Dentro l’emergenza – Intervista a dott. Actis

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L’emergenza Covid ha per mesi impegnato medici, infermieri e forze dell’ordine. Molti cittidaini si sono rivolti ai servizi di assistenza per informazioni e cure. In quel momento molti hanno ringraziato, abbiamo fatto applausi, cantanto. Ma ora? Qualcuno pensa a come stanno, a cosa hanno passato? Noi abbiamo fatto qualche domanda al dott. Actis, medico cardiochirurgo dell’ospedale Maurizano di Torino.

Qual’è stato il momento più difficile di questa pandemia?
Certamente il momento più difficile è stato all’inizio quando i pazienti arrivavano a getto continuo e vi era la totale incertezza su come trattarli e quali cure dare loro per poterli salvare. Inoltre il senso di impotenza di fronte al progredire della malattia e all’evoluzione fatale hanno creato un senso di sconcerto e di fragilità. Questo ha anche determinato nel rapporto interpersonale con amici parenti e familiari notevoli disagi. Chi come me lavorava in ospedale aveva la percezione di poter trasmettere a casa il virus e questo generava una sensazione di paura con la necessità di auto isolarsi dai propri cari.

Cosa ha pensato di fronte a questo nuovo virus?
Che sarebbe stato un cambiamento epocale. Che l’incertezza determinata dalla presenza di una malattia di cui non conoscevamo niente e che risultava essere estremamente fatale poteva cambiare la vita di ciascuno di noi in qualunque momento e che purtroppo non potevamo avere il controllo su di essa

Come è cambiato da fine febbraio il suo lavoro in Cardiochirurgia?
Il lavoro è cambiato radicalmente. Non abbiamo più potuto consentire l’accesso alle cure dei pazienti che avevano bisogno di essere operati al cuore se non in maniera urgente ed emergente. La necessità di trasformare altri reparti in centri di cura per i malati covid ci ha costretti ad accorparci con altre chirurgie e l’attività nel nostro reparto, pur rimanendo pulito, si è ridimensionata.

Oggi che la situazione è nettamente migliorata, sia per le terapie intensive sia per i morti, si è fatto una sua opinione sull’andamento del virus?
Le azioni intraprese dal nostro governo sono state estremamente efficaci e indipendentemente da ogni strumentalizzazione politica, penso che siano state fatte le giuste scelte nel momento di massima crisi. Questo lo dimostra il fatto che oggi ci troviamo nel mondo ad essere la nazione che ha il minor numero di casi giornalieri registrati. Questo certamente grazie anche agli italiani che hanno seguito le indicazioni fornite e sono stati virtuosi nel contenimento, nell’uso delle mascherine e nella prudenza. Tutti questi elementi ci hanno permesso di avere i risultati che vediamo oggi ma che purtroppo non sconfiggeranno al 100% il virus nel nostro territorio, questo è ormai diventato parte del nostro patrimonio biologico e non possiamo pensare di poterlo eradicare completamente.


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Lei pensa che il Dott. Zangrillo abbia ragione o crede a chi grida alla seconda ondata in autunno?
Penso che non debba esserci un atteggiamento basato sul terrore relativamente a questa pandemia ma che tuttavia la impiego del contenimento e delle misure di sicurezza debba essere prolungato il più possibile soprattutto in questa fase iniziale della pandemia. In particolare penso che sarebbe utile rileggere la storia osservando quanto accadde in occasione della pandemia di influenza spagnola  avvenuta esattamente 100 anni fa. In particolare, ciò che avvenne, dopo una prima ondata analoga a quella che stiamo vivendo oggi, fu un secondo evento nell’autunno molto più grave e letale rispetto al primo. È evidente che non possano essere fatti dei paragoni perché il periodo storico relativamente a conoscenze scientifiche, strumenti diagnostici e terapie di cui disponiamo oggi sono completamente diversi, però sicuramente credo che debba essere mantenuto un atteggiamento prudente almeno sino alla fine Della prossima stagione invernale per evitare di trovarsi in gravi difficoltà come avvenuto questa primavera.

Nel mondo molte nazioni stanno combattendo, quale è stato il merito dell’italia e il demerito?
Il merito dell’Italia nel momento dell’inizio della crisi  è stato quello di avere un atteggiamento incentrato sulla salute pubblica e sul valore di ogni singola vita rispetto all’interesse economico. Questo atteggiamento ovviamente deve essere rimodulato nel corso dell’evento in relazione a quanto ci dicono i numeri e a quanto le conseguenze dell’isolamento e della chiusura totale possono determinare nel lungo termine. Certamente le scelte non sono mai facili e ciò che porta vantaggio da un lato può essere un grande svantaggio dall’altro. Bisogna essere in grado in maniera molto duttile di cogliere come opportunità i cambiamenti più che vederli come un qualcosa di disastroso.

Il sistema sanitario Nazionale è pronto a una nuova ondata?
Penso che il nostro sistema sanitario abbia dei grandissimi meriti e che la sua organizzazione, ancorché criticata quotidianamente da più parti, sia ottima. Alle nostre carenze strutturali rispetto ad altre nazioni come la Germania di contro si contrappongono Le grandi capacità Del nostro fattore umano.  Da sempre nel corso degli ultimi 2000 anni la popolazione italiana È riuscita e riuscirà anche in questa circostanza a contrastare gli eventi, adattarsi e uscire da questa nuova emergenza.

Il virus potrebbe diventare amico dell’uomo nella seconda ondata, continuando la scia degli asintomatici o lievi manifestazioni?
Il virus non è un nostro amico. Il virus biologicamente cerca di sopravvivere e adattarsi all’ambiente che lo circonda e il fatto di essere letale non è per il virus un elemento favorevole. Sicuramente la letalità provocata dal virus è maggiore E rimarrà tale nei soggetti più fragili che quindi dovranno usare maggiori precauzioni per evitare di venire in contatto con questo. Tuttavia pensare di fermare questo virus credo sia una utopia… Ritengo piuttosto che dovremmo pensare di convivere con questo virus nei prossimi decenni come abbiamo fatto da quando l’uomo è sulla terra con i diversi virus che periodicamente si presentano.

Quale consiglio si sente di dare per il futuro?
Continuare ad essere prudenti e saggi così come ci insegnavano i nostri nonni… Coprirsi bene in inverno, evitare di stare in ambienti troppo affollati soprattutto al chiuso, usare la mascherina quando si deve stare a stretto contatto con persone estranee o che hanno contatti con molte altre persone, come nei negozi o nelle attività commerciali, lavarsi spesso le mani…

Un ultima domanda, come è cambiata la sua vita dall’inizio della pandemia?
È cambiata in maniera significativa…. La prima cosa che ho fatto all’inizio della pandemia quando si cominciavano a delineare i numeri del contagio e gli indici di letalità, è stata quella di scrivere il testamento e parlare alle mie figlie…
Il mio motto di vita è sempre stato “carpe diem” la celebre frase di Orazio che esprime la caducità della vita E la necessità di saper cogliere e gioire di qualunque momento della nostra vita. In questo momento ho la percezione che questo motto sia ancora più importante e vero.

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