Delega fiscale: cosa comporta per il mondo dell’auto

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Il disegno di legge delega fiscale è stato approvato ieri alla Camera e oggi è all’esame del Senato. Ma cosa comporta questo per il mondo dell’auto?

Di cosa tratta la delega fiscale?

Come forse è ovvio, il primo punto della delega fiscale riguarderà le accise sui carburanti, oggi pari a 0,487 euro al litro per la benzina e a 0,367 euro per il gasolio. Il Governo sta ragionando proprio sul vantaggio di quest’ultimo. Secondo il Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi del Ministero della Transizione Ecologica, infatti, si parla proprio di questo. “Il gasolio non merita un trattamento fiscale preferenziale”, si legge, “e l’aliquota di accisa dovrebbe essere innalzata al livello di quella della benzina”.


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L’adeguamento al Green Deal

Ad oggi, il livello delle accise in Italia è inferiore alla media europea. Questa però non è una buona notizia. Infatti, il DDL delega approvato alla Camera prevede “un adeguamento in coerenza con l’European Green Deal e con la disciplina europea armonizzata dell’accisa, in modo tale da tener conto dell’impatto ambientale dei diversi prodotti. Ma anche con l’obiettivo di contribuire alla riduzione progressiva delle emissioni di gas climalteranti e alla promozione dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili ed ecocompatibili e alla promozione di uno sviluppo sostenibile”.

Potrebbe scomparire il superbollo?

Un’altra questione potrebbe riguardare la sovrattassa sulle auto più potenti, sopra i 185 kW. Si chiama addizionale erariale, ed è in tutti i sensi un micro tributo, che frutta allo stato circa 120 milioni di euro l’anno. Nel disegno di legge è specificata “l’eliminazione di micro tributi per i quali i costi di adempimento dei contribuenti risultino elevati, a fronte di un gettito trascurabile per lo Stato”. Non sappiamo se il superbollo rientra tra queste opzioni: di sicuro, la sovrattassa sulle auto più potenti era stata classificata tra quelle da eliminare.

Nulla di nuovo sul bollo

Quanto al bollo, il decreto fiscale non ne accenna, neppure in maniera indiretta. Ciò non toglie però che una riforma in proposito sarebbe necessaria, sia sulla parametrizzazione che sulle scadenze. La parametrizzazione della potenza, invece, è ancora separata dalle emissioni climalteranti, ma anche dal reale uso dell’auto.

La fiscalità delle auto aziendali

La fiscalità delle auto aziendali dovrebbe invece subire delle riforme. I punti da toccare dovrebbero essere la detraibilità dell’Iva, ferma al 40% in Italia; ma anche la razionalizzazione dell’imposta sul valore aggiunto, cui è dedicato un articolo intero. Pur tenendo comunque conto dell’European Green Deal, il Governo dovrà rivedere il numero e i livelli delle aliquote e la distribuzione delle basi imponibili tra le diverse aliquote. Su questi presupposti, potrebbe essere percorribile la proposta dell’Aniasa (Associazione delle Società di Noleggio), di una detraibilità legata al valore delle emissioni, oltre ad una detrazione per le auto elettriche.

In attesa della parola definitiva

Come dicevamo poco sopra, il decreto fiscale dovrà passare dall’esame del Senato, ma non dovrebbe derivarne un aumento della pressione tributaria. L’ultima parola spetterà poi al Governo, con specifici decreti legislativi, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge.