di Dejan Uberti TW @9Deki6
foto di Marco Trombetta  

I DeWolff, ieri ad Arezzo in occasione di Arezzo Wavw Winter, a vederli così, seduti sul divanetto della hall dell’hotel sono realmente tre ragazzini. Giovanissimi, il più vecchio non ha 20 anni, biondi, magrissimi. Giocano i con cellulari esattamente come fanno tutti i ragazzi di quell’età. Facebook, Twitter. Ridono e si scambiano messaggi.

Rispondono alle domande quasi in coro. Uniti, sia i due fratelli,  Pablo, voce e chitarra, e Luka Van De Poel, il batterista, che il tastierista, Robin Piso.

Per la terza volta in Italia, la prima a Siena per il Live Rock Festival of Beer nell’estate 2011, e poi Arezzo la scorsa estate, arrivano da in città dopo altre due serate: Milano e Roma.

I giornali italiani dicono che avete talento, un’energia esplosiva e i modi tipici da star. Cosa ne pensate?
Pablo. Bello. Abbiamo visto qualche ritaglio di giornale mentre venivamo qui, ma non sappiamo tradurre l’italiano.
Luka. Quindi questa è la prima volta che sentiamo queste definizioni e ci piacciono. Noi abbiamo riscontri positivi da chi ci viene ad ascoltare. E se molti lo dicono allora va bene.

La prima volta che ho visto una volta che ho visto una vostra foto ho pensato “Hey, I Beatles son tornati”. Avete avuto rapidamente successo, come il gruppo di Liverpool…
DeWolff Wow. È fantastico… (Sorridono)

La prima volta che siete venuti in Arezzo uno di voi è saltato tra il pubblico mentre suonava. Ed è stato fantastico per le persone che erano lì ad ascoltarvi. Avete mai preso lezioni per imparare a muovervi sul palco e a dialogare con i vostri fan?
Pablo: No, assolutamente no. Non ho mai pensato a cosa dirò prima di iniziare uno spettacolo. Si, forse qualche parola in italiano…
Robin: Voleva dire “Ave Cesare”. Ma forse non sarebbe stato adatto…
Pablo: Penso a quel che dirò nel momento in cui sto per parlare… Penso “devo dire qualcosa”… e così alcune volte sono cose belle alter solo stupidate. Perché a volte non so come parlare agli altri, come ad amici, o non parlo come vorrei. Non sempre, alcune volte…

Nonostante la vostra musica sia moderna, giudicata psichedelica, utilizzate strumenti vintage, originali anni ’70.
Luka Anche questo è un complimento. Perché molta gente dice che la nostra musica è simile a quella degli anni ’60 o ’70. Logicamente siamo influenzati da quel periodo… poi c’è altra gente che dice che ascoltare la nostra musica è come ascoltare i Deep Purple. Sono entrambi complimenti ma amiamo sentirci dire che la nostra musica è contemporanea.

Sia la Converse che la Harley Davidson hanno fatto delle linee di prodotti appositamente dedicati a voi. Che ne pensate?
Robin E’ una cosa molto figa (originariamente era “very cool”)… e anche una bella collaborazione. Soprattutto perché le Converse non sono le solite scarpe da ginnastica. O meglio, lo sono ma sono anche alternative.
Pablo E anche le Harley Davidson. Vorrebbero rifare un modello degli anni ’70 e credo sia veramente “cool”.

Mi rendo conto, ora, dopo aver visto anche il concerto, di essere stato seduto a parlare con un gruppo per cui molte mie coetanee avrebbero pagato anche solamente per poterli sentir parlare. E ripensando al loro ingresso sul palco, sembra veramente di vedere i Beatles durante le loro prime esibizioni, quando stavano scalando le classifiche di tutto il mondo.  Le ragazzine, ma anche i ragazzi, che impazziscono quando li vedono, urlano e si sbracciano. Si, forse avrei dovuto pensare a farmi una foto con loro…

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