Desaparecidos: in Libia mancano all’appello migranti nei centri di detenzione

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Centri di detenzione

Una preoccupazione, quella di Federico Soda, capo missione dell’organizzazione per le migrazioni, che riguarda sia i numeri che la stessa Libia. Tra i migranti soccorsi ed il numero degli stessi nei centri di detenzione esiste una falla. Ma altresì la Libia non pare un porto sicuro per la protezione di tali soggetti.

Una lacuna fra i centri di detenzione ed i soccorsi?

I programmi di migrazione riguardati la Libia sono attivi dall’accordo del 2005. Ma a quanto pare, il paese non è un posto sicuro per i migranti che, troppo spesso, si riducono a vivere in scarsi protocolli di igiene, soffrono la fame per carenza di cibo ed il trattamento riservato non è quello che spetterebbe ad un essere umano. A dirlo è proprio il capo missione dell’organizzazione per le migrazioni, Federico Soda. Al fine di assicurare rifugio ai profughi, furono istituti centri di detenzione. Un tempo questi erano 30, attualmente sono 17 con una popolazione di 4 mila migranti. Numeri che di certo non permettono una sopravvivenza giusta e nemmeno assicurano i diritti umani che tutti, indistintamente, dovrebbero avere. Anche l’assistenza sanitaria scarseggia e, le condizioni risultano invivibili.


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I migranti soccorsi

Come dicevamo, quando i centri erano ben 30, le persone erano 15 mila. Mancano all’appello quindi ben 11 mila migranti che di fatto, non si sa dove si trovino. I numeri di coloro soccorsi in mare ed i soggetti nei centri non corrispondono. Esiste quindi una falla enorme. Tra chi è rimpatriato volontariamente e qualcuno che è riuscito a scappare, molti non si sa davvero che fine possano aver fatto. Ma sebbene la questione vena sollevata costantemente con le Nazioni Unite, per il ruolo che spetta a Soda, non c’è molto che si possa fare. Il risultato che ne deriva sono condizioni umane al limite del possibile e, persone che spariscono continuamente. Di queste poi si perde ogni traccia e quindi, ogni possibilità di aiuto concreto.

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