Detenuti italiani vicini al popolo afghano

Vicinanza al popolo afghano, da parte dei detenuti italiani, che si uniscono all’appello di Papa Francesco.

0
488
Detenuti italiani

L’Afghanistan ha conquistato l’attenzione del mondo come uno dei punti caldi del pianeta. Quella particolare attenzione verso chi è meno fortunato nella vita, che varca anche i cancelli dei penitenziari. Perchè le porte del carcere non fermano la solidarietà. Difatti rammarico e vicinanza al popolo afghano, non sono mancati quindi, da parte dei detenuti italiani. Che si uniscono all’appello di Papa Francesco. Il quale ha chiesto a tutta la Chiesa e ad ogni persona di buona volontà di pregare il Dio della Pace, “affinché cessi il frastuono delle armi e sia trovata una soluzione al tavolo del dialogo”.

Qual è l’iniziativa dei detenuti italiani?

L’eco di quanto accade nel mondo arriva dentro al carcere attraverso la televisione ed i giornali. E viene visto e commentato con gli occhi e la testa di chi vorrebbe in qualche modo essere parte integrante della società. Ma è ben consapevole che gli anni di galera da scontare sono un macigno insormontabile. E che permette loro di farsi apprezzare solo in poche situazioni. Ed è per questo motivo che l’Ispettorato dei Cappellani delle Carceri e la Caritas Italiana, proprio su richiesta di tanti detenuti, hanno promosso ieri ed oggi una importante iniziativa. Hanno organizzato due giornate di preghiera. Di partecipazione al dolore che stanno patendo i profughi. Per far sentire il loro sostegno anche da reclusi. Dunque, uno spaccato di umanità inaspettato. Contro tutti i pregiudizi.

La solidarietà è il ponte che unisce il mondo

La solidarietà è il ponte che unisce il mondo fuori a quello dentro il carcere. E che dà dignità a chi troppo spesso è isolato e dimenticato. Forse è anche un messaggio per dire alla comunità esterna: nonostante tutto ci siamo anche noi! E’ questo davvero un bel gesto, che merita di essere condiviso. Perché ci parla del cuore dell’uomo. “Solo dove c’è la sofferenza e il dramma della solitudine si può comprendere ancora meglio la sofferenza dell’altro” dice Don Raffaele Grimaldi, Ispettore generale dei cappellani delle carceri.  “Per questo ho  invitato i cappellani dei nostri Istituti, che seguono con apprensione le sorti del popolo afgano, unitamente ai volontari e agli operatori, di farsi promotori di una preghiera solidale, affinché durante le Sante Messe di oggi e di domani, le case di reclusione possano diventare Cenacoli di solidarietà e di vicinanza al popolo afgano”.


Leggi anche: Santa Sede all’Onu: garantire rispetto diritti umani agli afghani