza scenica, ma la potenza artistica e letteraria. Ha ispirato uno degli autori più importanti della cultura mondiale, che superando le definizioni, non scrive solo d’amore, di teatro, o di novelle: ha una predisposizione al filosofico.

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Marta Abba
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