di Sofia Riccaboni TW @sofiariccaboni

Ci siamo astenuti come Periodico dal commentare le elezioni politiche. Per principio non abbiamo nemmeno fatto uscire il numero di PeriodicoMag che sarebbe stato conseguenziale alle elezioni e di parte. Per fortuna, come direttore editoriale, ho un mio spazio “ne di destra ne di sinistra” dove posso scrivere quel che penso.


Vedere Grasso eletto Presidente del Senato mi ha fatto felice. Io, radicale e non votante PD, ho visto una figura seria in un posto serio.  Stamani leggo sul blog di Grillo quanto segue “… il problema non è Grasso. Se, per ipotesi, il gruppo dei senatori del M5S avesse deciso di votare a maggioranza Grasso e tutti si fossero attenuti alla scelta, non vi sarebbe stato alcun caso. In gioco non c’è Grasso, ma il rispetto delle regole del M5S.” (per leggere tutto il post di Grillo andate qui)

Si lamenta che i senatori che hanno votato Grillo non hanno rispettato un regolamento (pubblicato qui) dove al punto “trasparenza” si legge “Votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S” 

E a maggioranza si era deciso nel M5S di votare scheda bianca, quindi il non voto, il voto non utile, quello  che avrebbe portato allo stallo. Le conseguenze non le voglio immaginare.
A Grillo  non piace che qualcuno abbia testa propria e la usi. Non va giù che qualcuno abbia visto in Grasso quello che è, ovvero una persona ottima in quel ruolo, come poteva esserlo in tanti altri. A Grillo non piace che qualcuno disattenda una regola, a meno che non siano loro stessi a disattenderle.
Durante la campagna elettorale, lo stesso Grillo si è fatto largo nelle piazze parlando di casta, dei costi della casta e di come questo sistema doveva essere cambiato. In questo post Grillo si scagliava nel 2011 contro chi chiedeva un taglio dei costi dei parlamentari e dei politici (era un post in risposta a questo dove si proponevano dei tagli e si davano “consigli” su come ridurre i costi…).
Ora Grillo ce l’ha fatta. Almeno così dice e così pare. E’ a conti fatti il primo partito italiano, che ha portato a casa voti senza coalizioni ne alleanze. Ma ora i nodi arrivano al pettine e Grillo sembra non accorgersi (o fingere di non accorgersi) che sono “sotto osservazione”. E proprio dai “costi” si inizia.
Ci si aspettava che i parlamentari grillini, in onore della loro coerenza tanto esaltata e acclamata, rinunciassero ai benefici che fino a prima dell’elezioni erano nella loro bocca come accusa ai parlamentari. E invece? Invece no.
Non rinunceranno a nulla. Prenderanno tutto, meno 2000 euro circa. Insomma, non si taglieranno i rimborsi, non elimineranno le indennità assurde, rinunceranno solo a una piccola parte, nemmeno la metà per intenderci, dell’indennità parlamentare.
Per il resto prenderanno tutto. E a dirlo non sono io, ma lo stesso Grillo nel regolamento dei parlamentari eletti.

L’indennità parlamentare percepita dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili, il residuo dovrà essere restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà (detto anche di fine mandato). I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo.

Quindi a conti fatti dove sta la novità? Nei 2 mila euro in meno? 5 mila euro al mese più la diaria, più le spese di viaggio e trasporto, telefono e pensione, e rimborso delle spese a Roma. Sono questi i costi della casta che volevamo tagliare eleggendo Grillo? Se si, forse dovremmo rivedere questo voto, o aprire gli occhi, togliere le fette di salame e prosciutto (per chi ancora non è diventato vegetariano che si risparmia un sacco di soldi) e guardare bene. Quando arrivano alla poltrona sono tutti uguali, e si nascondono dietro un dito. Un dito medio.


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