Di Battista il rigattiere della politica italiana

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Di Battista, il rigattiere della politica italiana lascia il movimento 5 stelle. Per usare una grandiosa citazione di Marco Giallini in Rocco Schiavone: “e sti cazzi?”. La realtà è che questo ciarlatano autoreferenziato, autoinnalzatosi a Che Guevara 2.0 pensa di esser l’ago della bilancia della politica italiana.

Di Battista il rigattiere della politica italiana: chi crede di essere?

Questo ridicolo figuro non ha mai influenzato neanche casa sua. Se ne andava in giro per il mondo a fare i diari della bicicletta, esaltandosi con la voce flautata e inveendo contro tutto e contro tutti. Fate uno sforzo andatevi a riascoltare i suoi interventi, e vi renderete conto che è un soggetto inutile per la politica italiana. La sua dichiarazione è infantile e senza costrutto dialettico e politico. “Stavolta non ce la faccio. Da diverso tempo non sono in accordo con alcune scelte del Movimento 5 stelle, è più che legittimo. Non posso far altro che farmi da parte. Da ora in poi non parlerò più a nome del Movimento 5 Stelle anche perché in questo momento il Movimento non parla a nome mio”. Infatti il movimento non ha mai parlato a nome di Di Battista il rigattiere della politica. Perché un uomo che si allontana dal partito, per mettersi a fare il profeta da lontano è solo un ciarlatano.


Di Battista abbandona


L’inutilità

La linea di Beppe Grillo e dei vertici M5s ha superato l’esame della piattaforma Rousseau, con il 59.3% 40.7%. Di Battista non ha fatto altro che rinnegare tutti i principi base del movimento, in quanto la risorsa Rousseau è sempre stata la prova del nove della loro democrazia interna. Di Battista però precisa di non voler fare polemiche. “Le decisioni si devono rispettare ma si possono anche accettare. Però la mia coscienza politica non ce la fa a digerirle. Con il Movimento è stata una bellissima storia d’amore, piena di gioie e battaglie vinte. Anche con diverse delusioni e qualche battaglia disattesa o persa però questa è la politica. Non posso andare avanti, non posso non considerare determinate mie opinioni, determinate mie convinzioni politiche. Non posso proprio andare contro la mia coscienza”. Il bambino non ha capito che una cosa è urlare come al bar e un’altra è fare politica in Parlamento. Per fare politica ci vuole equilibrio, dialettica, confronto ma soprattutto diplomazia. I finti rivoluzionari da social non servono neanche a loro stessi. Di Battista grazie di esserti tolto di torno.