Diamanti eco-friendly: team inglese realizza diamanti a impatto zero

0
582

Chi non ha mai desiderato uno splendido anello di diamanti da sfoggiare davanti a amici e parenti? Il diamante è davvero il migliore amico di una ragazza. Grazie alle sue molteplici proprietà esso viene spesso impiegato ad uso industriale, ad esempio nel campo della perforazione. La tradizionale estrazione diamantifera può danneggiare irrimediabilmente l’ambiente, pertanto un gruppo di ricercatori inglesi ha creato in laboratorio i primi diamanti eco-friendly.

Diamanti eco-friendly: per quale motivo?

Nonostante il loro luccichio e il loro fascino, i diamanti hanno un lato oscuro. Esattamente come un giovane e puro Anakin Skywalker, dilaniato dal contrasto tra le luci e le ombre della sua personalità, i diamanti possono rivelarsi molto meno splendenti di quanto sembra. L’estrazione della pietra può danneggiare l’ecosistema in maniera indelebile: miniere e scavi in profondità possono causare fenomeni di desertificazione, aggravando maggiormente il problema della salute della Terra.

Realizzare diamanti eco-friendly: lo studio inglese

Un gruppo di ricercatori ha recentemente reso nota la scoperta di una tecnica innovativa per la creazione di diamanti sintetici, ovvero creati in laboratorio. Grazie a tale rivoluzionario studio, i diamanti potranno essere anche i migliori amici dell’ambiente. Il team inglese ha ricreato con successo una versione sostenibile delle meravigliose pietre preziose utilizzando il carbonio presente nell’aria. Gli scienziati hanno creato un impianto che estrae l’elemento chimico dall’atmosfera usando fonti rinnovabili come vento e luce solare per ottenere l’energia necessaria al suo funzionamento. Il processo di realizzazione del diamante sintetico prevede anche l’utilizzo di acqua piovana.

Il primo diamante a impatto zero al mondo

Il team inglese afferma di aver creato il primo diamante eco-friendly al mondo. Dale Vince, fondatore della compagnia produttrice di energia sostenibile Ecotricity ha sovvenzionato la ricerca degli studiosi inglesi. La pietra sintetica è stata ribattezzata “bling without sting”.

Blood diamonds: un altro problema per la pietra più amata

Potrebbe sembrare un ossimoro, l’accostamento di due termini di significato opposto, eppure è la triste realtà. Quella dei blood diamonds è forse la tratta commerciale dietro la quale si cela il più crudele sfruttamento dell’essere umano. Per diamante insanguinato si intende la pietra recuperata in zone di guerra da minatori, spesso bambini, la cui vendita è destinata al sovvenzionamento di attività militari. Si tratta di un giro di denaro grandissimo che coinvolge spesso gli stati africani, principali estrattori di diamanti.

Il Kimberley Process

Le Nazioni Unite identificarono per la prima volta nel 1998 il problema del finanziamento dei conflitti attraverso il traffico dei diamanti. In realtà, fu l’industria diamantifera a fare i primi passi per affrontare questa problematica. Nel maggio del 2000 i paesi produttori di diamanti si incontrarono a Kimberley, in Sudafrica per stabilire un sistema per contrastare il mercato illegale e assicurare ai compratori di diamanti la provenienza lecita delle pietre acquistate. Venne dunque studiato un sistema internazionale di certificazione per l’esportazione e l’importazione di diamanti, il cosiddetto Kimberley Process.