Depressione climatica: esiste e i giovani ne sono vittime

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In questi giorni stiamo sentendo spesso parlare dei cambiamenti climatici e della crisi che sta attraversando il nostro pianeta. Ma avete mai sentito nominare la depressione climatica?

In cosa consiste la depressione climatica?

Sappiamo che sono più spesso i giovani a soffrirne, in quanto sono coloro che più hanno a cuore i problemi climatici: possiamo dirlo a ragion veduta, osservando le varie manifestazioni di questi giorni. Capita, quindi, che i ragazzi provino una sensazione denominata appunto depressione climatica: una sorta di tensione psicologica causata dal sentirsi stretti fra la verità sul clima e l’apparente inerzia dei leader mondiali. Ma come risolverla?


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Azioni urgenti

L’unica soluzione a questa particolare depressione pare essere un’azione urgente da parte degli stessi leader mondiali. Del resto, considerando le condizioni del nostro mondo, se non saranno eseguite pratiche tempestive le conseguenze potrebbero essere solo peggiori. Ma non solo i ragazzi sono colpiti da questa forma di preoccupazione mentale.

Depressione climatica: non solo giovani

Come è ovvio, ad essere colpiti da questi pensieri sono le popolazioni che stanno perdendo molto, o tutto, a causa del riscaldamento globale. Pensiamo agli agricoltori in Australia o in India, che vedono ogni giorno le conseguenze nei loro terreni. Ma anche alle comunità indigene e quindi più vulnerabili, che pagano un prezzo altissimo per gli errori commessi da chi possiede molto di più. O ai genitori, preoccupati per il futuro dei figli.

Qualche dato

Come facciamo spesso, prendiamo spunto da un recente sondaggio, che ha esaminato 10.000 ragazzi di età compresa tra i 18 e i 25 anni provenienti da Paesi del nord e del sud del mondo. Il 77% di essi ha dichiarato che “il futuro è spaventoso”: il 68% si sente triste e il 63% ansioso. Infine, il 39% non è sicuro di volere dei figli. Molto di questo stato d’animo è sicuramente collegato alla convinzione che non vengano eseguite le misure adatte. E il disagio aumenta nei Paesi più caldi: entro il 2050 si prevedono 9000-40000 suicidi aggiuntivi negli Stati Uniti e in Messico.

Un aiuto dalla terapia

Come ogni problema di questo tipo, la terapia può essere una soluzione per l’ansia e la depressione: ma considerando che la fonte di queste patologie è un problema reale e concreto, non sarà possibile agire sulla causa. Senza dubbio, però, l’attivismo può aiutare a sentirsi più partecipi e quindi non abbandonati a sé stessi e ai propri timori. Posto poi che neppure questo potrà bastare, sapere che si sta facendo tutto quanto è necessario per alleviare i danni causati al nostro pianeta sarà un ulteriore passo avanti.

Possibili soluzioni alla crisi climatica

I passi da compiere in questo senso sono molti. Uno potrebbe essere nazionalizzare l’industria dei combustibili fossili, garantendone l’equa distribuzione. Oppure stipulare un patto di non proliferazione degli stessi combustibili fossili. O ancora, rafforzare gli ammortizzatori sociali per garantire la stabilità in un periodo di rapidi cambiamenti. E non ultimo, i giovani dovrebbero avere voce in capitolo sulle decisioni prese per il clima. Non ci resta, quindi, che sperare che vengano attuate prese di posizione forti rispetto al problema. Lo si deve soprattutto alle nuove generazioni, coloro che subiranno per intero le eventuali conseguenze dei mancati interventi di oggi.